Aggressione sessuale a una tirocinante 20enne, scatta l'allarme sicurezza nella zona del Santa Chiara. Hoffer: "Servono forze dell’ordine e vigilanza privata in tutta l'area"
Gli episodi di aggressione non sono isolati, spiega il sindacato, ma rappresentano il risultato di un contesto socio-sanitario che non garantisce la sicurezza di chi lavora nei luoghi di cura: “La zona dell’ospedale è ormai diventata un’area a rischio e necessita di un presidio adeguato da parte delle forze dell’ordine e della vigilanza privata, per garantire sicurezza non solo all’interno della struttura ospedaliera, ma anche nelle aree circostanti"

TRENTO. “L’ennesima aggressione, stavolta nei confronti di un’infermiera tirocinante nei pressi dell’ospedale S. Chiara, è un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. Servono forze dell’ordine e vigilantes non solo all’interno della struttura ospedaliera, ma anche nelle zone limitrofe di accesso ai servizi sanitari”.
Le parole arrivano da Cesare Hoffer, coordinatore di Nursing Up Trento, dopo l'episodio avvenuto nei giorni scorsi, in cui un ragazzo ha tentato di violentare una tirocinante nella zona d'ingresso dell'ospedale Santa Chiara.
“La zona dell’ospedale – spiega Hoffer – è ormai diventata un’area a rischio e necessita di un presidio adeguato da parte delle forze dell’ordine e della vigilanza privata, per garantire sicurezza non solo all’interno della struttura ospedaliera, ma anche nelle aree circostanti. La figura dell’infermiere è da tempo simbolo di resilienza e dedizione, ma è inconcepibile che questi professionisti siano lasciati senza adeguata tutela. Gli episodi di aggressione non sono casi isolati, bensì il riflesso di un sistema socio-sanitario che non garantisce la sicurezza di chi opera nei luoghi di cura. Gli operatori sanitari, già sottoposti a turni massacranti, non possono essere lasciati soli a gestire situazioni di violenza e pericolo”.
Gli episodi di aggressione non sono isolati, spiega il sindacato, ma rappresentano il risultato di un contesto socio-sanitario che non garantisce la sicurezza di chi lavora nei luoghi di cura. “Gli operatori, già oberati da turni massacranti, non possono essere lasciati soli a gestire situazioni di violenza e conflitto”, afferma Hoffer, che, in merito al tavolo tecnico aziendale convocato per il 19 febbraio, sottolinea: “Non è certo sufficiente ad arginare un fenomeno di questa portata. La questione delle aggressioni è complessa e richiede un approccio multidisciplinare. È necessario che le istituzioni si facciano carico di un problema che ha radici profonde nella società e che coinvolge non solo il personale sanitario, ma l’intera comunità”.
Nursing Up chiede con forza l’implementazione di protocolli di sicurezza più rigidi, un aumento della presenza delle forze dell’ordine e della vigilanza, formazione specifica per la gestione di situazioni di crisi e un supporto psicologico per chi ha subito aggressioni. Inoltre, viene richiesta l'applicazione con fermezza “della legge che prevede l’arresto in flagranza di reato in caso di aggressione al personale sanitario: questa norma deve essere applicata anche nelle 24 ore successive all’accaduto”.
Ed è sempre il sindacato a ribadire la necessità che le istituzioni “smettano di ignorare la voce dei professionisti della salute e rispondano con azioni concrete”. “Non possiamo più tollerare che infermieri e sanitari siano lasciati soli a gestire un problema così grave. È il momento di attivarsi per garantire un sistema di protezione efficace, che tuteli non solo il personale, ma anche i pazienti stessi, assicurando il diritto alla salute in un ambiente sicuro”.
“In questi anni – conclude Hoffer – poco è stato fatto e per questo rivolgiamo un appello urgente all’azienda sanitaria e alla politica provinciale affinché si assumano la responsabilità di questa problematica, garantendo presenza e sicurezza. Se non arriveranno risposte adeguate, proclameremo la mobilitazione di tutto il personale”.













