Ennesima aggressione in ospedale, ferita un'infermiera. La Cisl: "Atti che feriscono la comunità. Stanchi di essere rassicurati: basta scherzare con il fuoco"
Un'infermiera è stata aggredita all'ospedale di Arco. La funzione pubblica della Cisl: "Sono situazioni gravi e sempre più ricorrenti: i rischi di qualcosa di irreparabile sono sempre più alti e si continua, purtroppo, a scherzare con il fuoco: Apss e assessorato intervengano con soluzioni serie e strutturate"

TRENTO. "Siamo stanchi delle rassicurazioni e delle promesse di interventi tempestivi. Sono atti vili che feriscono le lavoratrici e i lavoratori, ma anche la comunità. Esprimiamo solidarietà e sostegno ma pretendiamo risposte". A dirlo Giuseppe Pallanch, segretario generale della Funzione pubblica della Cisl, e Sandro Pilotti, segretario Sanità del sindacato di via Degasperi. "Sono situazioni gravi e sempre più ricorrenti: i rischi di qualcosa di irreparabile sono sempre più alti e si continua, purtroppo, a scherzare con il fuoco".
Un ennesimo caso ai danni del personale sanitario. Un'infermiera del reparto di medicina all'ospedale di Arco è stata aggredita domenica 16 marzo. A intervenire le forze dell'ordine per bloccare il paziente con disagi psichiatrici. La professionista è stata ferita ai polsi.
"La sanità va tutelata, dobbiamo prenderci cura di chi ci cura", aggiungono Pallanch e Pilotti. "Non si può restare fermi a guardare: sono necessari interventi strutturali. E’ ora che l’Azienda provinciale per i servizi sanitari e l’assessorato alla salute prendano la situazione in mano con azioni concrete e tempestive".
La fotografia parla, infatti, di un’emergenza. E le soluzioni non possono più essere rimandate. I dati Inail al 31 dicembre 2022, ma anche quelli ancora provvisori del 2023, mettono purtroppo in luce un aumento dei casi di aggressione e violenza, verbale e sempre più spesso pure fisica, ai danni del personale sanitario. A livello nazionale sono state superate le 1.600 denunce ufficiali annue.
Circa il 10% degli infortuni occorsi a chi lavora in corsia, e certificati Inail, è riconducibile a una aggressione contro una media nel settore privato del 3%. A essere aggredite sono soprattutto le donne che rappresentano circa i 3/4 degli infortunati, in linea con la composizione per genere degli occupati nel settore. Violenze che, troppo spesso, sono ascrivibili a familiari o amici di un paziente.
“La vicinanza del sindacato è tangibile. Oltre a esprimere solidarietà al personale, sosteniamo la tutela legale dell'aggredito. Inoltre denunciamo regolarmente gli episodi agli organi competenti. Da anni segnaliamo questa dinamica e chiediamo alla politica e ai tecnici risposte serie, responsabili e strutturali. Scelte decise e attuabili per aumentare la sicurezza del personale sanitario, ormai stremato, e che ogni giorno è in prima linea in un settore alla base della nostra Autonomia".
Le aggressioni sono un'enorme preoccupazione per le parti sociali. La Cisl ritorna a chiedere "una campagna di sensibilizzazione e di investire nel settore sanitario a cominciare dal blocco delle esternalizzazioni e sulla valorizzazione dei professionisti. Il servizio sanitario va tutelato a tutti i livelli. Non si possono correre rischi sul posto di lavoro. A maggior ragione in un comparto così delicato con ricadute sono direttamente sul cittadino. Una sanità in salute va a beneficio della comunità”, concludono Pallanch e Pilotti.


















