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Trento
13 ottobre | 11:12

Infermieri e oss aggrediti in ospedale, sindacati e opposizione contro Pat e Apss: "Basta parole, servono i fatti. Si deve garantire la sicurezza"

I Pronto Soccorso, i reparti psichiatrici, le aree di emergenza sono da tempo i luoghi più esposti ad aggressioni e tensioni. “Non possiamo più aspettare. Difendiamo tutti e tutte, in tutti gli ospedali del nostro Trentino" spiega la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri. La Uil: “Le aggressioni al personale sanitario sono in continuo aumento. Alla nostra organizzazione sindacale arrivano ormai segnalazioni mensili di episodi simili, che oltre a causare danni fisici provocano  forte disagio psicologico e stress lavoro-correlato”

TRENTO. “La prevenzione non può essere solo celebrata: deve essere praticata, garantita, estesa a tutti. E in particolare a chi, ogni giorno, si prende cura degli altri. Non è più accettabile mantenere una sanità divisa in Serie A e Serie B, dove alcuni professionisti sono protetti e altri no”. A dirlo è la consigliera provinciale di Casa Autonoma, Paola Demagri, in merito all'ultimo grave episodio di aggressione che è avvenuto nella giornata di sabato nel reparto di psichiatria, dove due infermieri e un oss sono stati aggrediti da un paziente con morsi e graffi (QUI L'ARTICOLO).

 

Situazioni di rischio inaccettabili. “I Pronto Soccorso, i reparti psichiatrici, le aree di emergenza sono da tempo i luoghi più esposti ad aggressioni e tensioni. Le code non sempre efficaci, le diagnosi tardive, i soggetti che si sottraggono ai percorsi di cura: tutto questo genera un clima difficile, che mette a rischio la sicurezza di medici, infermieri, operatori sanitari” spiega Demagri, sottolineando come in questo contesto assuma particolare rilievo il protocollo d’intesa siglato tra la Provincia autonoma di Trento, Apss e Commissariato del Governo “ma va rafforzato, esteso e uniformato per tutti gli ospedali”. “Non possiamo più aspettare” aggiunge la consigliera Demagri. “Difendiamo tutti e tutte, in tutti gli ospedali del nostro Trentino. Distinguiamoci da altre regioni per capacità governativa, decisionale e protettiva. Non li chiamavano eroi? Non vorrete mica che diventino eroi per non essere stati difesi”.

 

Purtroppo, quello che è successo sabato non si tratta di un caso isolato. “Le aggressioni al personale sanitario sono in continuo aumento. Alla nostra organizzazione sindacale arrivano ormai segnalazioni mensili di episodi simili, che oltre a causare danni fisici provocano  forte disagio psicologico e stress lavoro-correlato” spiega in una nota Giuseppe Varagone, segretario generale della Uil Fpl Sanità del Trentino.

 

“Il personale lavora già in condizioni difficili – spiega il sindacalista – spesso con carenza di organico, senza il giusto supporto e con scarsa tutela. Non è accettabile che chi cura e assiste rischi ogni giorno la propria incolumità. In troppi reparti – come Pronto Soccorso e Spdc – si continua a operare in situazioni di pericolo, senza un’adeguata protezione”.

 

La Uil Fpl Sanità chiede da tempo all’Azienda sanitaria interventi urgenti e mirati, a partire dal potenziamento del personale assistenziale nei reparti più esposti al rischio aggressioni. È indispensabile garantire una presenza stabile di vigilanza privata attiva H24, in particolare in questi reparti, insieme a un supporto psicologico continuativo per il personale coinvolto in episodi traumatici. Inoltre, è fondamentale investire in formazione specifica per la gestione di situazioni critiche e aggressive, e migliorare le condizioni di lavoro per proteggere il benessere psicofisico degli operatori.

 

“Come già avviene negli ospedali di Trento e Rovereto, dove è presente vigilanza armata, è giusto che anche gli ospedali di valle vengano messi in sicurezza. Attualmente – continua Varagone – in queste strutture non è prevista alcuna misura di protezione concreta. Riteniamo questa situazione una disparità inaccettabile, che non può più essere ignorata. Non possiamo più aspettare. È necessario agire ora per garantire sicurezza e dignità a chi ogni giorno lavora al servizio della salute pubblica”.

 

Ad intervenire anche la Cgil: "Senza militarizzare i luoghi di cura è necessario un aumento della sorveglianza ed un ripensamento degli accessi alle strutture, ma anche e soprattutto un’assistenza psicologica e legale gratuita agli operatori coinvolti da parte dell’Azienda Sanitaria, una misura questa non più rinviabile. Il rapporto con l’utenza va gestito, la formazione rinnovata ed adeguata al contesto, la sorveglianza e la capacità di intervento implementata, ma non basta. Bisogna assumersi il peso della gestione dell’evento quando si presenta, il personale non può essere lasciato solo, ma va concretamente assistito perché l’aspetto psicologico e quello legale non sono una questione individuale ma sono elementi del benessere e della sicurezza sul lavoro, sono quindi una diretta responsabilità del Datore di Lavoro".

 

 

 

 

 

 

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