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Trento
21 marzo | 11:01

"Ennesima aggressione in pronto soccorso. Lanciati computer e oggetti contro gli infermieri e la guardia", il sindacato: "Fatti inaccettabili e intollerabili"

La Uil evidenzia un paradosso: "Dal bando aggiudicato le guardie non dovrebbero intervenire in caso di persone in stato di alterazione, mantenendo anzi una distanza di sicurezza di almeno cinque metri. Tuttavia, la realtà operativa è ben diversa: le guardie lavorano a stretto contatto con il personale medico e infermieristico e, sia dal punto di vista umano che pratico, risulta impossibile 'voltarsi dall’altra parte' di fronte a situazioni di pericolo"

di Redazione

TRENTO. "A distanza di 15 giorni dall’ultimo episodio di aggressione avvenuto a Pergine, nella mattina di venerdì 20 marzo intorno alle 6.30 si è verificato un nuovo grave episodio: una persona in stato di alterazione ha lanciato computer e altri oggetti contro infermieri e contro la guardia presente. Quest’ultima ha prontamente richiesto l’intervento di due colleghi, ma si è comunque trovata a dover gestire direttamente la situazione, intervenendo a supporto del personale sanitario".

 

Il grido d'allarme, l'ennesimo sul tema della sicurezza dei lavoratori di ospedali e pronto soccorsi, arriva dalla Uil: il sindacato vuole risposte per garantire il benessere e la tranquillità lavorativa non solo di medici e infermieri, ma anche delle guardie non armate impegnate nel controllo delle strutture

 

"Sono trascorsi pochi giorni dall’incontro convocato per chiarire le mansioni delle guardie non armate in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara", scrive la Uil. "Dal bando aggiudicato alla società emerge chiaramente che le guardie non dovrebbero intervenire in caso di persone in stato di alterazione, mantenendo anzi una distanza di sicurezza di almeno cinque metri. Tuttavia, la realtà operativa è ben diversa: le guardie lavorano a stretto contatto con il personale medico e infermieristico e, sia dal punto di vista umano che pratico, risulta impossibile 'voltarsi dall’altra parte' di fronte a situazioni di pericolo. Chi non vive quotidianamente questo contesto difficilmente può comprenderne la complessità". 

"Purtroppo - prosegue la Uil -, con profondo rammarico, constatiamo che, nonostante l’inasprimento delle pene previsto dalle normative vigenti, non si arrestano le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari, professionisti che ogni giorno mettono competenza, dedizione e senso del dovere al servizio della collettività. Questi fatti sono inaccettabili e rappresentano un grave attacco alla dignità e alla sicurezza di chi lavora per garantire cure e assistenza. La crescente frequenza di episodi di violenza negli ambienti di cura genera paura e insicurezza tra gli operatori e non può essere in alcun modo tollerata". 

 

"Alla luce di quanto accaduto, riteniamo necessario aprire una riflessione sul bando predisposto dall’Azienda Sanitaria, che appare non coerente con le reali esigenze operative del pronto soccorso. Se infatti le guardie dovessero attenersi rigidamente al regolamento della ditta appaltatrice, non potrebbero intervenire in alcun modo in situazioni di emergenza. Per questo motivo, nei prossimi giorni chiederemo un incontro con la dirigenza dell’Ospedale Santa Chiara e con i rappresentanti politici, affinché si possa garantire un servizio realmente efficace e sicuro per lavoratori e utenti. Ai lavoratori coinvolti va il nostro pieno sostegno, umano e sindacale. Auspichiamo che possano ristabilirsi al più presto, superando le conseguenze fisiche e psicologiche di questa vile aggressione. La Uil continuerà a vigilare e a sollecitare azioni concrete affinché siano garantiti ambienti di lavoro sicuri e rispettosi, perché la sicurezza di chi opera nella sanità è un diritto fondamentale e irrinunciabile".

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