Aveva ucciso a calci e pugni e poi soffocato la moglie incinta: condannato all'ergastolo e ritenuto colpevole anche di interruzione volontaria di gravidanza
Il drammatico femminicidio di Fatima, 28 anni incinta all'ottavo mese, uccisa da Mustafa Zeeshan in Alto Adige ricorda la vicenda tragica avvenuta pochi giorni fa a Milano che ha visto la 29enne Giulia Tramontano, incinta al settimo mese, essere uccisa dal fidanzato Impagnatiello. Lo scorso marzo la Corte di assise di primo grado di Bolzano aveva condannato Zeeshan al massimo della pena e venerdì 9 giugno è stata depositata la motivazione della sentenza

BOLZANO. Non gli è stata riconosciuta nessuna attenuante e così per il quarantenne pachistano Mustafa Zeeshan è arrivato l'ergastolo per aver ammazzato a calci e pugni e poi soffocato nel suo letto la moglie Fatima, di 28 anni, incinta di otto mesi. Una vicenda terribile che aveva scosso le coscienze di tutti e che in qualche modo si avvicina a quanto accaduto solo pochi giorni fa a Milano dove la 29enne Giulia Tramontano e il bimbo che portava in grembo (era al settimo mese) è stata uccisa a coltellate dal fidanzato Alessandro Impagnatiello.
L'Ansa oggi dà notizia del deposito delle motivazioni della condanna in primo grado di Zeeshan. L'uomo è stato ritenuto anche colpevole del reato di interruzione volontaria di gravidanza, accertato che la morte della bambina è stata determinata dall'uccisione della madre, che la portava in grembo. Sono state riconosciute tutte le circostanze aggravanti contestate (omicidio in danno del coniuge, abuso della situazione di coabitazione, fatto commesso in danno di persona in stato di gravidanza e approfittamento delle condizioni di persona tali da ostacolare la difesa, in ragione della grande differenza di corporatura tra vittima e imputato). Non sono stati individuati elementi di consistenza tale da poter giustificare il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
Lo scorso marzo la Corte di assise di primo grado di Bolzano aveva condannato Zeeshan al massimo della pena e venerdì 9 giugno sono state depositate le motivazioni della sentenza. La Corte - informa la presidenza del tribunale di Bolzano - ha stabilito anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale durante l'esecuzione della pena. A titolo di provvisionale, Zeeshan è chiamato a pagare 50.000 euro e a rifondere le spese del procedimento alla parte civile. La determinazione dei danni patrimoniali e non per la parte civile sono rimessi al giudice civile.
LA VICENDA (Qui l'articolo)
La 28enne, incinta, era stata trovata morta nella sua camera da letto tra il 29 e il 30 gennaio del 2020, nell'appartamento di Versciaco, frazione di San Candido in Val Pusteria, dove viveva con il compagno.
Proprio lui era stato ad allertare il 112 . Sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri del nucleo operativo di San Candido, il nucleo investigativo di Bolzano con la sezione investigazioni scientifiche e due sostituti procuratori della Procura della Repubblica di Bolzano.
Apparentemente nella stanza non vi erano tracce di sangue ma appariva inspiegabile che una ragazza di 28 anni nel pieno delle sue forze fosse potuta morire nella notte. E ad insospettire gli inquirenti c'era anche la circostanza del ritrovamento del cadavere alquanto “movimentato” poiché frutto di un giro frenetico di telefonate tra il marito della donna e i suoi colleghi di lavoro nonché vicini di casa (al piano terreno) che sembravano, inizialmente, in qualche modo voler restare fuori dalla vicenda.
Per questo il marito, quattro vicini di casa e altri tre colleghi di lavoro sono stati portati in caserma e con l’aiuto di due interpreti, collaboratori della Procura della Repubblica di Bolzano, sono stati sentiti. Le loro dichiarazioni sono state sottoposte al vaglio degli inquirenti e confrontate tra le une con le altre per valutarne coincidenze e discordanze.
Ma l'interrogatorio chiave è stato quello dello stesso marito: davanti alle contestazioni degli inquirenti, rese precise dalle molteplici testimonianze raccolte tra suoi amici e colleghi di lavoro, si è chiuso in un assoluto silenzio. L'uomo non era riuscito a rispondere alle domande dei magistrati.
A questo punto, i sostituti procuratori intervenuti, considerati i gravi indizi a carico dell’indagato per il delitto di omicidio pluriaggravato, valutato altresì grave e concreto il pericolo di fuga, hanno disposto con decreto il fermo d’indiziato di delitto, immediatamente eseguito dai carabinieri. Sottoposto a rilievi fotodattiloscopici e a visita medica, il presunto uxoricida era stato poi condotto al carcere di via Dante a Bolzano.
L'inchiesta che è stata portata avanti ed ora è arrivata la sentenza della Corte d'Assise di primo grado. Da parte della difesa sembra scontato il ricorso in appello.








.jpg?itok=ZFqtUuiI)





