Ha ucciso a calci e pugni la moglie 28enne incinta di 8 mesi: per la morte di Fatima condannato all'ergastolo il marito
La sentenza della Corte d'Assise di primo grado di Bolzano. La 28enne, incinta, era stata trovata morta nella sua camera da letto tra il 29 e il 30 gennaio del 2020, nell'appartamento di Versciaco, frazione di San Candido in Val Pusteria, dove viveva con il compagno

BOLZANO. Mustafa Zeeshan, 41 anni, è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di primo grado di Bolzano, per aver ucciso nella notte del 30 gennaio del 2020 la moglie Fatima, di 28 anni, all'ottavo mese di gravidanza nel loro appartamento a Versciaco in Alto Adige.
La giovane era stata picchiata e poi soffocata nel proprio letto. La pena stabilita dai giudici, prevede per il 41enne l'isolamento nelle ore diurne per sette mesi, l'interdizione in modo perpetuo dai pubblici uffici ed interdetto a livello legale durante l'esecuzione della pena. L'uomo, inoltre, dovrà pagare 50 mila euro e rifondere le spese del procedimento alla parte civile.
LA VICENDA (Qui l'articolo)
La 28enne, incinta, era stata trovata morta nella sua camera da letto tra il 29 e il 30 gennaio del 2020, nell'appartamento di Versciaco, frazione di San Candido in Val Pusteria, dove viveva con il compagno.
Proprio lui era stato ad allertare il 112 . Sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri del nucleo operativo di San Candido, il nucleo investigativo di Bolzano con la sezione investigazioni scientifiche e due sostituti procuratori della Procura della Repubblica di Bolzano.
Apparentemente nella stanza non vi erano tracce di sangue ma appariva inspiegabile che una ragazza di 28 anni nel pieno delle sue forze fosse potuta morire nella notte. E ad insospettire gli inquirenti c'era anche la circostanza del ritrovamento del cadavere alquanto “movimentato” poiché frutto di un giro frenetico di telefonate tra il marito della donna e i suoi colleghi di lavoro nonché vicini di casa (al piano terreno) che sembravano, inizialmente, in qualche modo voler restare fuori dalla vicenda.
Per questo il marito, quattro vicini di casa e altri tre colleghi di lavoro sono stati portati in caserma e con l’aiuto di due interpreti, collaboratori della Procura della Repubblica di Bolzano, sono stati sentiti. Le loro dichiarazioni sono state sottoposte al vaglio degli inquirenti e confrontate tra le une con le altre per valutarne coincidenze e discordanze.
Ma l'interrogatorio chiave è stato quello dello stesso marito: davanti alle contestazioni degli inquirenti, rese precise dalle molteplici testimonianze raccolte tra suoi amici e colleghi di lavoro, si è chiuso in un assoluto silenzio. L'uomo non era riuscito a rispondere alle domande dei magistrati.
A questo punto, i sostituti procuratori intervenuti, considerati i gravi indizi a carico dell’indagato per il delitto di omicidio pluriaggravato, valutato altresì grave e concreto il pericolo di fuga, hanno disposto con decreto il fermo d’indiziato di delitto, immediatamente eseguito dai carabinieri. Sottoposto a rilievi fotodattiloscopici e a visita medica, il presunto uxoricida era stato poi condotto al carcere di via Dante a Bolzano.
L'inchiesta che è stata portata avanti ed ora è arrivata la sentenza della Corte d'Assise di primo grado. Da parte della difesa sembra scontato il ricorso in appello.














