Fino a 500 euro di multa per negozi, bar e ristoranti che tengono le porte aperte
La decisione del Comune di Trento va nella direzione già intrapresa questa estate per evitare di disperdere l'aria condizionata. Possono tenere le porte aperte i locali che hanno dispositivi come le lame d'aria

TRENTO. Si rischiano multe fino a 500 euro. D'altronde in un'epoca nella quale il caro energia affligge la comunità e la crisi ambientale colpisce il pianeta certi comportamenti non possono più essere tollerati. Ecco che, allora, dalle prossime ore su tutto il territorio del Comune di Trento sarà vietato tenere aperte le porte di negozi, bar e ristoranti se il riscaldamento è acceso.
A stabilirlo un’ordinanza del sindaco Franco Ianeselli, che richiama quanto deciso l’estate scorsa per limitare lo spreco di energia legato all’uso dell'aria condizionata. Il provvedimento dispone che qualora “siano in funzione impianti di riscaldamento degli ambienti, vengano mantenute chiuse tutte le aperture che si affacciano sull’esterno”. Dunque le porte dei locali possono essere aperte per il tempo tempo necessario all’entrata e all’uscita delle persone, alle operazioni di carico/scarico merci e all’aerazione.
Il divieto non riguarda negozi, bar e ristoranti le cui porte di accesso al pubblico non si affacciano direttamente all’esterno (ad esempio quelli all’interno dei centri commerciali) oppure dotati di dispositivi come le lame d’aria (in funzione) che, pur comportando un certo consumo di energia elettrica, consentono comunque, nel bilancio complessivo, un risparmio energetico perché evitano la dispersione termica.
L’ordinanza è basata sul presupposto che uno scorretto utilizzo degli impianti di climatizzazione incide direttamente sul fabbisogno energetico generando un aumento significativo del consumo rispetto al normale con conseguente spreco di energia e combustibile e con incremento delle concentrazioni di inquinanti atmosferici. Il mancato rispetto dell’ordinanza comporta una sanzione amministrativa compresa tra gli 83 e i 498 euro.














