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| 28 feb 2023 | 18:59

Influenza aviaria, sale l'allerta anche in Alto Adige: “Si raccomanda di tenere il pollame al chiuso”

La raccomandazione arriva direttamente dal responsabile del Servizio veterinario provinciale. A gennaio l'allarme era scattato in Tirolo, dopo il ritrovamento di alcuni cigni morti, mentre negli ultimi giorni è stato accertato un caso in Trentino: “In Alto Adige non vengono ancora segnalati casi, ma è comunque doveroso mantenere la prudenza”

Influenza aviaria, sale l'allerta anche in Alto Adige: “Si raccomanda di tenere il pollame al chiuso”

BOLZANO. “Il pollame e gli altri volatili devono essere tenuti al chiuso e non devono, in nessun caso, venire alimentati all'aperto”. È questa la raccomandazione lanciata oggi dalle autorità della Provincia di Bolzano, dove sale l'allerta per l'influenza aviaria. Come specifica infatti Paolo Zambotto, responsabile del Servizio veterinario provinciale: “In Alto Adige non vengono ancora segnalati casi, ma è comunque doveroso mantenere la prudenza”.

 

A gennaio, dicono le autorità provinciali, l'allarme influenza aviaria ha riguardato il Tirolo, dopo il ritrovamento di alcuni cigni morti. Nei giorni scorsi invece alcuni gabbiani sono stati ritrovati senza vita in Trentino e, dalle analisi effettuate, almeno uno di questi (Qui Articolo) era positivo al virus (nei prossimi giorni sono attesi i risultati delle analisi effettuate sulle altre carcasse).

 

Al momento l'appello lanciato dalle autorità altoatesine rappresenta “una semplice raccomandazione urgente, non vigendo alcun obbligo di legge in tal senso”. È però nell'interesse di tutti, aggiunge Zambotto: “Seguire queste raccomandazioni, per prevenire la diffusione del virus sul territorio altoatesino”.

 

Chiunque notasse un aumento del tasso di mortalità nel proprio allevamento di pollame, conclude la Provincia: “Deve contattare il Servizio veterinario per accertare le cause del decesso degli uccelli domestici. Escursionisti e residenti sono invitati a contattare il servizio forestale nel caso di ritrovamenti di carcasse di uccelli selvatici". Per motivi igienici, conclude Zambotto: “Le carcasse non vanno toccate, anche se è bene specificare che non esiste un pericolo di contagio del virus per l'uomo”.

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