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| 17 apr 2023 | 18:47

Orsetto salvato mentre Fugatti dichiara guerra agli orsi, gli attivisti: ''Guadagnini imponga la propria professionalità veterinaria. Si faccia di tutto per liberarlo''

Dopo l'articolo de il Dolomiti che ha raccontato la storia di un cucciolo salvato da veterinari e forestali circa due settimane fa che sarebbe già stato ''condannato'' alla cattività per il resto dei suoi giorni (anche perché quasi contemporaneamente il presidente della Pat dichiarava che si dovranno rimuovere almeno 50 orsi) intervengono gli attivisti di Assemblea antispecista e Collettivo Scobi 

Un cucciolo recuperato e salvato dalla Pat nel 2019
Un cucciolo recuperato e salvato dalla Pat nel 2019
di Redazione

TRENTO. "Temiamo che Fugatti non permetterà che sia reintrodotto in natura perché questa situazione lo coprirebbe di ridicolo. Auspichiamo che Guadagnini imponga la propria professionalità veterinaria nell’interesse del piccolo orso". Sulla vicenda raccontata oggi da il Dolomiti (Storia di un orsetto salvato nel momento sbagliato mentre la Provincia di Trento ha dichiarato guerra ai suoi simili: finirà in cattività) intervengono gli attivisti della campagna StopCasteller. 

 

Assemblea antispecista e Collettivo Scobi chiedono alla Provincia di Trento e al veterinario Roberto Guadagnini informazioni sulle condizioni e sul futuro del cucciolo di orso ferito e affamato recuperato alcuni giorni fa in Val d'Algone e salvato proprio dai veterinari e dalla forestale nonostante quasi negli stessi giorni il presidente della Provincia dichiarasse guerra agli orsi, decidendo per l'abbattimento di tre esemplari e la rimozione di altri 50 (''come non importa, l'importante è farlo'', ha tuonato in conferenza stampa). 

 

''Da due settimane circa, un piccolo orso di soli due mesi, bisognoso di aiuto, è affidato alle cure del veterinario referente della Provincia autonoma di Trento per i grandi carnivori, Roberto Guadagnini, dopo essere stato recuperato dai Forestali ferito e affamato'', scrivono dal comitato StopCastelelr. ''Prassi vorrebbe che terminate le cure mediche - fornite cercando di ridurre il più possibile i contatti con l’uomo - si cominciasse l’iter per la reintroduzione in natura. Ciò implica che il cucciolo venga condotto per il tempo necessario al Casteller, struttura originariamente nata proprio per le captivazioni a breve termine, dove l’animale non dovrà avere alcun contatto con esseri umani, suoni, o stimoli che lo porterebbero a diventare un adulto “confidente”. Non è noto se il dottor Guadagnini abbia terminato le cure sanitarie e gli chiediamo pubblicamente aggiornamenti sul caso. Sappiamo però che lo ha assistito ponendo particolare attenzione a non imprintarlo troppo e ne siamo felici, perché questo significa che ha lavorato per garantire la sua futura libertà. Ci chiediamo però cosa ne sarà di questo orso una volta terminato l’iter veterinario. Quali sono le disposizioni della Provincia autonoma di Trento nel merito?''.

 

''Abbiamo sentore - proseguono gli attivisti - che Fugatti non permetterà che sia reintrodotto in natura perché questa situazione lo coprirebbe di ridicolo, palesando ancora una volta la politica incompetente della sua Giunta sulla questione, e crediamo che cercherà in ogni modo di fare pressioni su eventuali scelte e valutazioni veterinarie, o forse cercherà di allungare i tempi tanto da rendere il piccolo orso non liberabile perché troppo confidente''. ''Chiediamo - concludono gli attivisti - che anche questa decisione non sia affidata a chi non sa cosa sta facendo, che la gestione orsi sia tolta alla Protezione Civile e al trio Fugatti-Zanotelli-De Col e lanciamo l'iniziativa social #fugattidimettiti. Ci piacerebbe poter chiedere l'intervento di Ispra, ma considerato che Piero Genovesi non fa che avallare ogni atrocità targata Pat auspichiamo che il dottor Guadagnini possa imporre la propria professionalità veterinaria nell’interesse del piccolo orso''.

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