Orsi, il presidente del Parco Adamello alla famiglia Papi: ''Chiediamo scusa, non per un progetto che ha tutt'ora un fine nobile ma per le mancanze nella gestione''
Nel silenzio della Giunta Fugatti che si protrae da mesi, da quando è avvenuta la tragedia di Caldes, e dopo l'ennesimo appello della famiglia di Andrea Papi, riportato da Urzì dopo l'incontro avuto con loro, alle istituzioni a scusarsi per quanto accaduto a parlare è il numero uno dell'ente che ha avviato nel 1996 con la Provincia di Trento e l'Ispra il progetto Life Ursus: ''Alle scuse devono seguire i fatti. Sulla gestione c'è tantissimo da fare''. E sulla rimozione degli orsi problematici: ''Non deve essere un tabù ma deve rientrare nelle normali pratiche di gestione anche di questa specie''

TRENTO. ''E' di questo che bisogna chiedere scusa. Non di un progetto che aveva e ha tutt’ora un fine nobile, importante, quello di difendere la biodiversità, anche preservando dall’estinzione un animale complesso, “ingombrante”, quale è l’orso. Ciò di cui abbiamo il dovere di scusarci tutti è di non esserci sforzati di mettere in atto tutte quelle misure in grado di favorire la convivenza uomo-animale e prevenire così l’insorgere di incidenti. Dobbiamo chiedere scusa per aver peccato di disattenzione o di eccessivo ottimismo''. A parlare è il presidente del Parco Adamello Brenta Walter Ferrazza. Nel silenzio della Giunta Fugatti che si protrae da mesi, da quando è avvenuta la tragedia di Caldes, e dopo l'ennesimo appello della famiglia di Andrea Papi, riportato da Urzì dopo l'incontro avuto con loro, alle istituzioni a scusarsi con loro per quanto accaduto a parlare è il numero uno dell'ente che ha avviato nel 1996 con la Provincia di Trento e l'Ispra il progetto Life Ursus.
''Tra i tanti insegnamenti di 'questo' Papa quello che più mi è caro è che non bisogna mai avere paura di chiedere scusa. A patto di essere consapevoli delle ragioni che ci spingono a farlo - spiega Ferrazza -, così come degli impegni pro futuro che ogni offerta di scuse dovrebbe obbligare a sottintendere. Lo dico, naturalmente, con riferimento alle richieste che la famiglia di Andrea Papi ha avanzato dopo la tragedia da cui è stata colpita. Il Parco, per amor di verità, è stato costretto da allora a ripetere con una certa monotonia due questioni: innanzitutto, che da tempo la gestione della presenza dell’orso nelle nostre valli non è più in capo al nostro Ente, pur continuando il Parco a svolgere un ruolo importante sul versante dell’informazione ed in generale dell’educazione ambientale, nei confronti sia dei residenti che dei turisti. In secondo luogo che, sul piano prettamente scientifico, il progetto europeo di ripopolamento dell’orso bruno nelle valli del Parco (terminato nel 2004) ha raggiunto gli obiettivi che si era fissato, passando poi ad essere tutt’altro ed in capo ad altri soggetti''.
''Tutto questo - prosegue Ferrazza - è senz’altro vero: e tuttavia, in piena coscienza, mi sento di dire che non è abbastanza. Come persona chiamata a guidare il Parco, ma anche come cittadino, e come trentino. In fin dei conti lo abbiamo saputo tutti fin dall’inizio, credo: dopo quanto successo ad Andrea quel maledetto pomeriggio, niente sarebbe stato più come prima. Se lo abbiamo pensato, se il dolore di quell’evento è davvero entrato in noi, se siamo stati sul serio capaci di provare un reale sentimento di empatia nei confronti della famiglia Papi, in cuor nostro abbiamo anche preso coscienza del fatto che qualcosa è mancato nel Trentino dell’Autonomia. Ed è di questo che bisogna chiedere scusa''.
''Ciò di cui abbiamo il dovere di scusarci tutti è di non esserci sforzati di mettere in atto tutte quelle misure in grado di favorire la convivenza uomo-animale e prevenire così l’insorgere di incidenti. Dobbiamo chiedere scusa per aver peccato di disattenzione o di eccessivo ottimismo. Perché è evidente che se una specie cresce, si moltiplica, prende confidenza con l’ambiente che la ospita e con l’uomo, devono anche aumentare le risorse umane e materiali che destiniamo alla sua gestione. Chiedere scusa - prosegue Ferrazza - quando si è fatto un serio esame di coscienza, non è mai sbagliato, voglio ribadirlo con chiarezza. Meno che mai in questo caso. Ma chiedere scusa, come dicevo, non basta. Rappresenta solo il primo passo. Alle scuse devono seguire comportamenti coerenti. In tutti gli ambiti in cui è possibile agire, e sono molti, anche al di là di possibili interventi al di fuori del sistema dell’Autonomia. Dobbiamo fare di più sul piano della conoscenza, e qui il Parco può svolgere un ruolo ancora più incisivo che in passato, assieme a tutti gli altri soggetti competenti: l’Università, il Muse, la Fondazioni Mach, ma anche, perché no, lavorando di concerto con altre realtà esterne al Trentino, perché i problemi si risolvono anche così, attraverso il confronto, lo scambio reciproco di informazioni e di esperienze, la collaborazione''.
Il presidente del Parco aggiunge che si deve fare di più anche sul versante dei comportamenti concreti, ''che chiamano in causa il territorio e i suoi abitanti: incentivare la conoscenza e la coscienza, con politiche mirate alla gestione dei rifiuti, con la promozione dei giusti comportamenti fra gli escursionisti, che, certamente, devono continuare a frequentare i nostri boschi, ma con una consapevolezza nuova o maggiore rispetto al passato. Dobbiamo fare di più, infine, anche nella gestione degli orsi “problematici”, come vengono spesso definiti, cioè pericolosi. La rimozione – mediante cattura o anche abbattimento – di questi ultimi non deve essere un tabù, ma deve rientrare nelle normali pratiche di gestione anche di questa specie. Non solo: persino sul numero massimo di esemplari ursini che il territorio può sopportare dobbiamo essere capaci di confrontarci e di decidere, prendendo a modello la scienza che ogni giorno riversiamo in Trentino nella gestione della fauna selvatica''.
''Se sapremo fare tutto questo - conclude Ferrazza - se oseremo concordemente andare in questa direzione, in primo luogo usando fino in fondo le prerogative che la nostra Autonomia speciale assegna al Trentino, e poi facendo pressione nelle sedi più adatte affinché venga riconosciuta la giustezza della nostra visione, allora le nostre scuse non saranno state vane. Da parte mia come Presidente, come trentino e come uomo chiedo scusa a nome dell’Ente che rappresento se per te Andrea e per i tuoi famigliari abbiamo mancato in qualunque modo e prometto che ogni sforzo sarà diretto a evitare di mancare ancora consapevoli che “il perdono non cambia il passato, ma fa allargare il futuro”''.












