Rifornivano e gestivano le principali piazze di spaccio del Trentino (dalla Portela a Pergine, Riva e Rovereto): emesse condanne per più di 100 anni
Ieri è arrivata la sentenza per 14 dei 23 soggetti indagati nell'ambito dell'operazione ''Maestro'' condotta dai carabinieri di Trento e dalla Procura della Repubblica- Direzione Distrettuale Antimafia. La banda era composta da persone di prevalente origine tunisina (12 tunisini, 6 italiani, 1 francese ma originario dalla Tunisia, e gli altri provenienti dal Marocco) rifornivano ininterrottamente le principali piazze di spaccio trentine, con eroina, cocaina e hashish. A Trento operavano soprattutto alla Portela ma anche in piazza Dante

TRENTO. Sono già state emesse condanne per più di 100 anni di carcere con pene esemplari per alcuni di loro, anche di 13, 14 e 26 anni di reclusione. Nella giornata di ieri il Tribunale di Trento è arrivato a sentenza per 14 dei 23 soggetti indagati nell’ambito dell’operazione “Maestro” condotta a partire dal 2019 dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento sotto la direzione della locale Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia.
Il colpo messo a segno dai militari dell'Arma era stato imponente: una ventina di denunce, smantellata una rete di traffico di droga (dall'eroina all'hashish alla cocaina) che riforniva le principali piazze di spaccio trentine, sequestrato 1 chilo e mezzo di eroina, 1 chilo di hashish, 35mila euro in contanti, scoperti e quindi disinnescati due covi utilizzati dalla banda per lo stoccaggio e il confezionamento in dosi dello stupefacente.
Si trattava di un gruppo con una “capacità criminale rilevante”, soprattutto per la velocità di reperimento della sostanza stupefacente ma anche per la struttura interna tipica di una vera e propria associazione criminale. Erano state ventitré le persone finite in carcere perché ritenute responsabili del reato di associazione per delinquere, finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Cinque quelle colte in flagranza di reato. La maxi-operazione contro lo spaccio a Trento era stata messa in campo dai carabinieri dopo diversi mesi di indagini partite dalle informazioni arrivate da una precedente operazione, la “Sciamano” condotta dalla compagnia di Cavalese. (QUI L'ARTICOLO)
Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento, hanno consentito di documentare l’esistenza di un sodalizio criminale, di prevalente origine tunisina (le persone fermate erano 12 tunisini, 6 italiani, 1 francese ma originario dalla Tunisia, e gli altri provenienti dal Marocco) tutti con precedenti in grado di rifornire ininterrottamente le principali piazze di spaccio trentine, con eroina, cocaina e hashish. Operavano soprattutto alla Portela ma anche in piazza Dante e in altre zone del Trentino come Riva del Garda, Pergine e Rovereto. La droga arrivava da Verona e durante il lock-down per la pandemia lo spaccio non si è mai fermato. Avveniva addirittura con la consegna delle dosi in auto con l'aiuto di una sorta di “tassisti abusivi”.
Emblematico, a dimostrazione della capacità di impartire direttive ai propri sodali, è il caso di alcuni “maestri”, i soggetti con più esperienza, che pur essendo ristretti in carcere o agli arresti domiciliari, riuscivano a dare ordini e fornire informazioni per il recupero di eventuali crediti dai clienti.
Le condanne di ieri sono il frutto di una mirata e costante strategia operativa avviata nel 2019 non solo attraverso la repressione dei cosiddetti pusher, che non sono altro che l’ultimo anello della catena e in quanto tale facilmente rimpiazzabile, bensì mediante attività investigative strutturate - come appunto è stata l’operazione “Maestro”- in grado di disarticolare efficacemente, infliggendo duri colpi, le organizzazioni criminali che riempiono di droga le nostre città.


















