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Trento
21 dicembre | 05:01

“Sanità e carenza di personale, i medici ci sono: il privato li trova, perché il pubblico no? Chiediamo deroga al tetto di spesa, il Trentino faccia valere la sua autonomia”

“Salviamo il sistema sanitario nazionale”: è questo il titolo della conferenza organizzata da Medici e Infermieri in occasione del 45esimo anniversario dell'istituzione del Ssn, per ricordare l'importanza della legge emanata nel 1978, che garantisce il diritto alla salute. Un diritto, è stato detto nel corso dell'evento, nel quale è stata delineata la situazione generale della sanità in Trentino, che viene oggi “messo in discussione”. Ecco le soluzioni lanciate dagli Ordini professionali

TRENTO. Da una parte la carenza di personale, le liste d'attesa che si allungano, dall'altra la fuga dei professionisti all'estero, le progettualità (al momento, dopo anni, ancora da delineare) relative al nuovo ospedale trentino e le potenzialità offerte dalla nuova facoltà di medicina. Il tutto sullo sfondo di un sistema sanitario nel quale, a livello nazionale, la popolazione nutre sempre meno fiducia. Parlando di salute in Trentino sono molti i temi da affrontare e proprio per questo, in occasione del 45esimo anniversario dell'istituzione del Sistema sanitario nazionale (con la legge 883 votata in Parlamento nel dicembre del 1978), gli Ordini dei Medici e degli Infermieri del Trentino (insieme alla Consulta provinciale per la salute e alla Lilt, in rappresentanza dello sforzo operato sul territorio dalle associazioni di volontariato) hanno organizzato un appuntamento per delineare gli sforzi necessari per “salvare” il Sistema sanitario italiano (e trentino). All'incontro hanno partecipato anche il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, il nuovo assessore alla Salute Mario Tonina ed il dg dell'Apss, Antonio Ferro e l'indirizzo, condiviso con i professionisti, è chiaro: sfruttare le potenzialità offerte dall'autonomia per rafforzare e rilanciare il settore in Provincia (mentre tanto Piazza Dante quanto Palazzo Geremia si dicono sulla stessa lunghezza d'onda per quanto riguarda il Not). Ma procediamo con ordine.

 

Innanzitutto, i dati: “Secondo il Censis – scrivono i sanitari – il 79% degli italiani è molto preoccupato di non poter più contare sul Ssn e il 90% è convinto che le persone benestanti abbiano la possibilità di curarsi prima e meglio di quelle meno abbienti. Il 79,1% teme, in caso di malattie, di non poter accedere a cure tempestive e appropriate per il timore che la sanità pubblica non riuscirà più a garantire prestazioni adeguate: si teme la fine del Sistema sanitario nazionale. Un fallimento che sarebbe di tutti, perché porterebbe ad una sanità diseguale, individualista dove ognuno, se ne ha possibilità, cerca nel privato le soluzioni alle proprie necessità di cura e chi non se lo può permettere, è costretto a rinunciare”. E a livello di numeri, riportati da Medici e Infermieri, si evidenzia come i posti letto siano diminuiti in quasi tutti i più importanti centri per la salute del territorio (nel 1985 i posti letto al Santa Chiara erano 925, contro i 717 del 2022, nell'ospedale di Rovereto si è passati nello stesso lasso di tempo da 540 a 244. Cresce invece la capienza di centri privati come la Solatrix, sempre nella Città della quercia, passata da 90 a 198 posti letto). Quali quindi le soluzioni?

 

“Abbiamo tanti giovani – ha spiegato il presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri del Trentino Marco Ioppi – che verrebbero a lavorare volentieri nel nostro territorio, dove non mancano i centri d'eccellenza. Dobbiamo però essere in grado di assicurare loro una crescita personale, un continuo aggiornamento e non sottoporli a turni pesantissimi, che non danno possibilità di vita privata”. Un punto toccato, nei saluti iniziali, anche dal sindaco di Trento: “Parlando di sanità, un episodio mi ha colpito recentemente – ha detto – vedendo una madre sconsigliare al proprio figlio di iscriversi a Medicina, proprio a causa della vita che in questa fase in molti casi sono costretti a vivere i professionisti sanitari. Non va bene”. Il cortocircuito però sta proprio qua, visto che uno dei punti fondamentali toccati successivamente da Ioppi è quello di aumentare le assunzioni nel pubblico: “Le richieste di salute – ha precisato - sono ferme al pre-Covid ed il tetto alla spesa per il personale è fermo dal 2004. Siamo completamente fuori scala. Con l'autonomia speciale del Trentino si potrebbe lavorare in questa direzione e proprio su questo punto abbiamo quindi chiesto una deroga al tetto di spesa. Perché i medici ci sarebbero: il mondo del privato per esempio li trova, è possibile che il pubblico non sia in grado? Dobbiamo riuscire ad assumere i giovani professionisti, promettergli un lavoro, uno stile di vita vivibile e valorizzare le loro competenze”.

 

In poche parole le aziende, continua Ioppi, si trovano limitate nella spesa per il personale andando poi “ad accreditare altri capitoli di spesa, per i gettonisti o per coprire turni aggiuntivi per esempio, disponendo risorse da dare al privato per abbattere le liste d'attesa. Perché non possiamo quindi inserire questi fondi nel tetto di spesa per il personale del Ssn?”. Un discorso che vale tanto per i medici quanto per gli infermieri. E proprio la carenza di personale, ha aggiunto Tonina, impegnato negli ultimi giorni in una serie di visite nei centri trentini dopo la nomina ad assessore della Salute: “E' la criticità più importante oggi in Trentino. Da questo punto di vista puntiamo a lavorare anche a livello scolastico, con una giusta comunicazione per far capire quanto queste professioni siano importanti e strategiche per il territorio provinciale. Proprio in ragione della nostra autonomia dobbiamo dimostrare qualcosa di diverso e credo che formando e preparando i professionisti sul nostro territorio riusciremmo a fidelizzare i professionisti stessi, rendendo il territorio attrattivo. Aver lavorato nella scorsa legislatura per la nascita della facoltà di medicina è un ulteriore tassello, per garantire nei prossimi anni la formazione di professionalità che ci auguriamo possano, in parte, rimanere, nell'ottica in particolare dei benefici per gli ospedali territoriali”. Palazzo Geremia e Piazza Dante, come detto, sono poi in “piena sintonia” per quanto riguarda il nuovo ospedale di Trento da realizzare nell'area di via al Desert (proprio nelle scorse settimane diverse realtà hanno presentato manifestazione d'interesse per la realizzazione della struttura): “Sull'ospedale bisogna essere tutti impegnati perché sia realizzato – ha detto Ianeselli – perché lì ci giochiamo tantissimo, per il rapporto che c'è con la ricerca, per l'attrattività che ci sarà anche per la stessa facoltà di Medicina. È veramente una partita necessaria”. “Oggi siamo in ritardo – ha aggiunto Tonina – ma ci sono le condizioni per iniziare questo percorso, con l'augurio che in tempi brevi possa essere realizzato”.

 

Facoltà di Medicina e Not (in previsione) sarebbero centrali anche nella soluzioni di un'ulteriore problematica sollevata dalle autorità sanitarie: l'appiattimento, per così dire, del sistema sanitario in Italia. “Le opportunità di carriera sono minime – ha evidenziato Daniel Pedrotti, presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche del Trentino – anche per chi investe in modo importante sulla formazione universitaria. Ci sono due elementi di ricaduta: parliamo di un sistema che da una parte investe sulla formazione dei professionisti ma non riesce poi a mettere a sistema quelle competenze avanzate che il professionista ha sviluppato. L'altra questione è quella delle retribuzioni: siamo fanalino di coda a livello europeo e questo è un elemento, assieme alle condizioni di lavoro e alle opportunità di crescita, che ovviamente spinge medici e infermieri ad andare altrove, ad uscire dal sistema sanitario pubblico o a migrare in altri Paesi. Significa perdere cervelli, capitale umano. In sintesi abbiamo due grandi elementi su cui lavorare: il primo sono le professionalità che abbiamo, con livelli in Trentino veramente alti, ed il secondo è quello dell'autonomia. Abbiamo la possibilità di costruire in Provincia di Trento un laboratorio di sperimentazione, di innovazione. Queste decisioni, però, è necessario metterle a terra”. 

 

In definitiva, insomma, la fuga dei professionisti sanitari “si argina con l'aggiornamento delle retribuzioni (un medico ospedaliero pubblico in Italia guadagna, a parità di potere d'acquisto, il 70% in meno di un collega tedesco ed il 40% in meno di un collega inglese), ma serve anche pensare a un sistema sanitario diverso, che superi il sistema aziendalistico avviato nei primi anni novanta per condurre una giusta lotta agli sprechi. In 30 anni quell'obiettivo è stato ampiamente raggiunto, ora dobbiamo puntare a un modello diverso, dove i conti devono certamente restare in ordine, ma rimettendo al centro gli obiettivi di salute e valorizzando il ruolo delle professioni. Se vogliamo fermare l'emorragia di medici e di infermieri verso il privato o l'estero dobbiamo, oltre che remunerarli come meritano, metterli nelle condizioni di lavorare bene, di crescere professionalmente, di poter fare ricerca e formazione e pretendere da loro una assistenza di qualità e non solo numero di prestazioni”.

 

Forte attenzione è stata posta poi sul tema della prevenzione: “La popolazione è sempre più anziana – ha detto il presidente Lilt, Mario Cristofolini – e la domanda per i servizi sanitari è sempre maggiore. Bisogna riorganizzare il sistema tenendo a mente che i rapporti tra territorio ed ospedali sono fondamentali. Nel contempo bisogna però lavorare anche per ridurre quella domanda: con una buona prevenzione si possono evitare il 60% delle malattie degenerative, semplicemente adottando stili di vita salutari. Per questo però è necessario un cambiamento culturale da parte dei cittadini che si muova su tre filoni principali: l'informazione sui danni da fumo e alcol e l'importanza di una dieta sana ed equilibrata”. La salute dei cittadini infatti, ha detto Renzo Dori (della Consulta provinciale della salute): “Oggi investe la totalità delle attività umane, è una One Health. Il Sistema sanitario è però sottofinanziato da oltre 15 anni. Nel sistema descritto dalla legge approvata nel 1978 si dedicano due articoli rispettivamente al volontariato e al ruolo dei cittadini per l'autogestione del percorso di cura: si tratta di un riconoscimento fondamentale e una riforma di questo servizio non può derogare dal riconoscere al cittadino un ruolo positivo nella prassi di attuazione della norma”.

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