Sanità in crisi, in Trentino per un intervento chirurgico fino ad un anno di attesa ed è allarme anestesisti: “Così l'intero sistema rischia di bloccarsi”
Demagri: "Nell'ultimo anno e mezzo almeno una quindicina anestesisti hanno lasciato l'azienda sanitaria. A soffrire di più sono gli ospedali più piccoli". Il presidente dell'Ordine dei Medici: "Abbiamo raggiunto tempi di attesa non più accettabili"

TRENTO. “Per un problema ginecologico ho avuto bisogno di sottopormi ad un'operazione. Ho provato sulla mia pelle la situazione della sanità trentina: al telefono mi hanno avvisato che potrei attendere anche un anno”. E' solo una delle tante segnalazioni che stanno arrivando a il Dolomiti. Quella che un tempo veniva considerata il fiore all'occhiello dell'autonomia trentina oggi è purtroppo quasi irriconoscibile. Stiamo parlando, ovviamente, della Sanità.
Se da un lato i dati Gimbe diffusi nei giorni scorsi hanno confermato una buona performance del Trentino su diversi indici di “recupero” dopo il Covid, non può non balzare agli occhi un dato che fa sprofondare proprio la nostra provincia al di sotto della media nazionale. E' il recupero dei “Ricoveri per interventi chirurgici programmati” che portano il Trentino ad essere fermo al 44% ben al di sotto della media italiana che è del 66%.

Un dato che fa preoccupare. Le liste di attesa per un'operazione chirurgica continuano ad allungarsi e di conseguenza sono molti i pazienti che decidono di scegliere un ospedale fuori regione. Torna, ancora una volta, la questione della mancanza di medici anestesisti, che sono i medici grazie ai quali si può procedere con un intervento chirurgico.
“In un anno e mezzo una quindicina di anestesisti hanno lasciato l'Apss”
“Cosa sta facendo la Provincia? Nulla, i professionisti se ne vanno e anche i servizi importanti ed essenziali come le sale operatorie ne stanno risentendo” è il commento della capogruppo in Consiglio provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, che da tempo segue la situazione sempre più difficile all'interno delle strutture sanitarie trentine.
“Nell'ultimo anno e mezzo – spiega Demagri – a conti fatti sono una quindicina gli anestesisti che hanno lasciato l'Azienda sanitaria. Se ci trovassimo con un numero troppo basso di questi professionisti le sale operatorie non potrebbero funzionare e il rischio è davvero alto. Gli effetti li stiamo vedendo tutti i giorni nelle segnalazioni di cittadini trentini che devono sottoporsi ad un intervento chirurgico e che attendono mesi e mesi prima di avere qualche data certa”.
Stiamo parlando di interventi chirurgici programmati per i quali il sistema sanitario trentino non riesce a smaltire le lunghe liste di attesa. A risentirne sono soprattutto gli ospedali di valle, da Arco a Cles ma a dura prova sono anche gli ospedali più grossi di Trento e Rovereto.
“Se nelle valli basta l'assenza di un anestesista per mettere in difficoltà una sala operatoria – spiega Paola Demagri - a Trento e Rovereto i professionisti si stanno trovando sempre più in difficoltà con un'organizzazione sbagliata che li spinge verso il privato e con tutto quello che ne consegue per la Sanità pubblica”.
La fuoriuscita di anestesisti va avanti da tempo. E questa situazione rende impossibile recuperare il ritardo accumulato durante la pandemia causando, invece, sempre maggiore scontento fra la popolazione.
“Un tempo il malessere organizzativo non aveva effetti deleteri come quelli che vediamo oggi. Il professionista non se ne andava perché l'offerta all'esterno era inesistente. Ora, invece, è elevatissima”. La figura dell'anestesista è di fondamentale importanza. E' colui che stabilisce se dal punto di vista generale il paziente può essere sottoposto ad un intervento, a lui spetta l'ultima parola. Ma il suo ruolo è importantissimo anche nella gestione del paziente nel blocco operatorio, negli ambulatori del dolore fino alla gestione della partoanalgesia.
“L'azienda deve garantire qualità sicurezza ed efficienza”
La situazione rischia di complicarsi ancora di più nel periodo estivo con le ferie dei professionisti. L'azienda deve garantire qualità, sicurezza ed efficienza soprattutto attraverso: le clinical competence, cioè le competenze che ogni professionista sviluppa nel suo ambito operativo, l'appropriatezza del ricovero e infine i requisiti delle strutture in termini di qualità e tecnologia.
“Siamo sicuri - si chiede la consigliera Demagri - che l'Apss stia governando questi tre criteri? Se così fosse non avremmo motivo di preoccuparci della fuga di professionisti e pazienti che trovano porte aperte nel privato”.
“Siamo arrivati a tempi d'attesa inaccettabili”
In alcuni casi si attende anche un anno. Ci sono "liste con tempi di attesa inaccettabili" che portano molti cittadini a dirigersi verso il privato o cambiare addirittura regione.
“Abbiamo veramente una sofferenza molto importante per quanto riguarda le liste di attesa per gli interventi ordinari” conferma anche Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino.
“Tutto questo – spiega - è legato alla mancanza di operatori, anestesisti in primo luogo. Se non ci sono le equipe operatorie al completo non si può certo andare a mettere a repentaglio la sicurezza dei pazienti”.
A non aiutare questa difficile situazione è l'organizzazione della Sanità che negli ultimi anni non è stata capace ad adeguarsi all'evoluzione a cui abbiamo tutti assistito.
“Dobbiamo anche dire – spiega sempre il dottor Ioppi – che una delle cause è da cercare in un contratto fermo da anni. Dalla mancanza di un trattamento economico adeguato e da turni che costano tantissimo nella qualità della vita tanto da portare anche gli anestesisti a cogliere le occasioni che arrivano dal privato”. Il rischio di questa situazione, spiega ancora il presidente dell'Ordine dei Medici, è di avere “servizi ordinari sempre più ritardati e di lavorare solamente sulle emergenze – urgenze”.
La soluzione? Per il presidente dell'ordine dei Medici la strada da seguire è quella di un riorganizzazione della Sanità trentina. “Un cambiamento che possa migliorare la vita dei professionisti, portare un adeguamento degli organici e degli stipendi. Solo migliorando l'attività lavorativa possiamo uscire da questa situazione. Fino ad oggi non si è fatto ”.












