Smantellata una "fabbrica" di patenti false nel nord Italia: 3 mila euro per ottenere il documento senza sapere l'italiano. Due persone indagate anche in Trentino
L'operazione condotta dalla polizia locale di Verona assieme alla stradale di Vicenza e visto lo smantellamento di una vera e propria rete costituita attorno ad un "capo" residente a Vicenza e che gestiva un grosso volume di affari. Otto le persone coinvolte, due quelle individuate in Trentino

TRENTO. E' coinvolto anche il Trentino nella maxi operazione portata avanti dalla polizia locale di Verona assieme alla stradale di Vicenza che ha visto lo smantellamento di un'organizzazione, ramificata sul territorio italiano, che proponeva di far ottenere con facilità, la patente di guida a persone straniere che non capivano e spesso non parlavano la lingua italiana.
Due persone delle otto coinvolte risiedevano, infatti, in provincia di Trento. Con il passare del tempo erano riusciti a realizzare una vera e propria “fabbrica” delle patenti false. Un affare che poteva fruttare, per ogni candidato presentato, dai 2.000 ai 3.000 euro.
Una struttura collaudata e funzionante da anni con al vertice un uomo pakistano con casa in un paese della provincia di Vicenza, che si avvaleva di una folta rete di procacciatori d’affari sparsi nelle regioni del nord Italia, ma con qualche cellula anche nel Lazio.
L'indagine, che ha visto coinvolte le province di Brescia, Vicenza, Bergamo, Cremona, Sondrio, Udine e Roma. Le persone denunciate oltre a Trento anche a Verona, Vicenza, Bergamo e Sondrio.

L'organizzazione criminale offriva un pacchetto completo: una volta concordato il prezzo, era il “capo” residente nel vicentino ad occuparsi, unitamente ai più stretti collaboratori, di tutta la parte burocratica: prenotava le visite mediche e portava il candidato alle scuole guida curando l’iscrizione e concordando la data in cui lo stesso doveva presentarsi per svolgere la prova. La mattina dell’esame recuperava la persona e gli consegnava una felpa, un giaccone o una camicia contenente una microcamera. Successivamente inseriva un micro-auricolare nell’orecchio e dava le istruzioni sul comportamento da tenere in aula durante l’esame.
Nel maggio dello scorso anno, però, gli agenti della polizia locale di Verona sono riusciti, durante una sessione d’esame, a scoprire un cittadino pakistano che proprio durante la prova di teoria stava utilizzando una microcamera.
Da qui sono partite le indagini che hanno consentito di mettere insieme i pezzi del puzzle. Sono attualmente al vaglio le posizioni di circa 40 persone, coinvolte a vario titolo.


















