Finivano per risiedere sempre negli stessi due appartamenti: a decine di brasiliani il passaporto italiano con pacchetto all-inclusive. Indagati due impiegati del comune
Le figure chiave dell’indagine condotta dai carabinieri sono risultate quelle degli intermediari, un 54enne brasiliano e un 61 albanese residenti in Veneto, i quali avrebbero allestito dei “pacchetti” tutto incluso, tra cui contratti d’affitto e viaggi in Italia fittizi per ottenere il passaporto a Moggio di Udine. In una seconda operazione 13 donne georgiane sono state arrestate per possesso di documenti falsi

PORDENONE. Un giro di passaporti italiani dati soprattutto a cittadini brasiliani con tanto di ''pacchetto all-inclusive'' di contratti di affitto, viaggi in Italia fittizi e logica del chi più paga prima lo ottiene. Dall'altro lato 13 donne georgiane arrestate perché avevano documenti falsi, beccate nell'ambito di una maxi operazione contro la contraffazione di documenti.
Sono due vicende separate ma in qualche modo simili quelle che vedono il Friuli Venezia Giulia al centro di due inchieste diverse. La prima è emersa questa mattina in Friuli Venezia Giulia, dove un’indagine del nucleo dei carabinieri di Moggio Udinese ha portato alla denuncia di sei persone, tra cui anche due dipendenti del comune di Moggio, in quanto ritenuti alla base di un sistema illecito di contraffazione di passaporti in grado di procurare la cittadinanza italiana in tempi rapidissimi a stranieri, tra i quali alcuni che nel nostro paese non avrebbero neppure mai messo piede, per un giro d’affari che secondo le stime supererebbe i 500 mila euro.
L’indagine è scaturita in prima battuta da una sospetta successione di richieste di residenza da parte di diversi cittadini di origine brasiliana, che da almeno sette anni avrebbero fatto domanda per risiedere sempre nello stesso paio di case nel centro di Moggio Udinese. E’ emerso come con tale sistema almeno 84 stranieri siano riusciti ad ottenere la residenza anagrafica nel piccolo comune dell’alto Friuli, velocizzando di molto l’iter per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Secondo gli inquirenti lo scopo ultimo sarebbe stato proprio l’ottenimento del passaporto italiano, che avrebbe garantito maggiori libertà di spostamento, lavoro e stabilizzazione in altri paesi comunitari e non.
Nello specifico le figure chiave dell’indagine condotta dai carabinieri sono risultate quelle degli intermediari, un 54enne brasiliano e un 61 albanese residenti in Veneto, i quali avrebbero allestito dei “pacchetti” tutto incluso, tra cui contratti d’affitto e viaggi in Italia fittizi, in un sistema per il quale più alta era la cifra sborsata più rapidi sarebbero stati i tempi del servizio, e senza neanche mai essere stati fisicamente in Italia. Il tutto con la complicità di due impiegati del comune, che avrebbero lasciato correre le irregolarità del caso.
E’ necessario ricordare che nello scenario internazionale i passaporti dei vari paesi sono categorizzati su vari livelli detti di “potenza”, dalla traduzione della definizione inglese “passport power”, una precisa metrica che indica il numero di paesi in cui tale documento garantisce l’accesso senza la necessità di richiedere un visto preventivo. Quindi più sono i paesi in cui con un determinato passaporto è possibile accedere più esso è considerato “potente”. Il livello di potenza di un passaporto è variabile nel tempo, ed è determinato da una serie di fattori tra i quali l’affidabilità internazionale di un paese o la sua stabilità politica, e in quest’ambito, come confermato da una recente relazione del Sole 24 ore, il passaporto italiano è tra i più potenti del mondo, risultando così appetibile anche per falsari, contraffattori e traffici illeciti.
Nella giornata di ieri, 26 novembre, e questa è la seconda vicenda, la Procura di Modena ha disposto l’arresto di 13 persone, tutte donne di nazionalità georgiana, con l’accusa di possesso di documenti falsi. Nel complesso sono più di 45 le persone coinvolte nell’indagine.
L’arresto si inserisce nel quadro più ampio di una maxi operazione da parte dei carabinieri rivolta a contrastare la contraffazione documentaria che attraverso una rete di perquisizioni partita principalmente da Modena, si è estesa, oltre che a Pordenone, anche nelle province di Reggio Emilia, Firenze, Pistoia e Mantova. A Modena una donna è stata accusata di offrire appoggio logistico ad altre straniere giunte in Italia, molte delle quali erano riuscite ad aggirare ogni sorta di norma prevista in materia di soggiorno e a svolgere attività lavorative grazie all’ottenimento di carte d’identità e altri documenti contraffatti.
A Pordenone invece la questura di Modena, una volta terminate le procedure di identificazione, ha rilasciato le 13 donne a causa della mancanza della sussistenza di esigenze cautelari, in attesa di valutare la presenza delle condizioni necessarie per la regolarizzazione o meno delle straniere.














