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Sos volontari, la banca del seme in Trentino cerca nuovi custodi

E' una sorta di “banca del seme” quella realizzata da “La Pimpinella”, l'associazione per la tutela della biodiversità agricola. I suoi associati sono i cosiddetti “Custodi del seme” e l'impegno è quello di riportare sul nostro territorio varietà di frutta e verdura che esistevano in passato ma che con il passare del tempo sono andate perse

Di GF - 01 febbraio 2023 - 12:40

TRENTO. “Custodi di semi cercasi” è questo l'appello che è arrivato in queste ore dall'associazione La Pimpinella.

 

Stiamo parlando di un'associazione davvero importante. Oggi non sono solamente alcune specie di animali ad essere in pericolo di estinzione ma anche diverse varietà orticole e frutticole. Alcune, purtroppo, sono già scomparse da anni altre, invece, si sta lavorando per riportarle in vita e nel luogo di origine.

 

Ecco allora che in Trentino, non tutti lo sanno, ma esiste una sorta di “banca del seme”, realizzata da “La Pimpinella”, l'associazione per la tutela della biodiversità agricola.

 

I suoi associati sono i cosiddetti “Custodi del seme” e l'impegno è quello di riportare sul nostro territorio varietà di frutta e verdura che esistevano in passato ma che con il passare del tempo sono andate perse.

 

 

Per fare tutto questo l'associazione è alla ricerca di custodi per mantenere vitali le sementi raccolte e per moltiplicarle in vista di una reintroduzione nei territori di origine. Un ruolo fondamentale per tramandare la biodiversità agricola trentina alle generazioni future e per fare questo l'unico modo è riprodurre i semi di una varietà locale.

 

L'impegno richiesto ai custodi da parte dell'associazione La Pimpinella è quello di almeno due anni per coltivare con cura e riprodurre le varietà affidate; Riconsegnare parte del seme raccolto alla fine del 1° e del 2° anno all'associazione e partecipare al corso sulla riproduzione delle sementi (obbligatorio e gratuito per i custodi) organizzato dall'associazione.

 

Sono molte le varietà orticole e frutticole che sono state recuperate. Soprattutto specie leguminose ma anche tipi di insalata, di cavolo e carota. I nomi sono molto curiosi e si va dalla “Tega Gnocca” oppure alla “Mascherina” della Valsugana. Nomi spesso difficili da ritrovare perché riferiti alle famiglie che in principio hanno avviato la coltivazione come i “Fagioli Cecconi di Capriana”.

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