Spuntano casi di aviaria tra i mammiferi, cinque cani e un gatto infetti
Ci si troverebbe di fronte ad un aumento del potenziale zoonotico, ovvero della capacità di trasmissione dall'animale all'uomo. Il Ministero della Salute attiva una campagna di monitoraggio e prevenzione

TRENTO. L’influenza aviaria può infettare anche i mammiferi. Lo conferma il Ministero della Salute, che negli ultimi giorni ha accertato la “sieroconversione” in cinque cani e un gatto, contagiati all’interno di un allevamento avicolo rurale in provincia di Brescia. Il virus in questione è l’H5N1, che, secondo la nota del Ministero della Salute, ha causato casi di mortalità in alcune colonie di leoni marini e di cui è stato confermato un focolare in un allevamento di visoni.
Il virus, che nelle ultime settimane è tornato a diffondersi tra i gabbiani del nord-est, avrebbe dunque presentato una mutazione che indica un adattamento ai mammiferi. Ci troveremmo quindi di fronte ad un “possibile aumento del potenziale zoonotico”, ovvero un aumento della capacità di trasmissione dall’animale all’uomo.
Non è una novità che l’influenza aviaria possa contagiare anche gli umani. Già a partire dagli anni Ottanta sono stati riscontrati casi di aviaria nell’uomo, ad esempio in Oriente o nell’Europa settentrionale. Il passaggio tra mammiferi, invece, non si è mai verificato. Proprio per evitarlo il Governo aveva avviato una campagna di monitoraggio e prevenzione in occasione dell’ultima epidemia di aviaria tra i volatili, scoppiata a marzo dell’anno scorso.
Tra le misure di prevenzione anche il controllo di allevatori e assidui frequentatori di strutture avicole tramite l’ausilio di tamponi. Fortunatamente finora non sono emersi casi positivi, ma la sorveglianza rimane attiva.
Ulteriori misure comprendono la vigilanza volta a scoprire eventuali carcasse sul territorio e quella relativa alla presenza di uccelli selvatici. Previsti controlli anche nei carnivori che si cibano di uccelli potenzialmente infetti, oltre che il mantenimento delle costanti analisi degli allevamenti. Nonostante il livello di rischio per il momento rimanga basso, il Ministero consiglia a tutti di evitare contatti con gli animali morti.


















