Influenza aviaria H9N2, primo caso europeo in Lombardia. Il Ministero: "Contratta all'estero". Il virologo Bassetti: "Potenziare i sistemi di sorveglianza e di diagnostica"
Identificato in Lombardia il primo caso umano in Europa di influenza aviaria H9N2, il paziente si trova in isolamento. Il virologo Matteo Bassetti: "Il caso ci dice che l'attenzione sul tema dell'influenza aviaria deve essere più alta di quella che abbiamo avuto fino ad oggi"

MILANO. In Lombardia è stato identificato il primo caso umano in Europa di influenza aviaria H9N2: si tratta un paziente ventenne "fragile e con malattie concomitanti" e che avrebbe contratto l'infezione in Africa. Il paziente sarebbe atterrato all'aeroporto Malpensa nei giorni scorsi ed è stato trasferito all'ospedale San Gerardo di Monza dove si trova in isolamento.
A renderlo noto è il Ministero della Salute che specifica come il contagio avviene tramite esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti e materiali contaminati e come i casi umani siano caratterizzati da malattia lieve, inoltre non è mai stata riportata trasmissione da persona a persona.
Ad essere effettuate sono state tutte le verifiche previste, così come sono stati individuati i contatti del caso: attivato anche il coordinamento con la Regione Lombardia, l'Istituto superiore della sanità e il gruppo degli esperti di laboratorio di riferimento in Italia. Il Ministero sottolinea poi come attualmente non si rilevino criticità e che la situazione è costantemente monitorata.
"Il paziente – spiega l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso – è attualmente ricoverato in isolamento. Oltre al trattamento per l’infezione virale, l’equipe medica sta gestendo altre patologie concomitanti di cui il soggetto soffre. L’indagine epidemiologica è stata condotta tempestivamente da Ats Brianza, mentre le analisi molecolari che hanno permesso l’esatta individuazione del virus sono state eseguite dall’Università Statale di Milano e confermate dal Centro Regionale Malattie Infettive e dall’ISS”.
L’individuazione del primo caso europeo di influenza H9 in Lombardia, specifica Bertolaso, "non deve essere motivo di allarme per la popolazione, ma è la prova tangibile che la nostra macchina della prevenzione funziona con estrema precisione: abbiamo agito con grande tempestività”.
Il sottotipo H9N2 rientra tra i virus influenzali aviari documentati per la capacità di causare infezioni nell’uomo, insieme ai sottotipi H5N1, H7N3 e H7N7. Sebbene il rischio per la popolazione sia attualmente considerato basso, la comunità scientifica internazionale continua a monitorarne attentamente l’evoluzione, in particolare per la potenziale capacità di riassortimento genetico.
IL PUNTO DEL VIROLOGO ANDREA BASSETTI:
A commentare il primo caso di influenza aviaria H9N2 è ache il virologo Matteo Bassetti, che attraverso i suoi canali analizza la situazione.
“Abbiamo in Italia – spiega Bassetti – il primo caso di influenza aviaria causato da un virus chiamato H9N2, simile ad altri virus come H5N1, virus dell'influenza aviaria. Questo signore è ricoverato in Lombardia, a Monza: non si è contagiato in Italia ma a livello estero-europeo"
Ad essere sottolineato dal virologo è poi come l'attenzione nei confronti del virus debba essere comunque superiore.
"Il caso nel nostro Paese che ci dice che l'attenzione sul tema dell'influenza aviaria deve essere più alta di quella che abbiamo avuto fino ad oggi. Bisogna – osserva – potenziare i sistemi di sorveglianza, i sistemi di diagnostica e affrontare il tema: non è girandosi dall'altra parte che si risolvono i problemi, e soprattutto non è dicendo che il non esistono che si risolvono i problemi".
Infine, Matteo Bassetti spiega come sia necessario ribadire che "l'influenza aviaria è dietro l'angolo e potrebbe verificarsi da un momento all'altro il fatto che qualcuno si contagi".
"In questo caso il paziente si è contagiato fuori dall'Italia e fuori dall'Europa – conclude – ma potrebbe succedere che un domani, dal momento che continuano ad esserci casi di influenza aviaria negli animali, qualche contagio possa verificarsi e quindi rappresentare un problema. Dobbiamo lavorare di più su questo tema, con un piano pandemico: sapere in che direzione andare, cosa fare e chi diagnostica. Tutte cose che purtroppo, in questo momento, non sembra che siano così sintonizzate”.












