Truffa trading online, sfumati i risparmi di una vita e svaniti nel nulla 50 mila euro: ''Un fenomeno drammatico in Trentino; sottratti oltre 2 milioni nell'ultimo anno''
Un finto broker si era offerto di assistere il trentino nella gestione di prodotti finanziari. Svaniti nel nulla circa 50 mila euro: "Riescono a intessere un rapporto di fiducia e amicizia per raggirare le persone". Il Centro consumatori: "Piurtroppo è uno schema che assume i requisiti della truffa perfetta"

TRENTO. Oltre 50 mila svaniti nella nulla, un trentino è caduto nella truffa del trading online. Un fenomeno drammatico tanto per le ripercussioni sulla famiglia e i risparmi di una vita che si volatilizzano quanto per la portata e il giro di soldi difficile poi da recuperare.
Il Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti di Trento stima che sono stati sottratti oltre 2 milioni nel corso dell'ultimo anno, almeno una trentina i cittadini che si sono rivolti agli uffici di piazza Sanzio per capire quali azioni intraprendere nel momento in cui si scopre di essere stati truffati, credendo di fare degli investimenti online.
"La singola segnalazione parte da un minimo di 250 euro fino a oltre 300 mila euro", commenta Carlo Biasior, direttore del Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti. "Risparmi di una vita andati in fumo, svaniti, in questo schema che assume i requisiti della truffa perfetta, considerando che le possibilità di individuare i responsabili, ma soprattutto, recuperare i soldi è veramente complesso e difficile, quasi impossibile".
Il modus operandi è sempre molto simile in queste storie, poche le variazioni. Ma andiamo con ordine. "Mio padre - dice il Dolomiti Gianni (nome di fantasia), figlio di una persona truffata - ha ricevuto una telefonata sul numero di casa. La persona all'altro capo del telefono ha proposto di effettuare alcuni investimenti molto allettanti. Nonostante il primo rifiuto, l'amministratore di questa società, fingendosi un promotore finanziario, si è dimostrato molto gentile, affabile e preparato. Ha lasciato il tempo di approfondire la materia e ha fornito una serie di documentazioni, titoli di studio, percorso professionale e specifiche per creare una certa affidabilità".
Le verifiche non hanno insospettito il trentino. La società con sede nel Regno Unito non era ancora stata oscurata dalla Consob (l'ente preposto a intervenire in questi casi) e i nomi dei vertici aziendali sembravano esistere realmente. Così i contatti sono proseguiti, sempre con estrema gentilezza, e il trentino è stato rassicurato da altri dipendenti sulla solidità d questa impresa e sulla garanzia di investire denaro in prodotti con alti rendimenti.
"Si sono presi molto tempo - evidenzia Gianni - quasi una formazione per spiegare i rudimenti del settore e come interpretare al meglio la finanza. Inoltre hanno specificato che la società non avrebbe guadagnato sugli utili quanto solo sul prelievo. Sono riusciti a creare un vero e proprio rapporto di fiducia e di amicizia con mio padre, che si è così lasciato convincere a investire le prime somme: un acconto iniziale da 5 mila euro a cui è seguito un altro investimento di pari valore con la, finta, prospettiva di ulteriori guadagni in breve tempo".
A questo punto il trentino è stato agganciato e il successivo step è stato quello di collegarsi a un sito internet per creare un account e gestire i conti. Inoltre chiedono dati sensibili e generalità (che possono essere usate per altri raggiramenti o per 'aggiornare' i profili e le identità false dei truffatori). In questo modo, però, le persone truffate possono vedere che i soldi "ci sono" (ma è solo apparenza), così come anche i guadagni.
"Si vede il portafoglio dei prodotti acquistati, come Amazon o Tesla, con le relative rendite, che però sono naturalmente false", prosegue Gianni. "Fin da subito ci sono guadagni di una certa importanza, superiori a mille euro pochi giorni dopo il primo versamento e altri rendimenti all'apparenza molto interessanti".
Il truffato è stato così definitivamente agganciato e iniziano i versamenti più o meno sistematici. "Si è arrivati anche a utili di 40 mila per un valore delle rendite di circa 150 mila euro". Poi il castello di carte, ormai tardi, casca quando arriva il momento della dichiarazione dei redditi. "I rendimenti e gli utili devono essere tassati ma il fisco di riferimento è quello inglese. Qualcosa non torna anche quando chiedono altri 30 mila euro per poter ritirare i soldi e chiudere l'account".
Emerge la truffa e il figlio si rivolge alla polizia postale e si apre l'iter nel, complicato, tentativo di recuperare qualcosa. "Stiamo cercando - continua Gianni - uno studio legale specializzato per affrontare queste situazioni, transnazionali, ma è molto difficile riuscire a trovare uffici di questo tipo".
Ultimamente i bonifici, su conti esteri, sono diretti verso Lituania, Lettonia, Estonia e Olanda. "Sono situazioni molto complesse - prosegue Biasior - perché il truffatore riesce a costruire una relazione talmente solida che la persona non è pienamente consapevole di essere una vittima. In altri casi invece c'è da gestire pienamente con estrema delicatezza il dramma relativo alla truffa".
Cosa fare in caso di truffa? Verificare se l’intermediario è iscritto all’albo professionale (per l’Italia alla Consob); denunciare agli organi di polizia (polizia postale, guardia di finanza); segnalare alla Consob per far oscurare il sito internet.
Fondamentale la prevenzione. "Mai dare ascolto a offerte telefoniche di investimento; controllare il sito internet, cercando possibili riferimenti con il mondo reale (numero di partita Iva, numero di iscrizione all’albo dei promotori finanziari, e così via); mai versare denaro senza prima aver sottoscritto un contratto cartaceo o, in forma digitale, nel rispetto delle norme del Codice del consumo sulla vendita a distanza di prodotti finanziari", conclude Biasior.















