Una scia di luce brillante nel cielo: ecco lo spettacolare bolide nel picco delle Geminidi (volato a 35 chilometri al secondo)
Nel picco delle Geminidi un brillante bolide è stato osservato nei cieli del centro-nord Italia, venendo catturato anche dalle camere di Prisma (la Prima rete di sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera) a Trento e dall'Osservatorio astronomico della scuola Filzi di Laives, a Bolzano. Decine i testimoni oculari del fenomeno

TRENTO. Un bolide molto luminoso ha solcato il cielo nella serata di ieri, in corrispondenza del picco dello sciame meteorico delle Geminidi, venendo catturato anche in Trentino Alto Adige da diverse camere di osservazione celeste. A confermarlo, viste anche le decine di segnalazioni di testimoni oculari del fenomeno, sono gli esperti della Prima rete di sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera (Prisma), che hanno catturato il fireball da Navacchio, Piacenza, Cecima, Arcetri, Trento, Chianti e Novezzina. Molto bella anche l'immagine catturato dalla webcam dell'Osservatorio astronomico della scuola Filzi di Laives di Bolzano, che mostra bene il colore verde e la luminosità raggiunta dal bolide.
Anche quest'anno, dicono gli esperti, le Geminidi non hanno quindi deluso: “Pur essendo meteoridi troppo piccoli per poter dar luogo a delle cadute, le meteore delle Geminidi sono abbastanza luminose da poter essere rilevate dalle camere della Rete Prisma. Sono state un centinaio le segnalazioni di bolidi giunte dalle stazioni di Prisma e sarebbe impossibile elencarli tutti”. Il fireball osservato a Trento e Bolzano è stato osservato alle 19 e 36 di ieri sera. Il bolide ha iniziato la sua corsa a 97 chilometri orari di quota e si è estinto a 50 chilometri, con una durata complessiva di soli 3 secondi. La traiettoria prospettata al suolo va da Steinach am Brenner in Austria e termina a Sent in Svizzera, con una traiettoria da nord-est verso sud-ovest.
La velocità in atmosfera, dicono da Prisma, era quella tipica di una Geminide “ossia 35 chilometri al secondo, e l'orbita eliocentrica è quella che ci si aspetta: perielio ben dentro l'orbita di Mercurio e afelio poco oltre l'orbita di Marte. Questo fireball essendo in prima serata ha avuto anche decine di testimoni oculari, che l'hanno segnalato a Prisma”.
A livello tecnico, dicono gli esperti:
“Lo sciame meteorico delle Geminidi è fra i più intensi che si possano vedere nei cieli terrestri, ma è molto meno famoso dello sciame delle Perseidi visibili nelle notti attorno al 12-13 agosto (popolarmente chiamate "Lacrime di San Lorenzo"), perché il picco delle Geminidi si verifica il 14 dicembre. A differenza degli altri sciami meteorici che sono, per lo più, di origine cometaria, il corpo progenitore dei meteoroidi delle Geminidi è l'asteroide near-Earth (2300) Phaethon che, con il suo diametro di 5 km, è nell'elenco dei circa 1000 NEO noti con un diametro superiore a 1 km. Ci sono diversi meccanismi fisici che possono essere invocati per spiegare l'attività di Phaethon. In passato sono stati esaminati gli effetti delle temperature estreme che l’asteroide sperimenta al perielio quando passa a sole 0.14 au dal Sole, con valori che possono raggiungere i 1000 K. Questi studi avevano mostrato che il ciclo dell’escursione termica può frammentare i massi superficiali dell'asteroide che diventerebbero così una sorgente di polvere e detriti che potrebbero essere espulsi dalla superficie alimentando il flusso di meteoroidi associato. Per via di questa attività peculiare si considerava Phaethon come una “cometa di roccia”. Tuttavia, è improbabile che la sola fratturazione termica produca un’accelerazione sufficiente per consentire a polvere e frammenti di superare la velocità di fuga e abbandonare Phaethon. Nel 2021 fu pubblicato un paper che considerava il sodio come l'elemento responsabile dell'attività di Phaethon. L’idea di base è che la sublimazione del sodio presente nella matrice rocciosa del corpo faccia un po' le veci del vapore d’acqua in una cometa tradizionale. Questo meccanismo spiegherebbe anche il motivo della scarsità di sodio nelle meteore delle Geminidi: il sodio verrebbe perso nello spazio permettendo a polvere e frammenti di lasciare la superficie dell’asteroide. La scoperta che la coda sviluppata da Phaethon al perielio è composta per lo più di sodio neutro avvalora questa ipotesi”.


















