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A due anni dall'invasione russa dell'Ucraina, la scrittrice Sorina: "La gente è stanca ma ancora pronta a difendersi. Se si lascia una piaga senza cura, questa diventa mortale"

La scrittrice e traduttrice ucraina sarà presente al dibattito pubblico che avrà luogo sabato 24 febbraio nella Sala di rappresentanza della Regione: “La gente è stanca, però pronta a combattere e a difendersi. Nessuno vuole i russi, anche coloro che pensavano la Russia come una nazione di cultura”. Tra i relatori, anche Domenico Quirico, editorialista de La Stampa

Di Alissa Claire Collavo - 23 febbraio 2024 - 05:01

TRENTO. Sono trascorsi due anni dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, “ma in realtà sono dieci”, ricorda Marina Sorina, scrittrice, traduttrice e attivista, tra le voci più autorevoli della comunità ucraina in Italia.

 

Una situazione di stallo, senza alcuna prospettiva di risoluzione, perlomeno imminente. “Se si lascia una piaga senza cura, senza terapia, questa diventa mortale”, spiega Sorina, ribadendo la necessità di porre fine quanto prima al conflitto, "ripristinando la sovranità territoriale dell'Ucraina".

 

“La Russia ha violato le leggi internazionali, annettendo illegalmente tre territori: Crimea e parte delle regioni di Donetsk e Lugansk”, ricorda, ponendo enfasi sul fatto che bisognasse “reagire in quel momento, condannando quelle azioni”.

 

Nel 2014 infatti, “si sperava negli accordi diplomatici, come gli accordi di Minsk e altre trattative” che però hanno solo dato alla Russia “l'occasione per incoraggiare l'aggressione, assecondando col passare del tempo la continuazione della guerra”, sfociata poi con l'escalation del 24 febbraio 2022.

 

Qual è stato il ruolo dell'Europa finora? “L'Unione europea non ha fatto subito tutto quello che poteva per impedire l'invasione su larga scala”, si rammarica Sorina, ricordando l'assenza delle istituzioni anche nel periodo successivo.

 

Un atteggiamento passivo che denota la mancanza di una comune presa di posizione tra gli Stati membri, a cominciare dall'Ungheria, “paese con interessi e idee simili a quelle della Russia”.

 

Non da meno le aziende italiane, che già intrattenevano dei partenariati commerciali con la Russia, e, nonostante l'aggravarsi del conflitto, ne continuano la collaborazione, “inviando, tra le varie merci, anche materiali di doppio utilizzo come chip e motori”, impiegabili poi in ambito militare.

 

Ma fino a quando può andare avanti questa situazione? Nata a Kharkiv, Sorina mantiene stretti i legami con il Paese d'origine, rafforzati ancora di più in questi anni. “La gente è stanca, però pronta a combattere e a difendersi – racconta – Nessuno vuole i russi, anche coloro che pensavano la Russia come una nazione di cultura”.

 

Molti ucraini infatti, seppur cresciuti parlando la lingua russa, “hanno deciso di abbandonarla: non è più un ricordo associato all'infanzia, una lingua piacevole da usare. Oggi è la lingua dell'invasore”.

 

Un tema, quello della lingua russa e dell'identità nazionale ucraina, che Sorina approfondirà durante il suo intervento al dibattito pubblico “La resistenza dell'Ucraina, il ruolo dell'Europa, il mondo dei tiranni”, moderato dal giornalista Paolo Ghezzi, che avrà luogo sabato 24 febbraio nella Sala di rappresentanza della Regione.

 

Tra i relatori, anche Domenico Quirico, editorialista de La Stampa, Augustyn Babiak, storico e teologo, e Giovanni Kessler, presidente dell'associazione EUcraina.

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