''La guerra in Ucraina rischia di diventare eterna; se finirà non sarà per volontà delle parti ma per mancanza di uomini", l'analisi di Domenico Quirico domani a Trento
Il giornalista de La Stampa interverrà sabato 24 febbraio all'incontro “La resistenza dell'Ucraina, il ruolo dell'Europa, il mondo dei tiranni” promosso da RASOM ed EUcraina. "Uno scenario inumano. Negare l'altro esclude ogni possibilità di mediazione"

TRENTO. Domenico Quirico, giornalista ed editorialista de La Stampa, nonché inviato di guerra, testimone e narratore delle crisi più importanti del nostro tempo. Guerre spesso senza fine, come quella che perdura in Ucraina.
“E' una guerra in cui non si contano più i morti, sia russi che ucraini”, spiega Quirico, provando a tracciare un bilancio di questi ultimi due anni in vista del dibattito pubblico promosso dall'Associazione culturale degli ucraini in Trentino RASOM e da EUcraina al quale parteciperà sabato 24 febbraio (qui l'evento). “Quando in guerra non si contano più i morti ma solo i missili, i droni e le munizioni”, si è già perso di vista il fattore umano. Questo infatti, “è uno scenario inumano”.
Difficile, pressoché impossibile, a questo punto, parlare di pace. Troppo tardi, forse anche per una tregua. “Si è passati dalla guerra all'inutile strage – continua Quirico – Non c'è più neanche alcun tentativo di dialogo tra contendenti”.
Un'impasse che esclude così ogni prospettiva di soluzione. “Ci troviamo di fronte alla negazione dell'Altro”, afferma Quirico, forte della sua lunga esperienza come inviato di guerra, ricordando come nel momento in cui viene negato l'Altro, “non vi sia più la possibilità di mediazione”.
“La guerra in Ucraina rischia di diventare eterna”, spiega ancora Quirico; “una guerra in cui le avanzate sono minime” che rischia di finire non tanto per una volontà delle parti “ma per mancanza di uomini”.
E per noi, cittadini europei, cosa significa questo conflitto senza fine? “Noi, questa guerra la viviamo come spettatori – risponde Quirico –; abbiamo contribuito all'assistenza dell'Ucraina fornendo denari e aiuti” ma ben presto “la nostra attenzione si sposterà su altro e questa guerra diventerà secondaria”.
Una conseguenza inevitabile “che fa parte del meccanismo derivante dall'allargarsi del conflitto”.
E sulla prospettiva di un'eventuale entrata in guerra, a fianco dell'Ucraina, commenta: “Mi auguro di no, ma la guerra a un certo punto prende la mano. Si innesca una sorta di meccanismo automatico che passa gradualmente a un livello superiore come è accaduto nel 1914 quando ci si è ritrovati tutti in guerra, senza accorgersene, come conseguenza di fatto di cronaca”.













