Ennesima rissa alla Residenza Fersina: tensione alle stelle. Tre persone portate in Questura. Continua il "gelo" tra Provincia e Comune sull'accoglienza migranti
"Niente di nuovo, è una situazione che viviamo ormai quotidianamente" commenta laconico un operatore della struttura di via Al Desert. Che a fine anno verrà abbattuta, ma non esiste ancora un'alternativa. E al bando di gara per la gestione futura si è presentata solamente una cooperativa sociale di Agrigento. Tra Provincia e Comune interazioni al minimo e comunicazioni mal condivise

TRENTO. "Niente di nuovo rispetto a quanto accade, ormai quasi quotidianamente, da un paio d'anni a questa parte. E' una consuetudine".
Il commento, laconico e quasi rassegnato, arriva da un operatore, che alla residenza "Fersina" ci lavora ogni giorno. Nella notte tra martedì 25 e mercoledì 26 febbraio, la struttura di via Al Desert è stato teatro dell'ennesima rissa che ha coinvolto diverse persone e ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine.
Tre degli ospiti, coinvolti nella scazzottata, sono stati accompagnati in Questura e poi rilasciati: hanno fatto, ovviamente, rientro alla "Fersina", dove la situazione resta complicatissima, i momenti di tensione sono all'ordine del giorno e, per di più, il futuro risulta oltremodo incerto.
Anzi, certamente entro la fine del 2025 il complesso di via Al Desert dovrà essere spostato per lasciare spazio al cantiere del Polo ospedaliero e universitario del Trentino. Sì, ma spostata dove? Ad oggi non è stato individuato un nuovo spazio, le interazioni tra Provincia (che ha le competenze in tema d'immigrazione) e Comune sono pressoché nulle, a tal punto che dell'episodio accaduto la scorsa notte, in via Belenzani nessuno sa nulla (o molto poco), perché da piazza Dante non sono arrivate né risposte, né informazioni, né conferme.
La residenza "Fersina" verrà abbattuta, ma chi la gestirà sino alla fine dell'anno e chi, successivamente, prenderà in carico la nuova struttura? Al bando di gara ha aderito solamente la cooperativa sociale "Il Sorriso" di Canicattì (che si occupa prevalentemente di Rsa), in provincia di Agrigento, mentre la cooperativa Kaleidoscopio - che attualmente si occupa della gestione - si è chiamata fuori definitivamente e la Croce Rossa ha scelto di non parteciparvi.
La situazione è assolutamente critica, la tensione continuamente alle stelle e l'episodio della scorsa notte ne è l'ennesima testimonianza: le risse, che sono scontri etnici tra i vari gruppi ospitati, sono ormai all'ordine del giorno e chi lavora all'interno della struttura ne è testimone e spesso si ritrova a dover gestire situazioni estremamente complicate.
A complicare il tutto ci sono i rapporti tutt'altro che idilliaci sulla gestione migranti tra Provincia e Comune: la comunicazione è ai minimi termini (in piazza Dante hanno preso malissimo, perché non ne erano informati, la nota stampa sulla disinfestazione di Casa Maurizio di martedì 25 febbraio), i rapporti complicati e non vi è vision comune riguardo il futuro. Anzi, i punti di vista sono diametralmente opposti.
La politica della Giunta Provinciale e del Governatore Fugatti riguardo l'accoglienza migranti ha infatti creato una "frattura" difficile da sanare con l'amministrazione comunale: la scelta di "tagliare" il numero di posti disponibili e di accentrare tutti i richiedenti sul capoluogo ha, infatti, cancellato il modello dell'accoglienza diffusa. Con tutte le problematiche del caso, inevitabili, che si sono riversate sulla città di Trento.


















