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Trento
30 maggio | 06:00

Caos migranti a Trento, è scontro aperto. Lega: "Colpa di Ugo Rossi". L'ex presidente: "Da 7 anni c'è il centrodestra in piazza Dante". Preoccupa il destino della Fersina

Accuse incrociate dopo la decisione di Fugatti di mettere alcuni migranti in alloggi Itea.  La Lega attacca: "È proprio la sinistra, quella che oggi si lamenta con posizioni prettamente strumentali, che ha promosso politiche di 'accoglienza a tutti i costi' sul nostro territorio, dando priorità agli stranieri invece che ai nostri Trentini". Rossi: “Queste persone stanno governando da sette anni e danno la colpa a chi c'era prima. Ma di cosa stiamo parlando?". Intanto c'è preoccupazione sul futuro dei lavoratori e degli ospiti della residenza Fersina

Foto Imagoeconomica
Foto Imagoeconomica

TRENTO.  La questione migranti torna al centro del dibattito politico a Trento, con lo scontro sempre più acceso tra partiti di centrosinistra e centrodestra, ma anche a livello istituzionale fra il Comune di Trento e la Provincia. Sullo sfondo ci sono le preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori delle strutture di accoglienza e del destino incerto di centinaia di richiedenti asilo. Le tante richieste arrivate dagli operatori sul proprio futuro sembrano essere state, fino ad oggi, ignorate dalla Provincia.

 

A far scaldare gli animi in queste ore è la decisione del governatore Maurizio Fugatti di trasferire una parte dei migranti oggi ospitati alla residenza Adige in 14 appartamenti Itea. Per una parte dei migranti ci sarebbe poi la volontà di trasferimento al residence Capitol come anticipato da il Dolomiti  (QUI L'ARTICOLO) e che l'Amministrazione comunale  ha definito una scelta, “abbastanza certa”.

 

Una decisione che sembra essere vissuta come un’emergenza, nonostante già da tempo la proprietà dello stabile di Vela avesse chiesto di rientrare in possesso dell’edificio.

 

In una lettera infuocata indirizzata al presidente della Provincia Maurizio Fugatti, al vertice di Itea e all’assessore provinciale alla Casa Simone Marchiori, nei giorni scorsi il sindaco Ianeselli e l’assessora Casonato avevano spiegato che “la scelta di sottrarre gli alloggi ai molti nuclei familiari in graduatoria (che attendono, magari da anni, l’assegnazione) non appare pienamente coerente, non rinvenendo, nella norma provinciale, alcun appiglio che possa far venir meno la destinazione prevista dalla norma stessa; inoltre, tale scelta avrà come ovvia conseguenza non solo la frustrazione delle legittime aspettative di molte famiglie, ma l’esacerbazione dei sentimenti di ostilità nei confronti dei migranti, in una triste guerra tra poveri che mette gli ultimi contro i penultimi. La città di Trento, che vanta una lunga tradizione di accoglienza ed inclusività, non sente affatto il bisogno di alimentare questa sterile e pericolosa conflittualità”.

 

Ad intervenire sul tema, nelle scorse ore, è stato il segretario cittadino della Lega e consigliere comunale, Devid Moranduzzo, che accusa la sinistra di ipocrisia e di aver creato, con le scelte del passato, la situazione critica di Vela.

 

È proprio la sinistra, quella che oggi si lamenta con posizioni prettamente strumentali, che ha promosso politiche di ‘accoglienza a tutti i costi’ sul nostro territorio, dando priorità agli stranieri invece che ai nostri Trentini, e creando situazioni come quella di Vela. La problematica è un’eredità chiara delle loro scelte passate; la gestione e le colpe di quel primo passaggio sono da attribuire inequivocabilmente all’amministrazione provinciale dell’epoca, in particolare sotto la presidenza Ugo Rossi”.

 

La colpa di quello che è successo, insomma, va sempre agli altri, nonostante il centrodestra stia governando il Trentino da ormai 7 anni. “Per la Lega – spiega ancora Moranduzzo – il benessere e l’accesso prioritario dei trentini agli alloggi Itea sono sempre stati e rimarranno un impegno irrinunciabile e costante”. “Siamo aperti al dialogo, ma è fondamentale che le scelte siano dettate da analisi oggettive, non da posizioni strumentali che ignorano le responsabilità passate. La Provincia Autonoma di Trento conferma il proprio impegno per il benessere dei cittadini e una gestione responsabile del territorio”, conclude Moranduzzo.

 

Sul tema dell’accoglienza e sulle accuse che arrivano dal centrodestra, ad intervenire è anche l’ex presidente della Provincia, Ugo Rossi. “Queste persone stanno governando da sette anni e danno la colpa a chi c’era prima. Ma di cosa stiamo parlando? Hanno distrutto un sistema che cercava di dare qualche possibilità di vita, di accoglienza e di integrazione alle persone, attraverso il loro inserimento in località più piccole e quindi più controllabili, nel rispetto proprio dei nuclei familiari, ospitandoli nei paesi trentini. Evitando concentrazioni e problematiche di vario genere”.

 

La gestione dei migranti, ovviamente, non è semplice. “Tutti hanno visto che il sistema che avevamo prima – spiega Rossi – evitava la concentrazione dei migranti in città. Sento dire che l’hanno demolito perché i sindaci non erano d’accordo. A me, da presidente, non si è mai rivolto nessun sindaco per dirmi che non era d’accordo. Alcuni hanno scritto per esprimere delle preoccupazioni a cui abbiamo cercato sempre di dare una risposta, ma mai un sindaco è venuto a dirci che non voleva accogliere migranti. Stiamo parlando di donne, di famiglie, di bambini”.

 

Per Rossi sarebbe oggi arrivato il momento, vista la situazione e lo scontro che si è creato nuovamente su questo tema, che il Consiglio delle Autonomie si esprimesse. “Sarebbe ora che il presidente convocasse l’organo delle autonomie locali e che i comuni, assieme, prendessero una posizione. Se non li vogliono, lo dicano ufficialmente”.

 

Intanto, se da un lato c’è lo scontro per la residenza Vela, a preoccupare è anche la residenza Fersina, dove sono diversi lavoratori e  280 migranti in attesa di capire cosa ne sarà del proprio futuro e, spesso, in attesa di una risposta sulla richiesta di protezione internazionale.

 

Da mesi, le organizzazioni sindacali e gli operatori del settore chiedono chiarezza sul destino del sistema di prima accoglienza in Trentino. Da mesi si segnalano criticità, episodi di violenza dovuti anche all’eccessivo affollamento, si chiedono incontri, ma fino ad oggi su quello che accadrà ai lavoratori e agli ospiti della residenza Fersina c’è solo silenzio.

 

La situazione è grave, considerando che il contratto di appalto con la cooperativa Kaleidoscopio scadrà a fine giugno. “Qui il problema attiene alla struttura, che deve essere restituita, anche in questo caso entro fine giugno 2025, ai proprietari. Anche in questo caso – spiegano i sindacati Cgil, Cisl e Uil – silenzio ufficiale da parte della Provincia, nonostante le richieste reiterate. Sono mesi che si conoscono le scadenze e le esigenze, sono mesi che la Provincia minimizza e, a quasi trenta giorni dalla chiusura, ancora non ci sono risposte certe. In compenso, la priorità pare essere quella di fare il possibile per impedire una effettiva integrazione ed esasperare le condizioni di attrito tra richiedenti asilo e residenti”.

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