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Trento
08 maggio | 06:00

Accoglienza, scadono gli appalti: "Lavoratori e migranti in balia dell'incertezza". Raddoppiati i tempi per entrare nelle strutture, ora ci vuole quasi un anno

A questa incertezza sul futuro si aggiungono continui episodi di violenza, minacce, infortuni e una convivenza forzata, in particolare alla Fersina, con persone affette da gravi disturbi psichiatrici o dipendenze. Crescono le domande di protezione internazionale, ma sono centinaia le persone sospese nell'attesa. C’è chi aspetta mesi, persino un anno, per accedere a un’accoglienza che si rivela poi inadeguata

Accoglienza, scadono gli appalti: "Lavoratori e migranti in balia dell'incertezza"

TRENTO. Gli appalti scadono, le cooperative si ritirano, gli edifici vengono sgomberati o destinati alla demolizione. Ma ci sono intere strutture piene zeppe di persone che non sanno cosa ne sarà del loro futuro. Situazioni al limite della sopportazione che rischiano di scoppiare da un momento all'altro e intanto da parte delle Istituzioni, da parte soprattutto della Provincia, c'è il più completo silenzio.

 

È un grido di allarme quello che nelle scorse ore hanno lanciato, nel corso di un incontro con i capigruppo provinciali, gli operatori, assieme ai sindacati, che lavorano all'interno delle tre strutture che a Trento accolgono i migranti.
Stiamo parlando della residenza Fersina dove all'interno ci sono circa 280 persone, della residenza Adige che ne ospita circa 50 con i nuclei familiari e minori, e della residenza Brennero con 70 persone.

 

Nelle scorse settimane avevamo raccontato quello che accadeva all'interno di una di queste strutture (QUI L'ARTICOLO) e l'allarme ora viene lanciato dai sindacati che si trovano a fare i conti con una situazione di emergenza su più fronti. “La Fersina è diventata un cestino sociale”, viene spiegato. Uno sfogo davvero tremendo che racconta il modo di sentirsi di chi lavora in queste strutture. Il rischio che possa accadere qualcosa di veramente grave per gli operatori e gli stessi ospiti ha superato il livello di allarme.

 

“Dobbiamo risolvere dei problemi emergenziali. Non si sa nulla sul futuro degli operatori e ancora meno di quello delle persone ospitate in questi centri”, spiegano Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.

 

La Kaleidoscopio è in proroga, ma solo fino a giugno, alla residenza Fersina. Dopo quella data c'è il vuoto. Nell'ultimo bando ha deciso di non partecipare e l'unica cooperativa che si era candidata è stata dichiarata idonea. Al momento, quindi, non sappiamo chi gestirà il centro di Trento sud.

 

La residenza Adige, che si trova alla Vela, deve essere liberata entro giugno come richiesto dai proprietari. Anche in questo caso, però, non sappiamo dove andranno a finire le famiglie che sono ospitate nella struttura. Si era ventilata la possibilità di un trasferimento dal residence Capitol, ma da parte della Provincia non è arrivata nessuna conferma.

 

A questa incertezza sul futuro si aggiungono continui episodi di violenza, minacce, infortuni, e una convivenza forzata, in particolare alla Fersina, con persone affette da gravi disturbi psichiatrici o dipendenze. La paura perseguita gli operatori e anche gli ospiti. A creare problemi sarebbe solamente una piccola minoranza, ma tanto basta per trasformare la struttura in un luogo invivibile.

 

Eppure, le risposte non arrivano nonostante le richieste sia dei sindacati che degli stessi lavoratori sono state fatte da tempo. Qualcuno parla di “bomba sociale”.

 

“Il personale è sottoposto a continue aggressioni da parte di persone che vengono regolarmente denunciati, anche se l’unico risultato è quello di far crescere i faldoni delle denunce. Questi personaggi violenti, dopo alcune ore vengono rilasciati e all’interno della Fersina scatta quella che molti chiamano 'caccia all'uomo': le azioni di ritorsione nei confronti di chi ha denunciato violenze e minacce”, hanno spiegato i sindacati.

 

Gli operatori, hanno aggiunto, “non sanno se alla sera ritorneranno a casa interi. Eppure la quasi totalità degli ospiti vuole integrarsi. Molti di questi lavorano, ma il problema della casa li costringe a tornare alla Fersina. Insomma, un circolo vizioso. I centri di accoglienza sono luoghi di concentramento e non si fa più nulla per l’accoglienza”.

Un sistema che ha lasciato soli i più fragili, migranti e lavoratori, in una spirale di abbandono e precarietà. E intanto cresce la paura che prima o poi possa davvero accadere qualcosa di grave. C'è chi non parla più di accoglienza. Si parla di sopravvivenza.

 

TEMPI DI ATTESA SEMPRE PIU' LUNGHI 

Un sistema che doveva accogliere, oggi lo fa solo in parte. Crescono le domande di protezione internazionale ma i tempi di attesa sono sempre più lunghi con centinaia di persone sospese. C’è chi aspetta mesi, persino un anno, per accedere a un’accoglienza che si rivela poi inadeguata.

 

E' un quadro davvero grammatico quello tratteggiato dalla Provincia di Trento in una interrogazione presentata dal consigliere del Partito Democratico Paolo Zanella.

 

"La disumanità di questa Giunta si supera di anno in anno”, denuncia il consigliere PD Paolo Zanella. “L’aggiornamento che ho chiesto in aula sugli ingressi nell’accoglienza straordinaria delle persone richiedenti protezione internazionale per il 2024 vede un ulteriore peggioramento del quadro. Le persone che fanno domanda aumentano e quelle che riescono ad entrare in accoglienza calano, attendendo anche un anno per accedere a un posto”.

 

Se nel 2023 le domande di appuntamento in questura presentate a Cinformi erano state 1805 che sono salite a 1857 nel 2024. Ci sono poi le domande di protezione internazionale presentate in Questura che sono 1429 nel 2024. Le richieste sbattono però contro i dati sugli effetti ingressi in accoglienza che se nel 2023 sono stati 319, nel 284 sono diminuiti a 284.

A far preoccupare sono i tempi di attesa tra la domanda in Questura dei migranti e l'ingresso in accoglienza. Se nel 2023 si attendevano dai 5 ai 7 mesi, ora i tempi sono pressoché raddoppiati e nel 2024 si attendeva dai 10 ai 12 mesi.

 

“Persone già provate dai motivi che le hanno spinte a migrare e dal viaggio della speranza sulla rotta balcanica, che vengono lasciate sotto un ponte a ri- fratturarsi. Il tutto solo perché si è ingaggiata una guerra ideologica contro i migranti, riducendo i posti in accoglienza e concentrandoli tutti su Trento e in poche residenze, nel caso della Fersina pure inadeguata e fatiscente” ha spiegato Paolo Zanella.

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