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Trento
28 aprile | 06:00

"All'addiaccio dormi nella paura, con un occhio sempre aperto". Oltre 100 i richiedenti asilo già in strada a Trento (e tanti altri rischiano di fare la stessa fine)

Sono già oltre un centinaio i richiedenti protezione internazionale che chiedono un posto dove dormire.  Preoccupa la chiusura  dei posti invernali, alle ex Bellesini quelli messi in campo sono stati 24 e, con fine maggio, chiuderanno i battenti. A Casa Shalom, invece, nel corso dell'inverno sono state ospitate 35 persone, ma a fine giugno una quindicina di questi posti, previsti per i mesi più freddi, saranno tolti

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. C'è chi dorme sotto un ponte, chi ha le cicatrici delle botte della polizia in Slovenia e Croazia e dei morsi dei cani. Vite sospese mentre attendono una risposta che, dopo mesi, ancora non arriva. Coperte marroni usate come tende per nascondersi e proteggersi. Chi è più fortunato ha una tenda e riesce a ripararsi in qualche modo dall’umidità dell’acqua del fiume Adige, che scorre a pochi metri di distanza. Qualcuno, addirittura, trova riparo nelle cavità, tra la terra e il cemento della strada, e si intravedono solo due o tre materassi sporchi di fango.

 

Sono i richiedenti protezione internazionale che arrivano a Trento e che non riescono a trovare un posto per dormire al caldo e al riparo. “Non trovare un posto per dormire e dover cercare un posto fuori non significa solo freddo e disagio ma anche paura. Diciamo che bisogna dormire con 'un occhio solo” ha spiegato uno dei migranti costretto a dormire lungo il fiume Adige.

 

Una situazione che, purtroppo, tra poche settimane rischia addirittura di peggiorare, visto che a fine maggio chiuderà, dopo l'apertura invernale, una delle due strutture che ospita richiedenti protezione internazionale in città, e poco dopo parzialmente anche l'altra.

 

Stiamo parlando delle ex scuole Bellesini, che si trovano nel quartiere di Cristo Re, e dell'accoglienza all'ex convento dei Cappuccini con Casa Shalom. Entrambe le strutture, grazie all'impegno anche del Comune di Trento, sono riuscite ad ospitare diversi migranti, ma, purtroppo, il flusso di arrivi è continuo e i numeri non smettono mai di salire.

 

Le strutture sono gestite dal Centro Astalli; alle ex Bellesini i posti messi in campo sono stati 24 e, con fine maggio, chiuderanno i battenti. A Casa Shalom, invece, nel corso dell'inverno sono state ospitate 35 persone, ma a fine giugno una quindicina di questi posti, previsti per i mesi più freddi, saranno tolti. I 730 posti messi in campo dalla Provincia non sono sufficienti e, nonostante l’appello arrivato più volte dalle associazioni di aumentare questo tetto, il numero non cambia.

 

L'auspicio è che il futuro bando del Comune per la gestione delle due strutture possa, in qualche modo, rendere permanenti tutti i posti, per riuscire ad offrire una maggiore accoglienza. I numeri lo richiedono. Gli arrivi via terra, per la rotta balcanica, in questi mesi non si sono fermati e, in estate, è possibile un aumento.

 

C’è chi raggiunge Trento provenendo da fuori provincia per presentare la richiesta di protezione internazionale sul nostro territorio, sperando di avere una risposta più veloce. Nell’ultimo anno, le associazioni che si occupano dell’accoglienza in Trentino hanno registrato l’arrivo di molti ragazzi provenienti dal Marocco, numeri elevati che vanno a sommarsi a quelli degli arrivi dal Pakistan.

 

La pressione su Trento è forte. Basta pensare che, nell'ultima settimana, sono un centinaio i richiedenti protezione che si sono rivolti allo sportello accoglienza per avere un posto dove dormire.

 

Il rischio, oggi, è quello di abituarsi all’emergenza, come se fosse una condizione inevitabile. Ma non può e non deve essere così. Dietro ad ogni coperta usata per ripararsi dal freddo o dietro ogni tenda messa lungo l'Adige, ci sono persone.

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