Freddo, liste d’attesa e posti che non bastano: il piano invernale per l'accoglienza resta fermo al palo? Ecco i numeri, a Trento più di duecento persone senza riparo
Nei giorni scorsi lo Sportello accoglienza registrava numeri alti di persone in cerca di un luogo al caldo dove dormire. In lista c'erano 113 persone richiedenti protezione internazionale. Si deve poi aggiungere la lista dei senzatetto che è arrivata ad un centinaio di persone costrette a dormire all'addiaccio. Preoccupante è anche il numero di donne che sono costrette a dormire all'aperto

TRENTO. “Non chiamano”. Gli occhi sono puntati sul cellulare. Ayman ha appena 26 anni e attende che nei dormitori della città si liberi un posto per poter dormire al caldo. Quando lo incontriamo è seduto, da solo, su una panchina lungo la pista ciclopedonale dell'Adige. Si è fatto ormai buio, fa freddo, e sa bene che dovrà trascorrere un'altra notte all'addiaccio.
Come lui, ci sono decine e decine di ragazzi che non hanno un posto dove ripararsi. Quando il sole sparisce c'è chi cerca un riparo in qualche anfratto del centro storico. Altri, invece, con dei cartoni e qualche coperta si mettono nei basamenti in cemento sotto i ponti. “Noi siamo in due e certe volte anche in tre. Cerchiamo di stare vicini di notte per scaldarci” racconta Ayman. Mentre ci parla viene raggiunto da un amico. Lo ha conosciuto alla mensa della Provvidenza. Lui è più fortunato perché ha trovato un posto in un dormitorio di bassa soglia dopo aver lavorato nei campi in una valle trentina, ma tra pochi giorni dovrà lasciarlo.
Il cemento freddo, il rumore dell'Adige e il gelo: è questo che molti si trovano davanti come una condanna. Dopo la sua elezione nel 2018, il governatore Maurizio Fugatti ha deciso di smantellare il sistema di accoglienza che aveva fatto diventare il Trentino un esempio per tutta l'Italia. Un sistema fatto di importanti collaborazioni tra istituzioni, associazioni e cittadini, dal quale si poteva garantire non solo solidarietà, ma anche sicurezza diffusa e controllo del territorio. Con la retorica del “Prima i trentini”, il governatore leghista ha cancellato un modello che funzionava, senza però proporre alternative efficaci. Un’operazione ideologica che, a conti fatti, non ha migliorato la vita dei trentini, diventando solamente un tornaconto elettorale.
Ed ora che le temperature si abbassano e l'inverno si avvicina, le risposte istituzionali sembrano restare ferme, congelate come le mani e i piedi di chi dorme all'aperto. Nonostante, infatti, l'aumento delle persone in difficoltà e degli arrivi attraverso la rotta balcanica negli scorsi mesi, anche quest'anno l'accoglienza invernale rischia di essere insufficiente.
Associazioni, Arcidiocesi, Fondazione Caritas e società civile ancora una volta dovranno farsi carico di quello che la Provincia dovrebbe garantire. Il progetto di “Accoglienza invernale” si sta costruendo in queste settimane, ma non sembrano esserci particolari novità nonostante l'aumento delle richieste di aiuto.
Nei giorni scorsi lo Sportello Accoglienza registrava numeri alti (e cambiano di continuo) di persone in cerca di un luogo al caldo dove dormire. In lista c'erano oltre 100 persone richiedenti protezione internazionale che devono essere chiamate per Casa Shalom e, a brevissimo, per Casa ex Bellesini. Sono persone che avrebbero diritto a un posto al Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) a Trento, e quindi alla Residenza Fersina, che però è al completo. Si deve poi aggiungere la lista dei senzatetto, che è arrivata anche in questo caso, ad un centinaio di persone costrette a dormire all'addiaccio. Non solo stranieri, ma anche trentini in difficoltà. Preoccupante è anche il numero di donne costrette a dormire all'aperto. Gli interventi messi in campo dalla Provincia sono ancora insufficienti. Sono una decina quelle che attendono un posto al caldo dove stare.
Con l’inverno ormai alle porte, i numeri parlano chiaro e disegnano un quadro preoccupante.
Il piano di accoglienza invernale vedrà, per i richiedenti protezione internazionale, i 35 posti letto permanenti di Casa Shalom che si trovano all'ex convento dei Cappuccini. A partire dal 3 novembre ci saranno anche i 24 posti a Casa ex Bellesini. Strutture importanti che, grazie all'impegno di Astalli, cercano di dare una risposta ai bisogni presenti sul territorio e all'insufficienza dei posti alla Residenza Fersina.
Per quanto riguarda, invece, i senza dimora, i dormitori permanenti aperti tutto l'anno su Trento sono Casa San Giovanni, che ha 30 posti letto e nel periodo invernale aumenteranno di venti arrivando a 50. Aperta 365 giorni l'anno anche la Bonomelli, con 32 posti letto, che aumenteranno nei mesi freddi fino ad arrivare, anche in questo caso, a 50. C'è infine il dormitorio di via Lavisotto della Fondazione Caritas con 24 posti letto, aperto tutto l'anno. A questi si aggiunge, per il periodo invernale, Casa Baldè con 24 posti letto. A Rovereto, invece, la struttura Il Portico mette a disposizione 30 posti che aumenteranno fino a 38.
In occasione delle giornate più fredde sarà, inoltre, attivato il piano freddo grazie all'impegno della Protezione Civile e delle associazioni. Questo permetterà un aumento di ulteriori 19 posti (per tempi limitati) suddivisi nelle diverse strutture. La Fondazione Caritas, inoltre, quest'anno ha messo a disposizione anche l'Oratorio di San Giuseppe in zona via Giusti, che potrà ospitare 22 persone.
Per l'accoglienza femminile, invece, abbiamo la Casa della Giovane con 30 posti e Casa Paola con altri 16 posti. Nessuna accoglienza a bassa soglia per le donne è però prevista a Rovereto.
Con le temperature in calo e le notti sempre più fredde, la vera emergenza continua ad essere non solo quella di trovare un posto letto al caldo, ma anche garantire dignità e sicurezza a chi oggi non ce l’ha.













