“Qui non si vive con dignità”, alla Residenza Fersina (I VIDEO) tra emergenza e silenzio della Provincia. Un angolo dimenticato: “Zero risposte a situazioni complesse”
Il silenzio e l'abbandono è prima di tutto quello delle istituzioni, della Provincia che pare immobile ma anche dei bandi di gestione che vanno pressoché deserti. All'interno della struttura sono ospitate circa 280 persone. “Qui da due anni alla Fersina si sta vivendo in queste situazioni siamo abbandonati" spiega un operatore a il Dolomiti. Al nuovo bando per la gestione della struttura ha risposto una coop siciliana che è stata ritenuta non adeguata e a Kaleidoscopio è stato chiesto di proseguire fino a giugno. Dalla Provincia, nonostante le richieste fatte, non arrivano risposte su cosa accadrà dopo quella data

TRENTO. Si ammassa, si concentra e si arriva all'esasperazione. Alla Residenza Fersina di Trento la situazione è al limite, e lo è da almeno due anni. Non è solo un edificio in stato di abbandono e degrado: è un luogo dove l’emergenza umana sembra essersi fatta stabile e silenziosa. Ospiti fragili, alcuni con disturbi psichiatrici, altri alle prese con dipendenze o comportamenti devianti, con i quali ogni giorno fanno i conti gli operatori, in numero ridotto, cercando di gestire il caos con risorse sempre più scarse.
Il silenzio e l'abbandono è prima di tutto quello delle istituzioni, della Provincia che pare immobile ma anche dei bandi di gestione che vanno pressoché deserti. A pagarne il prezzo sono tutti i 280 residenti che cercano con fatica di guardare avanti per costruirsi un futuro. Ma la convivenza forzata, in un luogo decadente, con una decina di persone problematiche, rende ogni giorno più difficile la possibilità di vivere e di lavorare.
Nei giorni scorsi questa esasperazione ha portato all'ennesimo grave episodio con un incendio in bagno di alcuni bidoni in plastica per i rifiuti e con il fumo che ha riempito quasi un intero piano. Non è la prima volta che avvengono episodi del genere. Episodi di violenza ci sono stati anche in passato con l'intervento delle forze dell'ordine.
“La struttura fatiscente, cade letteralmente a pezzi, questi ragazzi sono fermi lì dentro e quello che sta accadendo è una situazione impossibile da gestire” ci spiega un operatore che ha deciso di parlare con il Dolomiti chiedendo l'anonimato. Le cause dell'ultimo grave episodio non sono note. Di certo c'è una tensione e un malessere che negli ultimi anni sono aumentati complice anche della pressione che si è creata da una politica dell'accoglienza ridotta all'osso.
La cooperativa Kaleidoscopio gestisce la struttura dopo l'esperienza della Croce Rossa. Il suo incarico sarebbe stato fino alla fine dello scorso dicembre e l'intenzione era quella di non proseguire visto, secondo quanto riferito da alcuni, le tante problematiche di questi anni a cui la Provincia ha dato scarse risposte. I ritardi nel nuovo bando e il fatto che a rispondere sia stata solo una coop siciliana, ritenuta poi non adeguata, ha portato la Pat a chiedere a Kaleidoscopio la proroga nella gestione fino a giugno.
Al momento da parte della Provincia non viene fatto sapere quali sia la strada che si vuole adottare. Nessuna risposta su possibili bandi e sui nuovi gestori.
“Qui da due anni alla Fersina si sta vivendo in queste situazioni – ci spiega l'operatore - siamo abbandonati. Ci sono ospiti fragili, vulnerabili, che non dovrebbero rimanere in una struttura come questa, è stato chiesto un loro trasferimento ma non si è fatto nulla. Ci sono poi quelli che fanno uso di sostanze stupefacenti e quelli, pochi per fortuna, che hanno comportamenti devianti ma che danneggiato tutti gli altri. Noi ci troviamo in pochi a dover affrontare tutto e le risorse che la Provincia mette sono sempre di meno”.
Il video pubblicato da il Dolomiti nei giorni scorsi mostra una struttura in decadenza. Entrarci per capire e vedere quello che sta accadendo è difficile. Lo sanno bene anche i consiglieri provinciali di minoranza che negli scorsi mesi su richiesta del consigliere Paolo Zanella hanno posto il tema in Quarta Commissione. Per entrare hanno atteso a lungo perché arrivasse il nulla osta dal Commissariato del Governo, come prevede la norma. Norma che di fatto rende i Centri di accoglienza straordinaria meno accessibili da parte dei consiglieri provinciali persino di carceri e Cpr. Un'autorizzazione alla visita che incomprensibilmente ha tuttavia escluso la possibilità di accesso agli spazi “alloggiativi” delle persone ospitate - le stanze - il che ha reso la visita del tutto parziale rispetto alla possibilità di verificare le reali condizioni di vita all'interno.
“E' da anni che la situazione sta andando avanti in questo modo nonostante sia stato fatto sapere alla Provincia. Qui le persone - conclude l’operatore - sono travolte dalla frustrazione, dalla rabbia di non poter vivere dignitosamente. Sembra una parte dimenticata di Trento”.












