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Trento
31 maggio | 06:00

Niente accordo economico per il Capitol: Provincia in stallo, dove finiranno i migranti? Preoccupazione per la Fersina: "La Pat non dialoga, il tempo stringe"

Non ci sarà il trasferimento di una parte dei migranti della residenza Adige al residence Capital. Il motivo? Non è stato trovato l'accordo economico e la Pat ha quindi deciso di fare un passo indietro.  Intanto si fa sempre più urgente una scelta anche per la residenza Fersina, a giugno, infatti, scadrà la proroga della cooperativa Kaledoscopio e a fine anno i richiedenti protezione internazionale ospitati nella struttura di via Al Desert dovranno essere trasferiti

Niente accordo economico per il Capitol: Provincia in stallo, dove finiranno i migranti?

TRENTO. “Non è stato raggiunto un accordo economico”. Usa queste parole Gianni Bort, titolare del residence Capitol, per spiegare lo stop del trasferimento dei migranti dalla residenza Adige alla struttura che si trova a Gardolo.

Alla residenza Adige alla Vela sono accolte circa una settantina di persone, perlopiù donne e bambini. La proprietà della struttura, nei mesi scorsi, ha chiesto in anticipo di rientrare in possesso dello stabile. Per questo, i locali, in un primo momento, dovevano essere lasciati liberi per aprile, ma la Pat aveva chiesto e ottenuto una proroga a giugno.

 

Per trovare questa struttura, Patrimonio del Trentino, il 28 marzo scorso, aveva pubblicato sul proprio sito un avviso di indagine immobiliare, senza preoccuparsi di pubblicizzarlo più di tanto, per verificare la disponibilità di immobili ad uso residenziale da adibire all’accoglienza straordinaria dei richiedenti protezione temporanea e internazionale prevista dal Protocollo di intesa tra Provincia e Commissariato del Governo per la Provincia di Trento. Tra i requisiti essenziali, quelli sull'ubicazione: “L’immobile deve trovarsi all’interno del Comune di Trento, ad esclusione della circoscrizione Bondone, in zona ben servita dai mezzi pubblici per facilitare gli accessi ai servizi territoriali. Verranno prese in considerazione anche soluzioni dislocate su più immobili, purché sia possibile garantire un’agevole ed efficiente gestione da parte dei servizi preposti”.

 

Secondo sempre quanto riportato nel documento pubblicato da Patrimonio del Trentino, l’immobile deve essere idoneo ad ospitare almeno 70 persone, essere dotato di circa 23 alloggi arredati almeno con cucina, sanitari e mobilio essenziale.

 

Gianni Bort aveva confermato la propria disponibilità. “A noi hanno chiesto e siamo disponibili. Abbiamo presentato la documentazione richiesta, quello che viene chiesto ce l'abbiamo. Ma sulla scelta fatta ancora non sappiamo nulla, ovviamente bisogna capire poi i tempi e i metodi" aveva spiegato le scorse settimane a il Dolomiti. Il residence Capitol dispone di diversi appartamenti e il costo mensile varia dai 1000 ai 1200 euro (comprese le utenze). La richiesta fatta dalla Provincia sarebbe stata di 8 appartamenti. Nelle scorse settimane è proseguito il dialogo con la Provincia per riuscire a sciogliere tutti i nodi, senza però trovare l'accordo sperato.

 

Dopo lo stop del trasferimento al residence Capitol, resta ora da capire dove la Provincia troverà dei nuovi alloggi. Solo una parte, secondo le ultime informazioni, sarà ospitata in appartamenti Itea che sono in fase di sistemazione.

 

Tutto questo, ha spiegato il consigliere provinciale del Pd, Paolo Zanella, “a riprova del fatto che ci si è ridotti all’ultimo nell’affrontare le questioni organizzative e non vi è stata alcuna programmazione nei mesi di proroga concessi dal proprietario”. Il consigliere attacca la Provincia anche per il non coinvolgimento del Comune di Trento e degli altri enti del terzo settore per cercare assieme una soluzione.

“Per gli altri quattordici nuclei – spiega – la Provincia ha chiesto ad Itea la disponibilità di appartamenti che pare siano stati recuperati in tempi record per questa emergenza abitativa, attingendo da quelli non ancora in disponibilità del Comune per rispondere alle 2 graduatorie di edilizia abitativa pubblica (questo quanto dichiarato alla stampa ieri dall’assessore Marchiori). Appartamenti da destinare alle emergenze abitative che evidentemente possono essere recuperati rapidamente solo per togliere le castagne dal fuoco alla Provincia che nell’emergenza ci si è infilata a causa della sua incapacità programmatoria, ma non quando in emergenza ci si trovano direttamente le persone più fragili per le più disparate ragioni”.

 

Attualmente, spiega sempre Zanella in un'interrogazione, l’accompagnamento dei nuclei è gestito da Kaleidoscopio e non è dato sapere come questa redistribuzione dei nuclei familiari verrà gestita dalla stessa, visto che, a quanto pare, la Provincia non ha intavolato interlocuzioni con l'ente sulle modalità di accompagnamento e sui numeri di operatori necessari a garantire un'adeguata presa in carico di nuclei redistribuiti in diversi contesti del capoluogo.

 

Tra l’altro, sempre Kaleidoscopio vedrà la scadenza della proroga dell’affidamento del servizio di accoglienza a fine giugno alla Residenza Fersina. Una struttura che chiuderà a fine 2025 per essere demolita per far posto al nuovo ospedale, ma per i cui occupanti (270 persone richiedenti protezione internazionale) non si vedono soluzioni all’orizzonte.

“Anche qui – conclude Zanella – pare che non vi sia in atto nessun confronto con gli enti di terzo settore che si occupano di accoglienza e tantomeno vi sia la volontà di modificare il modello nella direzione di una redistribuzione territoriale che permetta migliori occasioni di inclusione e un minore impatto in termini di pressione sulle comunità”.

 

A rimanere senza risposte sono anche i lavoratori impegnati nelle strutture, che fino ad oggi non hanno ottenuto nessuna informazione e nessuna risposta dalla Pat.

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