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| 21 lug 2024 | 13:24

Aggressione Kj1, ecco come è andata: ''Orsa e escursionista trovatisi a 5 metri di distanza. E' iniziata la colluttazione. L'uomo è rimasto passivo ai colpi inferti, proteggendo il capo''

Nella nuova ordinanza di abbattimento di Fugatti si legge parte della ricostruzione dell'incidente dove si ammette anche che la femmina di orso ha agito in 'difesa' dei cuccioli e che l'uomo si è salvato perché ha attuato quelle regole di comportamento fondamentali da conoscere e che anche il massimo esperto di Ispra Genovesi aveva citato: ''Non è scappato, si è messo al suolo con il viso in basso, non ha cercato di reagire''

TRENTO. ''In data 16 luglio, alle ore 6.45, sopra la località Ceniga, comune di Dro, un uomo che era lungo il sentiero Sat n.428, è stato aggredito improvvisamente da un orso che gli ha procurato ferite che hanno richiesto l'intervento dei sanitari e il ricovero; in particolare nel percorrere il sentiero in salita l'escursionista ha avvistato l'orso ad una distanza di 5 metri. In detto istante si è poi sviluppata l'azione di attacco con una prima colluttazione che ha portato la persona a saltare verso valle in prossimità ed al di sotto della strada forestale Coste dell'Anglone. L'interazione è poi continuata per pochi secondi con l'escursionista rimasto passivo ai colpi inferti dal plantigrado (si è abbassato a terra coprendo il proprio capo)''. Si legge questo nella nuova ordinanza di abbattimento dell'orsa Kj1, firmata dal presidente Fugatti nelle ultime ore. Si tratta della seconda ordinanza visto che la prima, quella redatta a 'caldo', nell'immediato, era ovviamente mancante di un passaggio fondamentale: la certezza che a compiere l'aggressione fosse stata proprio quell'orsa con tre piccoli al seguito.

 

Per questo l'appello delle associazioni animaliste al Tar non poteva che essere accolto dai giudici che avevano sospeso la decisione del presidente della Provincia di Trento alla luce del fatto che l'abbattimento è irreversibile e se non si sa con certezza chi si va ad abbattere si rischia di sbagliare irrimediabilmente. Ieri le cose sono cambiate con l'arrivo, dalla Fem, delle analisi genetiche sull'esemplare che ha aggredito il turista francese sopra Dro e quindi la certezza che si trattava proprio di Kj1.

 

Quanto riportato nell'ordinanza spiega meglio cosa è successo in quei pochi attimi di incontro-scontro tra escursionista e orsa. L'uomo e l'orsa si sono accorti reciprocamente l'uno dell'altra all'ultimo secondo, quando ormai si trovavano a 5 metri di distanza. L'orsa, che è una mamma con i cuccioli e che era stata già più volte filmata e fotografata nelle ultime settimane (''13 segnalazioni - si legge nell'ordinanza - tra avvistamenti, danni, fototrappolaggio interazioni e indici occasionali dal 28 maggio al 16 luglio''), ha reagito come reagisce una femmina con cuccioli ed ha attaccato l'uomo. La Provincia nell'ordinanza ammette anche che ''l'aggressione sia riconducibile ad un attacco in difesa dei cuccioli, la propria preda o perché provocati in altro modo, anche se verosimilmente si possa anche ricondurre ad un attacco non provocato e che la frequentazione delle campagne dei comuni di Dro e Arco è riconducibile ad un comportamento di frequentazione di aree antropizzate alla ricerca del cibo prodotto dall'uomo e dunque ascrivibile a comportamenti potenzialmente pericolosi''.

 

Si è trattato, insomma, di un brutto incidente. L'uomo, però, è riuscito a mantenere il sangue freddo, in qualche modo, ed ha messo in atto alcuni dei comportamenti consigliati per affrontare certe situazioni. E infatti, qualche giorno fa, il massimo esperto dell'Ispra in tema, Paolo Genovesi, a Uno Mattina aveva spiegato proprio che il caso in oggetto dimostra come l'informazione e la formazione siano elementi cruciali per arrivare a una convivenza uomo-orsi (ben consci del fatto che il rischio zero non esiste e l'incidente è sempre possibile). ''Il turista francese - spiegava Genovesi - conosce molto bene la zona, ha una casa a Dro. Aveva attentamente studiato la cartellonistica che la Provincia di Trento sta apponendo, quindi sapeva il decalogo dei comportamenti di quando si incontra un orso. Era su un sentiero attrezzato e quindi non era nel bosco in aree non frequentate, eppure l'incontro c'è stato. Però il comportamento che ha tenuto, non è scappato, si è messo al suolo con il viso in basso, non ha cercato di reagire, ha probabilmente ridotto gli effetti perché le ferite sono gravi ma poteva andare peggio quindi è possibile con una corretta informazione e una corretta comunicazione ridurre i rischi che però ogni tanto ci sono lo stesso''. E la conferma arriva, adesso, anche da un atto ufficiale della Provincia, contenuto nell'ordinanza di abbattimento. 

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