Droga e telefonini “lanciati” all’interno del carcere di Trento da oltre le mura: “Sintomo di un problema serio e drammatico”
Un'importante operazione della polizia penitenziaria ha portato al ritrovamento di due pacchetti lanciati dall'esterno del carcere e contenenti della sostanza stupefacente e un telefono cellulare con tanto di caricabatterie e sim

TRENTO. Non c’è pace per le carceri del Triveneto: l’ultimo episodio è quello segnalato proprio al carcere di Trento a Spini di Gardolo dove un’importante operazione della polizia penitenziaria ha portato al ritrovamento di droga e telefoni cellulari.
Il fatto è avvenuto ieri mattina, lunedì 16 settembre: "All’interno dell’intercinta dell’Istituto di Spini di Gardolo - racconta David Stenghel, delegato regionale del sindacato autonomo polizia penitenziaria - vi è stato il ritrovamento di un pacchetto lanciato dall’esterno contenente all’incirca 200 grammi di sostanza stupefacente di tipo cannabinoidi; dopo ulteriori verifiche, anche con l’ausilio delle registrazioni delle videocamere, è stato trovato un altro pacchetto contenente un telefono cellulare completo di caricabatterie e scheda telefonica, destinato all’uso illegittimo da parte della popolazione detenuta”.
Stenghel ha parole di plauso ed apprezzamento per il reparto di polizia penitenziaria in servizio a Spini di Gardolo, ma torna ad evidenziare che “il primo e più rappresentativo sindacato della categoria, il Sappe, torna a richiamare l’attenzione dei vertici regionali e nazionali dell’amministrazione penitenziaria affinché vengano date risposte concrete alla risoluzione delle problematiche in atto nelle carceri del Triveneto, anche dotando le donne e gli uomini della polizia penitenziaria, da sempre in prima linea sul fronte dell’ingresso e possesso di droga e telefonini in carcere, di adeguati strumenti tecnologici di controllo”.
“Non è più accettabile che all’interno delle carceri ci siano decine e decine di telefoni cellulari: questo, ormai, è un problema serio e drammatico”, aggiunge Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria.
“Il Sappe denuncia ormai da tempo la situazione insostenibile delle carceri del Triveneto”, prosegue Capece. “È sempre e solo grazie all'alta professionalità della polizia penitenziaria che ancora una volta si è riusciti a garantire la sicurezza interna degli istituti: ma domandiamo ai vertici del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a che punto è proprio il progetto di schermatura degli istituti, proprio per neutralizzare l'utilizzo dei telefoni cellulari e scoraggiarne l'introduzione, garantendo così quella prevenzione che, in casi di questo tipo, può risultare più efficace della repressione".


















