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| 17 ott 2024 | 06:01

''Mai stati tanti tossicodipendenti in carcere. Entra troppa droga che serve anche per 'affari sporchi' e piaceri sessuali''

L'allarme del sindacato di polizia penitenziaria alla luce dei dati della relazione annuale al Parlamento del 2024: quasi il 40% dei detenuti in Italia ha problemi di tossicodipendenza con gli estremi registrati a Bolzano e in Lombardia (50%) e Friuli Venezia Giulia, Calabria e Trento (sotto il 20%). Un mese fa le operazioni compiute dalla polizia penitenziaria proprio a Trento e a Montorio

Mai stati tanti tossicodipendenti in carcere

TRENTO. A livello nazionale le persone tossicodipendenti entrate in carcere nel 2023 sul totale degli ingressi sfiora il 40%, un dato altissimo e in crescita rispetto al 2022 quando sfiorava il 30%. Questo, ovviamente, provoca pesanti ripercussioni sulla stesa vita all'interno delle strutture penitenziarie con problemi che si acuiscono enormemente e la droga che circola pesantemente anche nelle stesse case circondariali.

 

Solo un mese fa nel carcere di Trento la polizia penitenziaria aveva portato a termine un'importante operazione rinvenendo un pacchetto lanciato dall'esterno, nell'intercinta dell'Istituto di Spini di Gardolo, contenente 200 grammi di droga (cannabinoidi) e poi un altro pacchetto contenente un telefono cellulare completo di caricabatteria e scheda telefonica. Due giorni prima nel carcere di Montorio, di Verona, a seguito di accertamenti info-investigativi si è provveduto a una perquisizione straordinaria, con l'ausilio del personale unità Cinofili, in una sezione del reparto detentivo dove è stato rinvenuta droga (cocaina e hashish), il tutto ben occultati all'interno delle celle. Droga che per gli inquirenti sarebbe stata utilizzata ai fini di spaccio all'interno dell'istituto con il paradossale risultato che due detenuti sono stati denunciati a piede libero mentre un altro detenuto è stato tratto in arresto.

 

L'allarme allora viene rilanciato con forza dal segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo che spiega come ''il mercato della droga in carcere si è evoluto: tra pastiglie di farmaci tritati o sniffati (l'orudis 200, il contramal, lo stinox, il lentomil - che vengono date per terapia – per citarne alcuni e persino la tachipirina), cerotti alla morfina, francobolli con colla ricavata da stupefacenti, spaccio e consumo hanno subito cambiamenti notevoli che il personale penitenziario non è certo in grado di cogliere e tanto meno contrastare''.

 

Il problema è sempre più impellente e lo stesso Di Giacomo spiega come ''il primo fattore che determina la più larga diffusione di stupefacenti di sempre'' nei nostri carceri sia ''l’aumento esponenziale dei detenuti tossicodipendenti''.  ''È da record la percentuale di persone con tossicodipendenza entrate in carcere nel 2023 sul totale degli ingressi - chiarisce -. A livello nazionale, secondo quanto riferisce la relazione annuale al Parlamento del 2024 che esamina lo stato delle tossicodipendenze in carcere, sono state 15.492 le persone tossicodipendenti entrate in carcere, pari al 38% degli ingressi totali (40.661), in aumento rispetto al 29,9% del 2022, causati in buona parte dall’articolo 73 del Testo Unico, quello che riguarda la «detenzione a fini di spaccio»''.

 

A livello regionale, questo valore scende sotto il 20% negli istituti penitenziari delle regioni Friuli Venezia Giulia, Calabria e nella provincia di Trento ed è superiore al 50% negli istituti della regione Lombardia e della provincia di Bolzano. ''Perciò – evidenzia Di Giacomo – di fronte di una domanda più forte, la criminalità si ingegna per far entrare nei modi più “fantasiosi” e non solo in alimenti e abbigliamento sostanze di ogni tipo ben occultate. Ma non per tutti i detenuti l’“approvvigionamento” di droga è complicato: i boss e quanti dispongono di aiuti all’esterno sono privilegiati e usano le droghe per ricattare i detenuti “poveri Cristi”, in tanti casi utilizzati come manodopera per “affari sporchi” in carcere e persino per atti sessuali''.

 

Una situazione che per il sindacato di polizia penitenziaria avrebbe superato ogni limite ''al punto che alcuni istituti per “traffico” superano persino le piazze di spaccio di grandi città.'' Per Di Giacomo inoltre la proposta del Ministro Nordio di coinvolgere il mondo delle comunità per ridurre il sovraffollamento degli istituti penitenziari, per quanto riguarda i detenuti che devono scontare gli arresti domiciliari ma non hanno un proprio domicilio e in particolare quelli tossicodipendenti, non può avere alcun effetto tenuto conto che sinora i detenuti tossicodipendenti affidati a comunità sono poche centinaia e non possono essere più numerosi. Dunque ''non basta prendere atto di questa realtà che invece si vorrebbe rimuovere: è necessario un piano straordinario mettendo in campo innanzitutto personale medico e paramedico specializzato, psicologi, senza scaricare tutto sugli agenti penitenziari''. 

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