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Trento
03 marzo | 21:20

Carcere di Trento, tra sovraffollamento e problemi psichiatrici. Oltre 400 i detenuti, il Garante: "La struttura è sottoposta a notevole stress"

Il  garante dei diritti dei detenuti, Giovanni Maria Pavarin ha illustrato l’attività svolta dal suo osservatorio nel 2025 facendo una fotografia della situazione che oggi vive la casa circondariale di Spini di Gardolo

Carcere di Trento, tra sovraffollamento e problemi psichiatrici
di Margherita Tomadini

TRENTO. La situazione continua ad essere complessa, sono oltre 400 i detenuti nel carcere di Trento, un numero ben superiore alla capienza ordinaria della struttura (240), ma non solo.

 

Ci sono problemi psichiatrici e negli ultimi tempi si è registrata una riduzione importante del numero di poliziotti penitenziari. Criticità che sono state riprese anche nelle parole del Garante dei diritti dei detenuti di Trento, Giovanni Maria Pavarin, nel corso della relazione annuale. (QUI IL DOCUMENTO COMPLETO)

 

I DETENUTI

Al momento, il carcere ospita 410 persone, un numero alto che vede 365 uomini e 45 donne. Tra questi detenuti il 67% è di origine straniera.

 

Sono oltre 270 le persone nate all’estero, mentre 45 sul totale sono effettivamente nati nella provincia di Trento. Una componente così alta di stranieri non può che presentare difficoltà più o meno facili da risolvere: la comprensione della lingua, problematiche relative alla cultura/religione, mancanza di punti di riferimento. La maggior parte dei detenuti stranieri sono più giovani (6 su 10  hanno meno di 40 anni) rispetto al gruppo di italiani (oltre i 50 anni).

 

SALUTE E ASSISTENZA SANITARIA

Nel quadro dell’assistenza sanitaria in carcere forti difficoltà derivano  dalla presenza di una quota parte di popolazione affetta da patologie psichiatriche: circa un quarto della popolazione detenuta risulta infatti in carico all’area sanitaria per diagnosi quali disturbi psicotici, disturbi dell’umore, importanti disturbi d’ansia, gravi disturbi della personalità e disturbi in comorbilità con uso di sostanze psicotrope o stupefacenti.

Gli eventi critici registrati nel 2025 risultano comunque in calo rispetto all’anno 2024 (18 atti autolesionistici contro i 27 del 2024).

 

PERSONALE CHE MANCA E VOLONTARI NECESSARI

“Le unità della Polizia Penitenziaria al momento sono 168, rispetto alle 211 previste - lamenta Pavarin – c'è una forte carenza di figure intermedie, gran parte del personale presente è neoassunto e non possiede un’esperienza tale da essere in grado di dialogare accuratamente con le criticità del contesto".

 

C'è la necessità di una formazione permanente sulle funzioni di osservazione e sul trattamento dei detenuti: questa scarsità di personale si riversa sui detenuti, diventando motivo spesso di mancate visite, andando ad appesantire le sensazioni di sconforto.

 

La componente del volontario è stata più volte citata, come presenza fondamentale per il carcere di Trento, che vede coinvolti tanti sportelli. “La città sembra avere ricchezze esterne che non vedono l’ora di entrare a pieno titolo e ciò aiuta per quanto possibile il ruolo della polizia” dichiara fiducioso il Garante.

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE, TRATTAMENTO DEI DETENUTI

“Più gente studia, meno delinquenti avremo - ha spiegato  l’ex magistrato - al momento il livello di istruzione all’interno del carcere è la terza media”. Le attività presenti nell'istituto sono comunque varie: lavorative, scolastiche,

trattamentali (ovvero percorsi rieducativi).

 

Dalla relazione generale emergono difficoltà importanti, ma allo stesso tempo Pavarin auspica che dalla denuncia di queste, ne derivi un miglioramento.

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