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Trento
13 gennaio | 16:14

Femminicidi, la psicologa: "La speranza oggi è riposta nei giovani, sulle tematiche di genere hanno una sensibilità molto più alta rispetto agli adulti"

Le parole della presidente dell'Ordine degli psicologi del Trentino, Roberta Bommassar, dopo il dramma di Valfloriana: "Tra i giovani c'è una sensibilità molto più sviluppata che tra gli adulti. Hanno meno pregiudizi e mostrano una maggiore capacità di confrontarsi con queste problematiche. Sono meno impauriti e incastrati in ruoli tradizionali"

di Isotta Maria Colasanti e Michele Terragnolo

TRENTO. L'ennesimo femminicidio, già il quarto dall'inizio dell'anno. Un dramma che in questo caso tocca da vicino la comunità trentina, scossa per la morte della 37enne Ester Palmieri, uccisa dal 45enne Igor Moser, l'ex compagno (che si è poi tolto la vita) in fase di separazione a Valfloriana, in Val di Fiemme. L'ennesimo femminicidio, dicevamo, che vede vittima in questo caso non solo Palmieri ma anche i tre figli della coppia (tutti tra i 5 ed i 10 anni), rimasti ora da soli. Inevitabile, allargando lo sguardo, cercare per l'ennesima volta di ragionare sulla tragedia, per capire quali siano le strade da seguire per arginare un fenomeno che, numeri alla mano, rimane una costante emergenza anno dopo anno.

 

Come spiega infatti a il Dolomiti la presidente dell'Ordine degli psicologi della Provincia di Trento, Roberta Bommassar, da 20 anni in Italia il numero dei crimini violenti è in calo. Non quello dei femminicidi. “I meccanismi mentali che sono in noi – spiega l'esperta – e che tramandiamo anche in modo inconsapevole di generazione in generazione, si evolvono con minor velocità di quanto si muova la realtà esterna. La speranza oggi è riposta nei giovani, che sulle tematiche di genere dimostrano una sensibilità molto più alta rispetto agli adulti”. 

 

Come riportato dal Ministero dell'Interno, nel 2023 sono state 97 le donne uccise in ambito familiare/affettivo, 63 delle quali da partner o ex partner. Il “filo rosso” che collega le tragedie l'una con l'altra spesso è lo stesso: l'incapacità da parte dell'uomo di accettare che la donna scelga di seguire una strada diversa, di autonomia. Analizzando poi il contesto dei casi, dice Bommassar: “In tutti i femminicidi c'è sicuramente una violenza, ma non sempre scaturisce da una relazione storicamente violenta. Spesso chi commette questi atti ha vissuto situazioni di fragilità nella costruzione della propria identità”. 

 

Fragilità che nel corso degli anni vengono poi compensate o nascoste, anche grazie allo sviluppo di legami affettivi: “Nel momento di frattura – dice Bommassar – come nel momento di separazione di una coppia, possono tornare a galla. Sono convinta che la scuola abbia un ruolo centrale nel portare a riflettere i giovani su questi temi, essendo il luogo dove si possono affrontare queste problematiche con menti capaci di confrontarsi e di avere una maggiore libertà di espressione davanti agli adulti competenti piuttosto che davanti ai genitori”. 

 

Eppure, continua la presidente dell'Ordine degli psicologi del Trentino: “Le modalità di pensiero e le aspettative delle ragazze riguardo alle relazioni con i maschi adottano in molti casi meccanismi di 50 anni fa. Sebbene le nuove generazioni non siano infatti 'incastrate' in ruoli di genere tradizionali, si tende a livello sociale a riconoscere ai ragazzi modelli legati alla cultura patriarcale, ad una dimensione di maggiore libertà; diverso è il discorso per le ragazze”. Insomma, i giovani vivono in una società nella quale da una parte vengono spinti verso l'autonomia nelle decisioni, mentre dall'altra vengono tramandati modelli tradizionali che si muovono in direzione opposta

 

“In questo contesto però – conclude Bommassar – vorrei dare un segnale di speranza ed ottimismo parlando proprio dei giovani: tra di loro c'è una sensibilità molto più sviluppata che tra gli adulti. Hanno meno pregiudizi e mostrano una maggiore capacità di confrontarsi con queste problematiche. Sono meno impauriti e incastrati in ruoli tradizionali”.

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