"Festival dell'Economia di Trento? Sembra il festival di Confindustria". Laterza spara a zero sulla kermesse trentina: "Dev'essere un luogo di pensiero, non di intrattenimento"
Le parole di Giuseppe Laterza, presidente dell'omonima casa editrice e tra i fondatori storici della kermesse dello scoiattolo a Trento (organizzata in tandem proprio da Laterza e da Tito Boeri fino al divorzio con la Provincia di Trento nel 2021, con la guida del Festival affidata in seguito al Sole 24 Ore) alla trasmissione Zapping di Rai Radio 1 del 30 maggio

TRENTO. Da Trento a Torino, per un Festival dell'Economia che si chiude (la kermesse trentina è terminata ufficialmente il 26 maggio con più eventi e più relatori in programma rispetto allo scorso anno, ma con un numero di partecipanti in linea con l'edizione passata, Qui Articolo) un altro ha preso il via (il Festival Internazionale dell'Economia di Torino è iniziato ieri, 30 maggio, e proseguirà fino a domenica 2 giugno), portando nel capoluogo piemontese quasi 300 relatori per discutere di conoscenza con un focus in particolare sull'intelligenza artificiale. Con l'inizio della terza edizione della 'nuova' kermesse firmata dal tandem Editori Laterza e Tito Boeri però, gli stessi, ricordiamo, che hanno fondato e poi diretto per anni il festival trentino prima del divorzio con la Provincia di Trento nel 2021, non mancano le polemiche 'a distanza', con l'editore Giuseppe Laterza che ha criticato duramente ieri (30 maggio) il festival trentino ai microfoni di Rai Radio 1, nel corso del programma Zapping condotto da Giancarlo Loquenzi.
In primis l'editore ha parlato, dopo la lunga esperienza a Trento, delle differenze con il capoluogo piemontese: “Torino è una città molto più impegnativa – ha detto – non solo rispetto a Trento, ma rispetto anche alle altre città dove di solito si tengono i festival, che sono, diciamo, di dimensioni medie, attorno ai 100mila abitanti. Torino è molto più grande, è una città che ha già una grandissima ricchezza d'iniziativa e che però, nel rapporto per esempio con l'Università, con il Politecnico, con le istituzioni e le associazioni, ha la possibilità di moltiplicare le idee. Quello che abbiamo fatto in questi tre anni è stato di potenziare ancora di più il festival e inserirlo nel tessuto sociale di una città che è molto ricca: è una sfida, ma anche un'occasione in più. Quando siamo arrivati qui, su invito delle istituzioni piemontesi, avevamo alternative molto attraenti e più facili, però ci è sembrato che dopo 16 anni il festival avesse raggiunto la maggiore età e fosse giusto cimentarsi con una città che ha una storia straordinaria ed è un vero laboratorio”.
“Ma due festival uno dietro l'altro – ha proseguito il conduttore – non vi sembra strano? Non vi disturba un po'?”. “Ma sono così diversi – ha replicato Laterza – io devo dire che scorrendo il programma del Festival di Trento esito un po' a definirlo un festival dell'economia. Si parla della caduta dell'Impero Romano, si parla dei bambini felici, si parla di sguardo femminile sul museo (e ne parla, peraltro, un uomo). Non capisco bene, sono panel su panel con 5-6 persone che non sembrano avere alcuna competenza, di argomenti diversi. E poi c'è tantissimo spettacolo con cantanti, attori, comici, persone di televisione. Quindi non riesco più neanche a capire cosa ci sia di economia: mi sembra più il festival di Confindustria, molto orientato ideologicamente e fatto da Confindustria, per carità rispettabile associazione, ma dove è chiaro che l'opinione prevalente è quella di Confindustria e del giornale che la rappresenta. Nel nostro festival non c'è un'opinione prevalente, c'è un direttore scientifico che ha una sua idea ma che invita persone anche molto lontane. E Laterza, fin dai tempi della genesi con Benedetto Croce, è una casa editrice liberale: abbiamo pubblicato autori di destra, anche radicale, e di sinistra. Il festival dev'essere un luogo di pensiero e non di intrattenimento. Se poi ci si diverte meglio, ma se uno vuole divertirsi vada all'avanspettacolo”.














