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| 20 apr 2024 | 13:39

La Corte di Cassazione annulla una multa comminata con l'autovelox: il dispositivo è "autorizzato" e non "omologato". Come tantissimi altri. Si teme l'effetto domino

Una sfumatura di poco conto? Una diversa forma lessicale? No, assolutamente e la Cassazione l'ha messo nero su bianco: "La sentenza impugnata ha operato una distinzione tra i due procedimenti. L'approvazione non richiede la comparazione del prototipo con caratteristiche ritenute fondamentali o con particolari prescrizioni, mentre l'omologazione autorizza la riproduzione in serie di un apparecchio testato in laboratorio"

TREVISO. Il precedente adesso c'è, eccome, e potrebbe scatenare un clamoroso effetto domino.

 

La Corte di Cassazione ha annullato in via definitiva la multa comminata ad un avvocato di Treviso, che nel 2021 era stato sanzionato perché un autovelox aveva rilevato che stava percorrendo un tratto di tangenziale a 97 chilometri all'ora con il limite fissato a 90 km/h.

 

Sin qui nulla di particolarmente "strano": la sanzione era già stata annullata sia dal giudice di pace che da quello ordinario e la Corte Suprema ha confermato il verdetto, bocciando il ricorso presentato dal comune di Treviso, che aveva deciso di arrivare sino al terzo (e ultimo, secondo l'ordinamento giuridico italiano) grado di giudizio.

 

Non è certamente la prima volta che accade, ma è in assoluto la prima volta che Corte di Cassazione annulla una multa perché l'autovelox in questione, come la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano, è "autorizzato" e non "omologato".

 

Una sfumatura di poco conto? Una diversa forma lessicale? Qualcuno potrebbe parlare di "cavillo". Ma sarebbe sbagliatissimo. Sì, perché alla luce di tale sentenza potrebbe cambiare tutto per quanto riguarda le contravvenzioni emesse per eccesso di velocità grazie agli autovelox.

 

E adesso la Cassazione l'ha messo nero su bianco. Scrivono i giudici del "Palazzaccio": "la sentenza impugnata ha operato una distinzione tra i due procedimenti. L'approvazione non richiede la comparazione del prototipo con caratteristiche ritenute fondamentali o con particolari prescrizioni, mentre l'omologazione autorizza la riproduzione in serie di un apparecchio testato in laboratorio".

 

In poche parole: se lo strumento è autorizzato la multa non è valida. Per far sì che le sanzioni siano "non impugnabili" serve l'omologazione. E quanti degli autovelox attualmente presenti sul territorio italiano sono omologati?

 

In Veneto la situazione è decisamente complicata: la maggior parte dei dispositivi sono infatti "autorizzati" e non "omologati", proprio come quello di Treviso.

 

"Dal 2020 il Ministero ha fatto solo autorizzazioni, ritenendo equivalenti ai fini sanzionatori le due procedure - ha dichiarato al Corriere del Veneto il dottor Carlo Rapicavoli, direttore dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Veneto -. I comuni, legittimamente, si sentivano in regola, data l'indicazione degli uffici competenti. Ma la recente sentenza smentisce l'interpretazione da sempre sostenuta dal Ministero".

 

La riforma del codice della strada, voluta e fortemente "spinta" dal ministro Salvini, aveva parificato nel due procedure nel testo approvato al Senato, peccato che poi alla Camera tale passaggio sia stato rimosso.

 

"Nonostante la consapevolezza dell'incertezza normativa - conclude Rapicavoli -. L'attenzione sulla riforma, invece, si è concentrata sui limiti di velocità, sulla collocazione e le distanze. La decisione della Cassazione espone a ricorso e potenzialmente annullamento gran parte delle violazioni contestate, ponendo in gravi difficoltà, anche di ordine finanziario, i comuni. Un'ennesima prova della difficoltà per gli enti locali nel districarsi tra norme poco chiare e circolari interpretative che poi non resistono alle pronunce giurisdizionali. Bisogna rimediare con urgenza".

 

Certo gli autovelox "autorizzati" potranno essere oggetto di omologazione o sostituiti con dispositivi normativamente inattaccabili, ma in quali tempi e, soprattutto, a quali costi?

 

Il rischio per i comuni è quello d'incorrere in un "fiume" di ricorsi con i ricorrenti pronti, a questo punto, visto il precedente, ad andare sino in fondo. Le multe infatti potrebbero essere annullate in primo e secondo grado e il mancato incasso nei tempi previsti costituirebbe un enorme danno finanziario per le casse dei comuni.

 

E in provincia di Trento quale è la situazione? Gli autovelox sono "autorizzati" od "omologati"?

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