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Trento
09 ottobre | 18:49

Meteo, nuova allerta (arancione): ecco come si sta preparando il Trentino. L'Ufficio dighe: "Il terreno è già saturo, bisogna essere pronti ad agire”

In vista delle piogge che interesseranno (nuovamente) il territorio in particolare nella mattinata di domani, l'Ufficio dighe della Provincia autonoma di Trento ha chiesto di abbassare i livelli in diversi bacini per garantire spazio di laminazione e scolmare così le punte di piena: ecco i dettagli nelle parole del direttore dell'Ufficio, Giuliano Rizzi

TRENTO. Allerta arancione in Trentino Alto Adige, dopo le piogge registrate nella giornata di ieri (8 ottobre), sono in arrivo altre abbondanti precipitazioni (fino a 100 millimetri secondo le previsioni degli esperti, Qui Articolo): autorità al lavoro per garantire spazio di laminazione in vista delle (nuove) piene dei corsi d'acqua. A sottolinearlo a il Dolomiti è il direttore dell'Ufficio dighe della Pat, Giuliano Rizzi, che precisa come il livello d'allerta si sia alzato proprio perché il terreno è già saturo, limitando la capacità di assorbimento delle precipitazioni e favorendo lo scorrimento dell'acqua in superficie.

 

“Siamo in allerta arancione – dice Rizzi – e prevediamo precipitazioni significative, anche se probabilmente non come nella giornata di ieri. Sulla base delle previsioni attuali il passaggio sembra essere concentrato nella mattinata di domani: il problema è che dopo le piogge registrate ieri il terreno risulta già abbondantemente imbibito, portando a fenomeni di ruscellamento più veloci”. In altre parole, rispetto a ieri (8 ottobre), le risposte di piena saranno più impulsive e rapide.

 

“Per quanto riguarda i maggiori corsi d'acqua – continua Rizzi – l'Adige è sulla prima soglia d'allerta su tre. Nel pomeriggio la portata all'idrometro del Ponte di San Lorenzo è scesa sotto i 1000 metri cubi al secondo (questa mattina era pari a 1098 metri cubi al secondo, con un importante aumento rispetto ai 274 metri cubi della mattina precedente, Qui Articolo). Dopo le precipitazioni di domani, si potrebbe risalire attorno ai 1200 metri cubi al secondo”. Si tratta di un valore importante, ma ben lontano, per esempio, dal limite al quale si decide l'apertura della Galleria Adige Garda (a livello di altezza idrometrica la soglia critica, stando alla convenzione firmata nel 2002 dagli enti interessati, è pari a 5 metri al ponte di San Lorenzo, equivalente secondo Rizzi a una portata vicina ai 1.600 metri cubi al secondo).

 

“Per quanto riguarda il Sarca invece – dice il direttore dell'Ufficio dighe – nell'area terminale, indicativamente da Dro alla zona di Torbole, il corso d'acqua è sceso nel pomeriggio a una portata di circa 100 metri cubi al secondo. Nella giornata di ieri siamo arrivati a un massimo di circa 400 e prevediamo di arrivare a livelli simili dopo le precipitazioni di domani”. Nella serata di ieri i vigili del fuoco erano entrati in azione sulle sponde del fiume per monitorare la situazione (Qui Articolo) mentre nel Garda sono arrivati circa 40 quintali di legname trasportati dalla piena (Qui Articolo). E la situazione, sottolinea ancora Rizzi, sarebbe stata ben peggiore senza un'accurata organizzazione in preparazione dell'evento meteo.

 

“La maggior parte del legname – dice infatti il direttore – è stata fermata dalla diga nel bacino di Ponte Pià. In altre parole, tutto il legname riversato nel Garda è stato raccolto dal fiume nel suo corso 'basso'. Senza la laminazione garantita dal bacino la portata del Sarca sarebbe probabilmente arrivata a toccare i 500 metri cubi al secondo”. E in vista delle nuove precipitazioni (piogge intense, fino a 50 millimetri, sono previste tra l'altro anche in Alto Adige secondo le previsioni del meteorologo della Provincia di Bolzano Dieter Peterlin) sono diversi i bacini, compreso quello di Ponte Pià, per i quali il Dipartimento di Protezione civile ha richiesto l'abbassamento dei livelli, per garantire capacità di laminazione e mettere quindi a disposizione volumi ulteriori.

 

“Abbiamo chiesto di abbassare i livelli nel lago di San Colombano – precisa Rizzi – per agire sulla piena del Leno. La Vallarsa è infatti una delle zone in cui si attende una maggior concentrazione di pioggia (ieri la zona di Pian delle Fugazze ha registrato cumulate superiori ai 150 millimetri ndr), anche se il terreno carsico mitiga i fenomeni di ruscellamento. Stessa richiesta avanzata anche per quanto riguarda i bacini di Val Noana, di Stramentizzo e di Prà da Stua. Per quanto riguarda invece i bacini più grandi, come Santa Giustina e Malga Bissina, al momento abbiamo ancora abbondanti spazi d'accumulo. A Santa Giustina in particolare, dove ieri entravano circa 200 metri cubi d'acqua al secondo, c'è ancora una disponibilità di circa 40 milioni di metri cubi. L'obiettivo resta quello di avere volumi a sufficienza sul territorio per scolmare le punte di piena. Ovviamente però, quando si ha a che fare con la natura il rischio zero non esiste”.

 

Centrale, come detto, risulta però la prevenzione: “E su questo fronte – conclude Rizzi – un bel lavoro è stato fatto anche dai Bacini montani per quanto riguarda la pulizia dei corsi d'acqua, un'attività particolarmente complicata visti i moltissimi chilometri di arginatura sul nostro territorio. Un appello va poi lanciato anche ai cittadini: le autorità si preparano a seconda del livello d'allerta, e lo stesso dovrebbe fare la popolazione per evitare situazioni di potenziale rischio”.

 

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