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Trento
12 settembre | 06:01

"Mi sono licenziato: in Azienda sanitaria sei un numero e basta". La testimonianza di un infermiere: "Ora lavoro nel privato, riesco ad avere una vita e prendo 700 euro in più"

La decisione di licenziarsi è arrivata lo scorso anno e poco dopo è arrivata l'assunzione in una clinica privata dove lo stipendio è di 2500 euro. "Per me è difficile consigliare questa professione ai ragazzi che incontro. Lo dico davvero con dispiacere perché amo fare l'infermiere ma dopo anni di studio quali sono i vantaggi?"

TRENTO. “Quando me ne sono andato dopo anni di servizio nessuno dei miei responsabili o coordinatori mi ha chiesto la ragione del licenziamento improvviso. Questo significa che in Azienda sanitaria sei solo un numero, non conti nulla. Sei un numero che deve lavorare e basta”. Sono parole cariche di rabbia per l'amore verso una professione e di delusione verso un'azienda, quelle contenute nella testimonianza a il Dolomiti di un infermiere che lo scorso anno ha deciso di lasciare il servizio pubblico per poi trovare un posto di lavoro in una clinica privata.

 

Si tratta di un infermiere 45enne che ha chiesto di rimanere anonimo e che denuncia la pesante situazione che il personale sanitario è costretto a vivere quotidianamente. Turni lunghissimi, responsabilità che vanno oltre i propri compiti, difficoltà nel riuscire a trovare una conciliazione fra il lavoro e la propria famiglia e alla fine uno stipendio basso rispetto al lavoro fatto.

 

Nessuno sembra interessarsi dei professionisti che decidono di andarsene. Un tema questo che è stato sollevato nei giorni scorsi anche dalla consigliera provinciale Paola Demagri (QUI L'ARTICOLO). Sembra non esserci interessamento nell'ascolto, nel domandare e nel capire il perché in molti decidono di andarsene dal servizio pubblico.

 

Non ci sono possibilità di emergere, di crescere, sei un numero e stop” ripete l'infermiere a il Dolomiti. “La possibilità di ottenere un part-time è difficile, e per una coppia giovane sarebbe complicato riuscire a creare una famiglia in situazioni del genere”.

 

Fra le motivazioni che portano al licenziamento dall'Azienda sanitaria c'è anche quella dello stipendio inadeguato. “Dopo anni di impegno io, come tanti altri, ci troviamo con un rapporto lavorativo e stipendiale che non è per nulla adeguato considerando le responsabilità che si hanno. Basta solo pensare che nel privato ci si può trovare con 700 euro in più in busta paga”.

 

A confermarlo sono le cifre e le ore lavorate. “In Azienda sanitaria – ci spiega l'infermiere – lo stipendio che ricevevo era di circa 1800 euro. Dovevo lavorare 3 domeniche, fare sei notti al mese e i turni alla mattina e al pomeriggio. Oggi nel privato il mio stipendio è di 2500 euro senza notti e senza festività facendo 130 ore al mese e certi possono avere anche cifre superiori. Una bella differenza nella gratificazione rispetto l'impegno che viene messo”.

 

Problemi che si sommano ad altri problemi che rendono la vita davvero difficile. “Ai ragazzi che ho incontrato, per me è difficile consigliare questa professione. Lo dico davvero con dispiacere perché amo fare l'infermiere ma dopo anni di studio quali sono i vantaggi? Sapevo di essere considerato un numero ma esserlo a tal punto che nessuno chiede perché te ne vai mi ha davvero demoralizzato. A un ragazzo giovane che vuole impegnarsi in una professione sanitaria consiglierei di andare avanti con gli studi e di fare il medico”.

 

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