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| 08 set 2024 | 10:37

Nasce prematura con spina bifida e idrocefalo, bimba di soli 2 giorni sottoposta ad un raro intervento di neurochirurgia durate 4 ore: i medici le donano nuova vita

Così, appena due giorni dopo la nascita, la piccola paziente è stata sottoposta ad un raro e complesso intervento di Neurochirurgia, durato oltre 4 ore, durante il quale è stata riparata la parte terminale (più bassa) del midollo spinale, isolata e liberata con tecnica microchirurgica dai tessuti malformati e ricostruita la membrana che racchiude il midollo spinale

Nasce prematura con spina bifida e idrocefalo, bimba di soli 2 giorni sottoposta ad un raro intervento di neurochirurgia
di Redazione

VICENZA. Un raro intervento che ha visto il lavoro congiunto di una equipe multidisciplinare. E' quello avvenuto nei giorni scorsi a Vicenza per una piccola paziente nata da appena 2 giorni con spina bifida aperta.

 

Francesca (nome di fantasia) è venuta alla luce al San Bortolo dopo sole 31 settimane di gravidanza, ma la prematurità era solo una delle sfide che si è trovata subito ad affrontare: è nata infatti affetta da una malformazione denominata mielomeningocele, una tipologia di spina bifida aperta particolarmente grave in quanto determina la mancata chiusura della colonna vertebrale e dei tessuti muscolari e cutanei nella parte inferiore della schiena, con l’esposizione del midollo spinale.

 

Ciò comporta innanzitutto un elevato rischio infettivo (meningite) con conseguente necessità di eseguire una rapida riparazione del difetto, oltre a possibili conseguenze neurologiche a lungo termine come deficit motori e/o deficit sfinterici.

 

Accanto a questa malformazione congenita, inoltre, la piccola è nata anche affetta da idrocefalo, patologia spesso associata al mielomeningocele che consiste in un accumulo di liquor nei ventricoli cerebrali e che se non trattata può provocare a propria volta gravi conseguenze a livello motorio e cognitivo.

 

Così, appena due giorni dopo la nascita, la piccola paziente è stata sottoposta ad un raro e complesso intervento di Neurochirurgia, durato oltre 4 ore, durante il quale è stata riparata la parte terminale (più bassa) del midollo spinale, isolata e liberata con tecnica microchirurgica dai tessuti malformati e ricostruita la membrana che racchiude il midollo spinale.

 

Nella stessa seduta operatoria, inoltre, i neurochirurghi hanno trattato anche l’idrocefalo, tramite l’applicazione di una derivazione ventricolo-peritoneale per controllare la pressione nel cervello e permettere il drenaggio del liquor in eccesso.

 

“Questo intervento d’eccezione dimostra l’elevatissimo grado di competenze della Neurochirurgia del San Bortolo – ha sottolineato la dottoressa  Patrizia Simionato, direttore generale dell’Ulss 8 Berica – e allo stesso tempo la presenza all’interno dell’ospedale di Vicenza di un grande spirito di collaborazione tra le diverse équipe, che è essenziale nel trattare i casi più complessi. La paziente, che oggi è fuori pericolo, ha di fronte a sé ancora un percorso molto lungo, e con lei i suoi genitori: auguriamo a tutti loro il meglio e continueremo ad assisterli per tutte le necessità future”.

 

“È stato un grande lavoro di équipe – ha sottolineato anche il dottor  Lorenzo Alvaro, direttore facente funzione della Neurochirurgia dell’ospedale di Vicenza -, a partire dal servizio di Diagnosi Prenatale che ha individuato la patologia durante la gravidanza. Molto importante inoltre è stato anche il ruolo dei chirurghi plastici, così come dei colleghi della Chirurgia Pediatria, che ci hanno supportato nell’installazione della derivazione peritoneale e soprattutto hanno eseguito una serie di iniezioni di ozono per accelerare la guarigione della ferita, così da scongiurare il rischio di infezioni. E poi ancora va sottolineato il contributo dei neurofisiologi, che durante l’intervento hanno verificato la vitalità dei tessuti nervosi su cui andavamo via via ad intervenire, e naturalmente il delicato ruolo svolto nel decorso post operatorio dal personale della Terapia Intensiva Neonatale, diretto dalla dottoressa Stefania Vedovato ed afferente al Dipartimento Materno Infantile diretto dal dr Massimo Bellettato”.

Entra più nel dettaglio della procedura chirurgica il dottor Alessandro Segna, il neurochirurgo che ha eseguito l’intervento. “La riparazione del mielomeningocele 'aperto' (con le strutture nervose esposte) è una procedura rara: al San Bortolo ne eseguiamo non più di 2 o 3 l’anno. Si tratta di una procedura complessa sia per isolare e liberare il midollo spinale e le radici nervose dal tessuto malformato, controllando con la neurofisiologia intraoperatoria, indispensabile e preziosissima, le strutture nervose vitali, sia per la ricostruzione dei piani anatomici e dei tessuti deficitari che, oltretutto, in un neonato così piccolo, sono particolarmente poveri”.

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