Ottant'anni fa un bombardiere americano veniva abbattuto dalla Flack e precipitava sulla Paganella: storia degli aviatori salvati dai partigiani e delle loro imprese
Due anni fa Pierluigi Congedo (colui che è riuscito a ricostruire la vicenda con documenti ufficiali e prove 'fisiche' come il ritrovamento della grotta dove erano stati nascosti il tenente Patrick J.Shereda ed il suo mitragliere, Leonard 'Lee' Palser e di alcuni loro oggetti) era riuscito a organizzare l'incontro a Molveno tra i parenti dei soldati americani e quelli dei partigiani che li avevano salvati. Oggi questa storia compie 80 anni

TRENTO. Ottant'anni fa, era il 28 agosto 1944, alle 8 del mattino uno stormo di 30 bombardieri alleati decollava dall’aeroporto militare di Stornara, che si trovava sotto il controllo congiunto anglo-americano della 15ma e 8va armata di Eisenhower di Stornara, vicino a Foggia, in direzione ponte dei Vodi, dove l'Avisio confluisce nell'Adige per bombardare quel punto ritenuto strategico. Lì vi si trovava un ponte ferroviario di cruciale importanza che dal 15 dicembre 1943 e il 29 aprile 1945 subì qualcosa come 200 bombardamenti.
Quella mattina uno degli aerei fu abbattuto dalla contraerea tedesca, la cosiddetta Flak e il velivolo precipitò sul versante Nord-Occidentale della Paganella. I militari a bordo riuscirono a salvarsi grazie all'aiuto dei partigiani trentini e della popolazione del posto per una Storia straordinaria di quelle con la ''s'' maiuscola che è necessario non dimenticare e che di anno in anno si arricchisce di dettagli e nuovi documenti.
''Sappiamo per certo che c'erano due ragazzi di Zambana che davano le segnalazioni necessarie ai partigiani per eseguire con precisione le operazioni di bombardamento su quello snodo ferroviario tanto importante. Mi sento di fare un appello affinché chi ricorda qualcosa o ha notizie in merito ce le comunichi per fare sempre più luce su una vicenda di eroismo che merita di essere tramandata negli anni a venire''. A parlare è Pierluigi Congedo (avvocato italiano e inglese, Fellow al Centre of European Law del King's College di Londra e docente di diritto privato europeo e data protection alla Luiss di Roma), figlio di Anita Clementel, all'epoca bambina, oggi 91enne e una delle ultime testimoni oculari dirette di quelle vicende. E' stato lui a ricostruire, tra lavoro d'archivio e testimonianze, (QUI TUTTA LA RICOSTRUZIONE) questa straordinaria storia che comincia proprio dopo l'abbattimento del B24 Liberator americano.
A bordo c'erano 9 uomini che si paracadutarono dal velivolo per salvarsi dopo il blocco dei comandi ed il principio di incendio a bordo: alcuni vennero presi prigionieri dai tedeschi (e successivamente deportati nei campi di prigionia), altri s'incamminarono verso la Svizzera. A salvare il pilota però, il sottotenente Shereda, finito tra i boschi della Paganella, è stato proprio Raimondo Clementel, il bisnonno di Congedo, all'epoca 68enne ex guida alpina di Fai, in contatto con i giovani partigiani ventenni nascosti sulle pendici della Paganella con una radio ad onde corte per informare gli Alleati di quanto avveniva sull'asse dell'Adige. Era sua la divisa che Anita Clementel, la nipote di Raimondo e madre di Congedo, aveva visto quella notte a 11 anni: un ricordo che, oltre 70 anni dopo, è stato il punto di partenza per le ricerche che hanno permesso di ricostruire l'accaduto.
Due anni fa avvenne anche un toccante momento: due figlie di quel pilota ventiquattrenne, il tenente Patrick J.Shereda, Jony e Cynthia (arrivate da New York e Houston) hanno potuto incontrare i figli ed i nipoti proprio di quei partigiani (e alpinisti) che 78 anni fa hanno aiutato lo stesso Shereda ed il suo mitragliere, Leonard 'Lee' Palser, a sfuggire ai rastrellamenti della Wermacht e della milizia fascista subito dopo l'abbattimento (QUI ARTICOLO). Per non parlare della vicenda legata al ritrovamento della grotta dove i due aviatori americani erano stati nascosti dai partigiani del posto sopra i Fortini napoleonici e sotto la Malga Andalo. "Ci siamo andati con il metal detector e il computer - raccontava a il Dolomiti nel 2017 l'avvocato rivelando questa straordinaria storia - con le foto della grotta scattate nel 1944/45 da Pedrotti, e il file Pdf del taccuino dei disegni di Lee Palser, grafico che aveva non solo disegnato il ritratto dei suoi compagni, ma persino l’immagine sul fianco dell’aereo B 24 Liberator che riproduceva nientemeno che la fidanzata del tenente pilota Shereda".
All'interno vi era ancora un braciere e poi, smuovendo il terriccio con la piccozza, è saltato fuori un calamaio in vetro per l'inchiostro, il coperchio di una boccetta di Malin, prodotta a Milano negli anni ’40, contro la stitichezza, la corda che, probabilmente, serviva a tenere insieme le fascine che chiudevano e rendevano invisibile la grotta, ma soprattutto dei pezzi di vetro di una pila voltaica che serviva per alimentare la radio. Una Storia che s'intreccia anche con le azioni di alcuni giovanissimi partigiani (ed alpinisti) provenienti da Trento, Bolzano e Udine: Enrico Pedrotti, Matteo Brunetti, Franco Bonatta, coadiuvati in loco da Celestino Donini e Silvio Nicolussi alcuni degli eroici protagonisti dell'unità partigiana dell'operazione Vital (comandata, dice Congedo, dal radio telegrafista Brunetti, istruito dai servizi anglo-americani a Bari dopo l''8 settembre del '43), grazie alla quale venivano trasmesse via radio notizie cruciali per gli Alleati che riguardavano tutto l'asse dell'Adige.
Una Storia che oggi compie 80 anni e che ha ancora tanto da raccontare.


















