Petizione contro il difensore di Turetta: “E' docente nell'ateneo dove studiava Giulia Cecchettin”. Canestrini: “Deriva che nuoce a tutti, non si identifichino avvocati e clienti”
Il commento di Nicola Canestrini sulla petizione con la quale si chiede al professor Caruso, difensore di Filippo Turetta e ordinario di Diritto penale, di rinunciare alla difesa del 22enne arrestato per il femminicidio dell'ex compagna, Giulia Cecchettin: “Attaccando la libertà di un difensore di difendere chiunque o dell'imputato di scegliere il difensore che vuole si indeboliscono i diritti di tutti”

TRENTO. “Se davvero l'Università di Padova è vicina alle donne vittime di violenza e vuole sostenere questa lotta, si renda estranea alla difesa di chi ha commesso un omicidio efferato e la cui colpevolezza è indubitabile. Non si può stare al tempo stesso con le vittime e con i carnefici”. Sono queste le parole con le quali, in una petizione lanciata su Change.org e diventata virale nelle ultime ore, si chiede al difensore di Filippo Turetta, l'avvocato e professore ordinario di diritto penale all'Università di Padova Giovanni Caruso, di rinunciare alla difesa del 22enne arrestato per il femminicidio dell'ex compagna, Giulia Cecchettin (prossima alla laurea proprio nell'ateneo padovano).
“Caruso rinunci alla difesa di Turetta – si legge nella petizione, che ha raggiunto le 229 firme – o in caso contrario l'Università di Padova si esprima pubblicamente, dissociandosi dalla scelta totalmente inopportuna del professor Caruso”. Un punto che, comprensibilmente, ha sollevato diverse polemiche: la stessa rettrice dell'Università di Padova, Daniela Malpelli, sentita dal Corriere della Sera ha parlato di una “petizione incredibile”, sottolineando “siamo arrivati a un corto circuito per un Paese democratico. Nel nostro Stato tutti hanno diritto alla difesa, compreso il signor Turetta. Oltretutto, l'Università mai potrebbe dire al professor Caruso, bravissimo docente che esercita anche la libera professione, se può o meno tenere la difesa di qualcuno”.
Una posizione che a il Dolomiti ha ribadito anche Nicola Canestrini, avvocato penalista e corresponsabile dell'osservatorio avvocati minacciati dell'Unione delle camere penali, che si occupa proprio di monitorare gli attacchi ai difensori e alla funzione difensiva (con molte missioni da osservatore on Turchia e altrove a monitorare processi che vedevano alla sbarra avvocate e avvocati) : “Si tratta di una notizia – dice – che mi coinvolge in particolare in occasione della Giornata internazionale degli avvocati minacciati, che ricorre proprio il 24 gennaio e che è dedicata quest'anno alla difficile situazione che i professionisti legali si trovano a vivere ogni giorno nella repressione di un sistema teocratico come quello iraniano”.
Tornando all'Italia e alla petizione, continua Canestrini: “Mi stupisce molto che ci sia chi pensa di poter censurare la libertà dell'indagato di scegliere il proprio difensore, arrivando a colpevolizzare il difensore stesso. Sono contento del fatto che la rettrice dell'ateneo abbia bollato come stupidaggine la petizione, d'altra parte bisogna però riconoscere che oggi ci troviamo davanti ad una deriva populista dell'opinione pubblica che si arroga, come spesso accade, non solo il diritto di 'eseguire' condanne mediatiche (in molti casi di fronte a fatti appena avvenuti), ma addirittura, come in questa occasione, a censurare la scelta del difensore”. Il problema però, precisa Canestrini, è che in questo modo si finisce per indebolire i diritti di tutti.
“Sbaglia chi chiede di limitare i diritti – dice infatti l'avvocato – come sbaglia la politica nel trovare, anche parlando di femminicidi, sempre la soluzione più facile (annunciare l'aumento delle pene, per esempio) e non la più utile (come l'impegno dal punto di vista culturale nelle questioni di genere). Attaccando la libertà di un difensore di difendere chi vuole, o quella dell'imputato di scegliere il proprio difensore, si indeboliscono i diritti di tutti. Una volta che si pone l'eccezione al principio generale, a cascata lo stesso atteggiamento si potrebbe adottare in riferimento a tutti gli altri reati. È una pericolosa deriva che nuoce a tutti. I legali in definitiva, come sancito dai principi base delle Nazioni Unite sul ruolo degli avvocati del 1990, non devono essere identificati con i loro clienti o con le ragioni dei loro clienti a causa dell'esercizio delle loro funzioni. In altre parole: in tribunale l'avvocato non difende il criminale o i crimini, difende i diritti di tutti noi”.














