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Trento
06 settembre | 06:01

Professioni sanitarie, è sempre più crisi: calano anche gli iscritti ai test di ingresso. Brugnolli: "Scontiamo calo demografico e l'immagine sociale della professione"

Le domande presentate sono state 433 (per 8 corsi di laurea) ma alla fine a presentarsi nelle scorse ore per il test sono stati in 385. Per il corso di laurea in infermieristica i posti disponibili erano 200 ma le iscrizioni sono state 140 come prima scelta. Male anche altri due corsi, quello sull'assistenza sanitaria e quello sulle tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. In questo caso i posti a disposizione erano 25 (a corso) ma le iscrizioni ne coprono poco più del 50%

TRENTO. Le professioni sanitarie sono sempre meno attrattive. Calano le domande ai test di ammissione ai corsi di laurea e anche in Trentino, purtroppo, l'ondata di crisi si sta sentendo. Lo dicono i numeri di chi ieri si è presentato al Polo universitario delle professioni sanitarie, in via Briamasco 2 a Trento, dove si è tenuto il test di ammissione ai corsi di laurea.

 

“Possiamo dire che su tutti gli otto corsi registriamo una leggera deflessione sulle iscrizioni come sta avvenendo anche a livello nazionale” ci spiega Anna Brugnolli, responsabile del Polo delle Professione Sanitarie di Trento

 

Per l’anno accademico 2024/2025 erano disponibili 200 posti per la laurea in infermieristica, 25 per quella in fisioterapia, 20 posti ciascuno per il corso di laurea in tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, per quello in tecnica della riabilitazione psichiatrica e per la laurea in igiene dentale, 25 posti per il corso di laurea in assistenza sanitaria e infine 25 posti ciascuno per i due neo-istituiti corsi in tecniche di laboratorio biomedico e tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia.

 

Su 360 posti disponibili, le domande presentate sono state 433 e alla fine a presentarsi nelle scorse ore per il test sono stati in 385. Ogni studente ha avuto la possibilità di indicare una prima scelta rispetto un corso fino ad un massimo di tre.

 

A preoccupare è il dato riferito agli iscritti per la laurea infermieristica. Se i posti disponibili erano 200, le iscrizioni sono state 140 come prima scelta. Un dato negativo, considerando il bisogno di infermieri sul territorio, ma che è ancora più marcato per altri due corsi,  quello sull'assistenza sanitaria e quello sulle tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. In questo caso i posti a disposizione erano 25 a corso ma le domande ne coprono poco più del 50%.

 

Diversi gli elementi che concorrono al calo delle domande. “C'è una riflessione da fare che è multifattoriale” spiega a il Dolomiti la dottoressa Brugnolli.  Il primo aspetto da considerare è quello del calo demografico. “Questo ci fa capire – continua – che il bacino in cui peschiamo si sta riducendo. Una riduzione che a partire dagli anni Duemila non si è più fermata e il momento di maggior crisi, secondo gli studi fatti, sarà nel 2030”. 

 

Il secondo aspetto di criticità, paradossalmente, è l'aumento dell'età media di vita. La longevità conquistata anche grazie allo sviluppo scientifico porta un aumento delle patologie croniche e la necessità di nuovi servizi e di prevenzione. Le richieste di personale sono quindi in continuo aumento. Gli ultimi aspetti sono da un lato l'aumento dell'offerta formativa e dall'altro, “l'immagine sociale” data per determinate professioni. “Oggi ci troviamo davanti a nuove generazioni che hanno bisogni e richieste diverse. Di tutto questo non possiamo non tenerne conto”. 

 

La speranza, ora, è che i posti rimasti vuoti possano essere coperti nel più breve tempo possibile. “Dove la prima scelta dei corsi è stata inferiore rispetto i posti a disposizione – conclude la responsabile del Polo delle Professione Sanitarie di Trento – noi contiamo di coprirli con le seconde e terze scelte degli studenti”. 

 

Sul calo delle iscrizioni ai corsi ad intervenire è anche la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche che parla di “un trend negativo che, numeri alla mano, si è affermato nel tempo e che non coinvolge esclusivamente le professioni infermieristiche, ma colpisce in maniera omogenea tutte le professioni di cura, a testimoniare la necessità di affrontare il problema della carenza e della scarsa attrattività del settore in maniera sistemica e corale”.

 

Per la Fnopi diventa, quindi, prioritario agire su più livelli, tanto dal punto di vista formativo quanto dal punto di vista professionale. Rispetto alla formazione, occorre accorciare i tempi di azione, iniziando oggi ad analizzare i dati delle domande di iscrizione e a studiare fabbisogni e azioni da attuare per i prossimi anni accademici. Indispensabile anche ampliare il lasso temporale dedicato alle iscrizioni ai test, pubblicando i bandi con maggiore anticipo (quest’anno c’è stato solo un mese a disposizione per gli aspiranti infermieri) per permettere a studenti e famiglie di individuare nel corso di Infermieristica un’opportunità su cui riflettere e scegliere con ponderazione.

 

Fondamentale, poi, rendere concretamente efficace la flessibilità delle graduatorie, introdotta da questo anno accademico, utile agli idonei per avere ulteriore possibilità di accesso al corso di laurea in sedi diverse da quelle in cui hanno svolto i test.

 

Resta ferma, infine, la necessità, spiega la Federazione, di “una revisione complessiva del sistema che, a partire dalle specializzazioni dei percorsi formativi magistrali (in via di attivazione), possa offrire prospettive di carriera agli infermieri e consentire di liberare competenze che oggi spesso vengono già esercitate, ma non sono riconosciute adeguatamente dal punto di vista economico e organizzativo”.

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