Punto nascita 'abusivo', per partorire almeno 1000 euro. Tonina: "Senza parole, situazione da condannare". La legale delle ostetriche: "Nulla è stato fatto di nascosto"
Per il direttore dell'Azienda sanitaria "Come al tempo delle vaccinazione anti-covid, ci sono delle nicchie di persone che fanno un'interpretazione sia della salute che della sanità non in linea con le indicazioni scientifiche". L'indagine dei carabinieri del Nas ha preso il via a seguito del ricovero di una donna partoriente con una emorragia

TRENTO. Pagamenti da mille euro per partorire in una struttura in assenza di qualsiasi autorizzazione sanitaria. Nascite che venivano poi comunicate con svariati mesi di distanza all'Apss. Un sistema che ora è stato portato a galla dalle meticolose indagini svolte dai carabinieri del Nas di Trento che hanno posto sotto sequestro la struttura che si trova a Civezzano e che si chiama “La Via Di Casa – Casa Maternità”.
Un punto nascita non autorizzato, “abusivo”, il tutto fatto senza alcuna comunicazione nemmeno al comune di Civezzano come spiegato dalla sindaca Katia Fortarel a il Dolomiti: “Sapevamo dell'esistenza dell'associazione ma non avevamo alcuna evidenza e nemmeno avevamo avuto comunicazioni di parti nella struttura”.
Al portone dell'edificio è stato messo il cartello del sequestro e si stanno portando avanti da parte delle forze dell'ordine ulteriori approfondimenti.
LA STRUTTURA
“La Via Di Casa – Casa Maternità” ha un sito internet ed è pubblicizzata anche sui social. Nello statuto dell'associazione viene spiegata l'attività portata avanti.
“L'associazione si propone di svolgere attività di utilità sociale nei confronti degli associati nell'ambito della salute femminile /maschile e nel settore materno – infantile nel pieno rispetto della liberà e dignità degli associati”. E ancora che l'associazione “nutre una profonda fiducia nei processi fisiologici che regolano la nascita, la vita riproduttiva e le varie fasi della vita della donna e dell'uomo”.
Da qui l'intenzione di “compiere ogni azione atta a promuovere e a favorire l'assistenza alla gravidanza ed alla nascita extraospedaliera per le donne che ne facciano richiesta”. Tra i punti dell'attività vi è poi anche l'impegno a “favorire la demedicalizzazione dell'evento nascita e dei processi che accompagnano la vita dell'individuo e promuovere la cultura della salute di genere”.
IL SEQUESTRO DEL NAS
L'indagine dei carabinieri del Nas è partita a seguito di alcune segnalazioni che sono arrivate dai dirigenti dell'Azienda Sanitaria dopo il trasporto d'urgenza all'ospedale Santa Chiara di Trento di una donna partoriente per un'emorragia.
Da quel momento le verifiche condotte dai militari hanno permesso di svelare, secondo quanto riportato dal Nas, un punto nascita 'abusivo' in un immobile dove venivano gestiti parti extraospedalieri ma senza alcuna autorizzazione sanitaria e senza la verifica dei requisiti strutturali ed igienico – sanitari.
Il decreto di sequestro è stato notificato a due ostetriche ritenute parte attiva dell'associazione gestente la struttura e finite nei guai in concorso con altri (presidente dell'associazione e altri membri).
Le donne che arrivavano nella struttura venivano fatte partorire pagando, secondo gli elementi raccolti dalle forze dell'ordine, anche mille euro per l'ostetrica a cui veniva aggiunta una somma che poteva essere di circa 500 euro per la struttura.
Le indagini hanno permesso di accertare svariati parti, spesso comunicati all'Azienda sanitaria con ritardi di alcuni mesi, avvenuti nella struttura, per la quale non era stata presentata alcuna comunicazione di inizio attività né era stata notificata all'Azienda Sanitaria.
Ad oggi, è bene ricordare, che permane la presunzione di innocenza per le persone coinvolte fino alla sentenza definitiva di condanna.
“NON E' STATO FATTO NULLA DI NASCOSTO”
“Tutti sapevano che quella struttura esisteva, il problema che ci troviamo davanti è il vuoto normativo” sono le parole dell'avvocata Francesca Pastore legale delle due ostetriche coinvolte e che lavorano a “La Via Di Casa – Casa Maternità”.
“L'attività di parto che veniva portata avanti – spiega a il Dolomiti – era una piccola parte delle tante iniziative in essere. Come già avvenuto in altre zone d'Italia c'è un problema di vuoto normativo in Trentino per le Case maternità e ogni donna, come viene previsto dalla carta europea, può decidere di partorire dove vuole. Nulla è stato fatto sottobanco”.
Sulla mancanza di requisiti strutturali ed igienico – sanitari, l'avvocata spiega che i parti erano considerati come fossero stati fatti a domicilio e proprio per questo, inoltre, i soldi pagati dalla donne per l'ostetrica venivano rimborsati in parte dalla Provincia.
“La via di Casa – Casa Maternità” nelle scorse ore ha diffuso anche un messaggio nel quale viene scritto: “La casa maternità è stata sottoposta a sequestro dall'Autorità Giudiziaria sul presupposto per cui l'attività del parto non possa essere effettuata in ambiente extraospedaliero in casa Maternità. Detto assunto , già di per sé discutibile (visto che la provincia garantisce un rimborso per il parto a domicilio) viene desunto dalla circostanza per cui all'interno dell'ordinamento regionale non esiste una norma che espressamente autorizza il personale sanitario (pur appositamente specializzato) all'esercizio di tale attività. Ciò al contrario di quanto avviene in altre regioni italiane in cui la possibilità di effettuare i parti all'interno di case maternità al di fuori dell'ambiente ospedaliero è, non solo consentito ma anche proposto come alternativa possibile a tutte le donne a basso rischio”
TONINA: “SITUAZIONE DA CONDANNARE”, FERRO: “I PARTI DEVONO ESSERE FATTI IN STRUTTURE SICURE”
“Un vuoto normativo? E' solo una scusa. Come sappiamo chi vuole partitore in casa lo può fare tranquillamente e può chiedere l'assistenza delle ostetriche. Non si capisce come una persona possa volere partorire in una struttura non autorizzata con la presenza di ospedali certificati e personale pronto ad intervenire per qualsiasi evenienza” è il commento che arriva dall'assessore provinciale alla Salute, Mario Tonina.
“Con un ospedale come il Santa Chiara che fa numeri importanti e con al suo interno professionalità valide quello che siamo venuti a sapere è da condannare. Tanto di cappello, invece, per chi ha portato in superficie questa situazione”. L'assessore ricorda inoltre che “chi non si vuole recare in ospedale per partorire può tranquillamente farlo a casa richiedendo l'assistenza di un'ostetrica e avendo anche il rimborso delle spese”.
Il direttore generale Antonio Ferro ha spiegato che l'Azienda sanitaria era stata informata dell'operazione. “La sicurezza dei bambini che devono nascere ma al contempo anche delle donne che partoriscono, per eventuali complicanze che ci possono essere, fanno sì che i parti, in questo momento storico, sia fondamentale avvengano in strutture sicure. E' ovvio che al giorno d'oggi, comunque, chi vuole partorire in casa, assumendosene le responsabilità, può farlo”.
Sulla presenza di strutture non autorizzate, ricorda Ferro ricorda "le vaccinazioni anticovid e la presenza di una fetta di popolazione che era contraria”. “In una società complessa come la nostra – viene spiegato - ci sono delle nicchie di persone che fanno una interpretazione sia della salute che della sanità che non è in linea con le indicazioni scientifiche. Ovviamente poi ognuno fa le sue scelte di vita ma noi come azienda sanitaria cerchiamo di essere il più scientifici possibili”.













