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| 25 lug 2024 | 19:24

Ragazzo morso da una vipera su un sentiero: salvato dai sanitari. Ecco come comportarsi in caso di incontro con un serpente velenoso

Il fatto è successo oggi pomeriggio a Ponte di Legno. Il giovane non ha perso la calma ed è rientrato a casa dove lo hanno raggiunto i medici. "Accertato o sospettato che il moroso inferto sia di una specie velenosa, bisogna mantenere la calma nella piena consapevolezza che in questi casi le ripercussioni severe sono rare. E' necessario considerare che più velocemente il nostro cuore batte, con maggior velocità il veleno si diffonde nell’organismo"

di Redazione

PONTE DI LEGNO. Sarebbe stato morso da una vipera, ma non si è perso d'animo, è rientrato a piedi a casa e da lì si è fatto raggiungere dal personale sanitario.

 

E' fuori pericolo un ragazzo di 20 anni che questo pomeriggio ha avuto una brutta avventura con una vipera a Ponte di Legno. Il giovane stava percorrendo un sentiero al limitare del territorio comunale quando ha incontrato il serpente che lo ha morso.

 

A quel punto il ragazzo ha deciso di proseguire, senza farsi prendere dal panico, e di recarsi a casa in attesa dell'arrivo del personale sanitario. Da quanto ricostruisce la stampa del posto i dottori hanno raggiunto l'abitazione e gli hanno somministrato il siero antivipera. Poi lo hanno caricato su un'ambulanza e condotto in ospedale per i controlli del caso.

 

Ma come ci si deve comportare se si viene morsi da un serpente velenoso. La spiegazione l'aveva data a il Dolomiti l'assistente tecnico dell'Ufficio ricerca e collezioni museali del Muse Karol Tabarelli de Fatis (QUI ARTICOLO COMPLETO) che spiegava questo: 

 

"Accertato o sospettato che il moroso inferto sia di una specie velenosa, bisogna mantenere la calma nella piena consapevolezza che in questi casi le ripercussioni severe sono rare. E' necessario considerare che più velocemente il nostro cuore batte, con maggior velocità il veleno si diffonde nell’organismo".

 

Il morso di vipera può presentarsi sotto forma di due fori di pari dimensioni, infiammati e dai quali spurga siero. La distanza dei fori dipende dalla specie e dall'età, ma anche dalle dimensioni dell'animale

 

"I due fori più grandi - sottolinea l'assistente tecnico dell'Ufficio ricerca e collezioni museali​ - possono essere accompagnati dai forellini dei denti non veleniferi. Bene sapere che i fori potrebbero anche non distinguersi  e potrebbe esservene addirittura uno solo, questo nel caso in cui una zanna dell'animale sia spezzata o il morso inferto di striscio".

 

Quali sono in sintomi? "Quelli topici - aggiunge Tabarelli de Fatis - sono doloribrucioretumefazione e rossore nel punto dove il morso è localizzato. Quelli più generali sono cefaleacrampi addominalinauseavomitofebbre e sonnolenza".

 

Cosa fare? Chiamare il numero unico di emergenza e dire il più chiaramente possibile: chi sta chiamandoda dove si sta chiamandocosa è successodove è successo e in che condizioni è la persona morsa. A questo si aggiunge l'accorgimento di evitare di consumare inutilmente la batteria del telefono e mantenere la linea libera, in caso i soccorsi volessero ricontattare.

 

"Nella quasi totalità dei casi - dice l'esperto - il morso interessa gli arti superiori e quelli inferiori, condizione non indifferente nel considerare la gravità dell'evento. Un ipotetico e improbabile morso alla gola o alla testa, alla stregua della puntura di un Imenottero, assumerebbe una gravità ben peggiore".

 

Un accorgimento? "Per via del gonfiore - spiega Tabarelli de Fatis - rimuovere anelli e braccialetti dell'arto interessato. Se non venissero rimossi e l'arto cominciasse a gonfiarsi, verrebbero tagliati in pronto soccorso. Mantenere il più possibile fermo l'arto e attendere l'assistenza del personale sanitario".

 

Solo dopo aver allertato i soccorsi e nel caso si avesse a disposizione qualche kit di pronto soccorso si può lavare abbondantemente la ferita. E' sempre utile portare in escursione una benda alta 6 centimetri con cui fasciare l'arto".

 

Si parte da monte del morso fino a arrivare a valle, cioè verso l'estremità. "La benda elastica - sottolinea - rallenta la circolazione linfatica, senza bloccare la circolazione con tutte le complicazioni che ne seguirebbero. Scontato che il bendaggio linfostatico va saputo fare per evitare che divenga costrittore. Sempre meglio provare a casa prima di una sua remota necessità". 

 

Cosa non fare? Non bisogna assolutamente assumere alcolici, in quanto hanno effetto vasodilatatore e il veleno circola più facilmente. Non incidere la ferita con lame, una manovra invasiva sconsigliata, che non farebbe altro che aprire nuove vie di diffusione del veleno.

 

"Non succhiare il veleno - conclude Tabarelli de Fatis - gengiviti, afte o tagli in bocca potrebbero indurre il veleno in una porzione corporea ben più sensibile o andare a colpire una seconda persona, l'eventuale soccorritore che lo mette in pratica. Non utilizzare il siero antiofidico fuori dell'ambiente ospedaliero: la mortalità da shock anafilattico a seguito di utilizzo è superiore alla quella di morso da vipera".

 

Infine non applicare lacci emostatici: avrebbero pochi effetti positivi e molti rischi, un loro abuso comporterebbe il mancato approvvigionamento di ossigeno delle estremità corporee a valle del laccio.

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