Contenuto sponsorizzato

Morso di serpente, ecco cosa fare e cosa non fare dimenticando Hollywood

Dopo l'approfondimento sui serpenti che si possono incontrare tra i nostri boschi, sulle nostre montagne, vicino ai nostri specchi d'acqua, Karol Tabarelli de Fatis, assistente tecnico della Sezione di Zoologia dei Vertebrati del Muse - Museo delle Scienze, ci spiega come comportarsi in caso effettivo o sospetto morso da parte di qualche serpente

Foto di Karol Tabarelli de Fatis - archivio Muse
Di Luca Andreazza - 14 settembre 2018 - 19:55

TRENTO. Dopo il falso allarme di qualche settimana fa (Qui articolo) e il caso di effettivo morso da vipera di qualche giorno fa (Qui articolo), cerchiamo di fare il punto come comportarsi qualora si venga colpiti da qualche serpente, ma soprattutto cosa non fare.

 

Prima di tutto è necessario scordarsi le trame hollywoodiane, i minuti non sono contati e non bisogna assolutamente incidere o succhiare la ferita, quindi bene tenere presente che i morsi da vipera, in realtà, sono molto rari nella nostra provincia, talmente rari che i sieri in dotazione in tutto il Trentino si contano sulle dita di due mani e rarissimamente vengono utilizzati. 

 

Dopo l'approfondimento sui serpenti che si possono incontrare tra i nostri boschi, sulle nostre montagne, vicino ai nostri specchi d'acqua (Qui articolo), Karol Tabarelli de Fatis, assistente tecnico della Sezione di Zoologia dei Vertebrati del Muse - Museo delle Scienze, ci spiega come comportarsi in caso effettivo o sospetto morso da parte di qualche serpente. 

 

"Sapere gli accorgimenti da adottare in caso di morso da serpente - spiega l'esperto - rende la nostra esperienza in ambiente naturale sicuramente più rilassante e sicura, oltre a evitare spiacevoli disguidi".

 

Prima di tutto è importante identificare la specie da cui si è stati morsi o quantomeno essere certi che il serpente sia velenoso.

 

"Questo perché occasionalmente la reazione all'antidoto è molto forte. E' necessario - dice Tabarelli del Fatis - premettere che i veleni di cui sono dotate le vipere nostrane sono relativamente blandi, se rapportati con quelli di specie che vivono in altri continenti, e anche le punture di insetto possono e vengono scambiate per morso di vipera. Se riuscite a scattare una foto in sicurezza all'animale, questa è molto utile e potrebbe essere messa a disposizione del personale ospedaliero".

 

MORSO DA SERPENTE NON VELENOSO

"Questi serpenti - aggiunge l'assistente tecnico della Sezione di Zoologia dei vertebrati del Muse - presentano piccoli muscoli mascellari uniti a denti minuti: questo tipo di morsi sono indolori, ma si può avvertire un lieve fastidio. Sulla pelle si possono invece osservare dei punti rossi in corrispondenza a dove i denti hanno scalfito la pelle".

(Morso di Saettone comune-Zamenis longissimus, notare le due fila di puntini convergenti - foto di Karol Tabarelli de Fatis - Archivio MUSE)

 

Cosa fare? "Pulire e disinfettare la ferita, ottimale con l'acqua ossigenata al 3%. Come nel caso di qualsiasi ferita sporca - prosegue l'esperto - bisogna assicurarsi di avere un'adeguata copertura antitetanica".

 

Mediamente dopo un ciclo di vaccinazione completo, la copertura assicurata è di 10 anni, mentre dopo bisogna valutare il grado di immunità del soggetto: basta un esame ematico, prescrivibile dal proprio medico curante, per la ricerca degli anticorpi specifici anti tossina.

(Foto di Karol Tabarelli de Fatis - Archivio MUSE)

 

MORSO DA SERPENTE VELENOSO

"Accertato o sospettato - evidenzia Tabarelli de Fatis - che il moroso inferto sia di una specie velenosa, bisogna mantenere la calma nella piena consapevolezza che in questi casi le ripercussioni severe sono rare. E' necessario considerare che più velocemente il nostro cuore batte, con maggior velocità il veleno si diffonde nell’organismo".

 

Il morso di vipera può presentarsi sotto forma di due fori di pari dimensioni, infiammati e dai quali spurga siero. La distanza dei fori dipende dalla specie e dall'età, ma anche dalle dimensioni dell'animale

 

"I due fori più grandi - sottolinea l'assistente tecnico della Sezione di Zoologia dei vertebrati del Muse - possono essere accompagnati dai forellini dei denti non veleniferi. Bene sapere che i fori potrebbero anche non distinguersi  e potrebbe esservene addirittura uno solo, questo nel caso in cui una zanna dell'animale sia spezzata o il morso inferto di striscio".

 

Quali sono in sintomi? "Quelli topici - aggiunge Tabarelli de Fatis - sono dolori, bruciore, tumefazione e rossore nel punto dove il morso è localizzato. Quelli più generali sono cefalea, crampi addominali, nausea, vomito, febbresonnolenza".

 

Cosa fare? Chiamare il numero unico di emergenza e dire il più chiaramente possibile: chi sta chiamando, da dove si sta chiamando, cosa è successo, dove è successo e in che condizioni è la persona morsa. A questo si aggiunge l'accorgimento di evitare di consumare inutilmente la batteria del telefono e mantenere la linea libera, in caso i soccorsi volessero ricontattare.

 

"Nella quasi totalità dei casi - dice l'esperto - il morso interessa gli arti superiori e quelli inferiori, condizione non indifferente nel considerare la gravità dell'evento. Un ipotetico e improbabile morso alla gola o alla testa, alla stregua della puntura di un Imenottero, assumerebbe una gravità ben peggiore".

 

Un accorgimento? "Per via del gonfiore - spiega Tabarelli de Fatis - rimuovere anelli e braccialetti dell'arto interessato. Se non venissero rimossi e l'arto cominciasse a gonfiarsi, verrebbero tagliati in pronto soccorso. Mantenere il più possibile fermo l'arto e attendere l'assistenza del personale sanitario".

 

Solo dopo aver allertato i soccorsi e nel caso si avesse a disposizione qualche kit di pronto soccorso si può lavare abbondantemente la ferita. E' sempre utile portare in escursione una benda alta 6 centimetri con cui fasciare l'arto".

 

Si parte da monte del morso fino a arrivare a valle, cioè verso l'estremità. "La benda elastica - sottolinea - rallenta la circolazione linfatica, senza bloccare la circolazione con tutte le complicazioni che ne seguirebbero. Scontato che il bendaggio linfostatico va saputo fare per evitare che divenga costrittore. Sempre meglio provare a casa prima di una sua remota necessità". 

 

Cosa non fare? Non bisogna assolutamente assumere alcolici, in quanto hanno effetto vasodilatatore e il veleno circola più facilmente. Non incidere la ferita con lame, una manovra invasiva sconsigliata, che non farebbe altro che aprire nuove vie di diffusione del veleno.

 

"Non succhiare il veleno - conclude Tabarelli de Fatis - gengiviti, afte o tagli in bocca potrebbero indurre il veleno in una porzione corporea ben più sensibile o andare a colpire una seconda persona, l'eventuale soccorritore che lo mette in pratica. Non utilizzare il siero antiofidico fuori dell'ambiente ospedaliero: la mortalità da shock anafilattico a seguito di utilizzo è superiore alla quella di morso da vipera".

 

Infine non applicare lacci emostatici: avrebbero pochi effetti positivi e molti rischi, un loro abuso comporterebbe il mancato approvvigionamento di ossigeno delle estremità corporee a valle del laccio.

(Foto di Karol Tabarelli de Fatis - Archivio MUSE)

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 03 dicembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

04 dicembre - 20:57

Sono 462 le persone che ricorrono alle cure del sistema ospedaliero di cui 47 pazienti sono in terapia intensiva e 51 in alta intensità. Complessivamente 512 positivi e il rapporto contagi/tamponi si attesta a 8,7%

04 dicembre - 19:39

Spostamenti fra Regioni, supermercati, sport invernali dopo il Dpcm Fugatti firma una nuova ordinanza: “Gli operatori addetti agli impianti, in alternativa alla mascherina chirurgica, potranno utilizzare anche mascherine di stoffa a protezione delle vie respiratorie”. Agli over 70 si raccomanda di evitare i contatti con persone di età inferiore ai 30 anni

04 dicembre - 19:11

L'assessore alla Cultura Mirko Bisesti si è incontrato in videoconferenza con il presidente del Muse Stefano Zecchi e il Cda per annunciare la volontà della Provincia di assumere parte del personale esternalizzato. Soddisfazione da parte di Alberto Pacher e del direttore Michele Lanzinger: "Scelta quanto mai opportuna. Sui lavoratori delle cooperative auspichiamo contratti migliori"

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato