"Rammaricati per aver riacceso il dolore ma il marchio vuole unire e non dividere", il Concast al padre del bimbo in stato vegetativo dopo aver mangiato un formaggio
Il Gruppo Formaggi del Trentino e i caseifici aderenti al Concast rompono il silenzio dopo che la vicenda dell'assegnazione del riconoscimento al prodotto recentemente lanciato sul mercato: "Il nuovo formaggio Val di Non è realizzato con latte pastorizzato, controllato e frutto di un progetto di territorio che coinvolge tutti i caseifici della valle, di cui anche Coredo è parte integrante"

TRENTO. "Esprimiamo grande rammarico per aver riacceso il dolore comprensibilmente mai sopito della famiglia". Questa la nota del Caseificio di Coredo e del Gruppo Formaggi del Trentino. "Il fatto avvenuto 7 anni fa ha profondamente scosso tutte le persone coinvolte e ha rinnovato il forte impegno da parte di tutti gli attori del sistema di produzione di latte e formaggio associati alla Cooperazione trentina per incrementare quanto più possibile i meccanismi di prevenzione e di sicurezza alimentare, andando ben oltre quelli indicati dalle normali prassi".
Dopo settimane di silenzio il Gruppo Formaggi del Trentino Concast interviene sul riconoscimento territoriale assegnato a un prodotto del Caseificio Coredo. Un'assegnazione che ha portato alla reazione di Giovanni Battista Maestri, il padre del bambino, oggi di 11 anni, che nel 2017 è entrato in coma dopo aver mangiato del formaggio a latte crudo e successivamente ha sviluppato una sindrome emolitico - uremica. Da sette anni il piccolo vive in uno stato vegetativo permanente e necessita di assistenza 24 ore al giorno (Qui articolo).
"Consapevoli che nulla potrà lenire il dolore immenso provocato alla famiglia Maestri, quello che possiamo fare è produrre formaggio con sempre maggiore attenzione alla qualità e salubrità, affinché simili tragedie non accadano più", commenta Stefano Albasini, presidente di Concast – Formaggi Trentini. "Questo abbiamo cercato di fare in questi 7 anni, anche mettendo a fattor comune le conoscenze e i progressi man mano sperimentati nel sistema, e continueremo a farlo con sempre maggiore convinzione e impegno. Credo che nessuno auspichi la chiusura dei caseifici, che sono patrimoni delle nostre comunità, presidi insostituibili per sostenere una economia di montagna di grande valore”, .
Una vicenda che è arrivata alle cronache nazionali, compreso Il Fatto Quotidiano e Il Gambero Rosso. Il padre ha chiesto il ritiro del marchio e le dimissioni dei vertici del caseificio e dell'Azienda per il turismo val di Non, raccontando che in sette anni nessuno gli ha mai rivolto nemmeno le "scuse". Negli scorsi giorni a intervenire anche l'assessore Mario Tonina con la disponibilità a un incontro (Qui articolo).
Dopo settimane di silenzio, ora anche il Gruppo Formaggi del Trentino prende posizione sulla vicenda. "Val di Non è un marchio di territorio che vuole unire e non dividere. Il progetto presentato nei giorni scorsi è realizzato lavorando latte pastorizzato, partendo cioè da una materia prima sicura dal punto di vista igienico sanitario. Un formaggio che sarà prodotto in sicurezza in tutti i caseifici della Val di Non, non soltanto in quello che l’ha tenuto a battesimo. Anzi, alla base del progetto c’è una regìa strategica, tecnica e commerciale di Concast che ha uniformato un sistema di produzione e di controlli attentamente codificati attraverso specifici studi e analisi realizzati con la collaborazione dei più qualificati enti di ricerca. Un formaggio locale, che risponde alle richieste del mercato e che valorizza la materia prima frutto del lavoro e dell’impegno degli allevatori. Il primo di una serie di formaggi della valle".
Cosa stanno facendo i caseifici per la sicurezza alimentare dei formaggi a latte crudo? "Sul versante di questa lavorazione, informiamo sul percorso portato avanti dal Gruppo Formaggi del Trentino che dopo il caso di sette anni fa si è subito attivato per implementare le analisi sul prodotto finito prima dell’entrata in commercio. Successivamente, questo lavoro ha portato alla scelta di muoversi in tre direzioni: prevenzione nelle stalle, controlli e informazione ai consumatori".
Attualmente, spiega il Gruppo Formaggi del Trentino, è attivo un sistema di controllo che prevede l’analisi del 100% delle cagliate in formaggi prodotti con latte crudo, per garantire la massima sicurezza possibile. Un numero alto di controlli effettuati non per obbligo, ma per scelta (esiste una oggettiva difficoltà legata all’individuazione di quante analisi fare e quando, perché per i microrganismi patogeni Escherichia coli Stec/Vtec non esistono ancora studi e linee guida nazionali), che il Concast ha introdotto nei caseifici associati per evitare il ripetersi di situazioni di rischio".
Le analisi svolte si basano sulle linee guida messe a punto in un “tavolo tecnico” insieme ai veterinari dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento, ai ricercatori della Fondazione Mach e ai tecnici dell’istituto zooprofilattico IzsVe Trento. "Un numero elevato di controlli, con un notevole investimento da parte del settore, sostenuto da una forte convinzione della necessità di mettere in atto tutte le misure attualmente disponibili, tanto che il Trentino è diventato un punto di riferimento per le altre regioni italiane nei controlli e nella prevenzione contro questo microrganismo così aggressivo".
E Concast e Caseifici "si sono poi impegnati per diffondere l’informazione ai consumatori sulla particolare attenzione necessaria nell’impiego di formaggi da latte crudo a stagionatura non lunga in alcune fasce di consumatori (bambini, donne in gravidanza, soggetti fragili). Così come accade con altre patologie alimentari (la toxoplasmosi per esempio), in alcune fasi della vita è prudente evitare alcuni prodotti. Avvisi ai consumatori sono esposti in tutti i punti vendita dei caseifici Concast".
Parallelamente, "grazie alla sinergia tra i tecnici Concast e quelli del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Mach, sono stati promossi percorsi formativi specifici per gli allevatori sull’Escherichia coli Stec, che includono routine e igiene di mungitura, e sono stati realizzati in tutte le aree del Trentino dove ci sono allevatori che fanno parte del nostro sistema".
Il lavoro di prevenzione si è concentrato anche sulla ricerca, con l’avvio di tre specifici progetti, due dei quali sono vicini alla conclusione. Il primo, partito nel febbraio 2023 insieme all’istituto zooprofilattico IzsVe, si intitola "Piano Stec" e l'obiettivo è definire tramite un cospicuo piano di campionamento e analisi su formaggi a diversa tecnologia e stagionatura, quali sono le condizioni, i tempi di stagionatura e la tecnologia ottimale per aiutare ad ottenere l’assenza di questi microrganismi.
Il secondo progetto pilota, continua Concast, è partito a fine 2022 con la Fem, e si rivolge alla prevenzione, con il coinvolgimento di 15 stalle per determinare quali azioni possono essere praticate fin dalla stalla per ridurre il rischio Stec in caseificio.
Il terzo, infine, più recente, "coinvolge il team di ricerca microbiologica della Fem e studia la presenza di microrganismi patogeni nel latte, con l’obiettivo di capire se è possibile creare un ambiente dove si sviluppino sostanze naturali in grado di intercettare i microrganismi dannosi dell’Escherichia coli ed eliminare la tossicità. Una sorta di contrasto biologico nella tecnologia dei formaggi tradizionali. In questo progetto Concast ha chiesto a 5 caseifici di ospitare i ricercatori per effettuare prelievi e analisi microbiologiche sul latte dei propri allevatori. Il percorso attuato offre la misura del grande impegno che tutto il sistema lattiero caseario cooperativo trentino sta ponendo per garantire la massima salubrità e sicurezza in tutti i prodotti offerti".


















