Bimbo in fin di vita per il formaggio, "Ritirino il marchio per i prodotti di quel caseificio", il padre: "In 7 anni non hanno mai chiesto scusa"
Nelle scorse ore c'è stato un Consiglio d'amministrazione ma Trentiungrana Concast e Azienda per il turismo si trincerano dietro un "No comment". Il padre del bimbo era fuori dall'edificio per distribuire un volantino e per chiedere di "ritirare il marchio"

TRENTO. Il ritiro del marchio e le dimissioni del Consiglio di amministrazione dell'Azienda per il turismo val di Non. Ma anche una presa di posizione, forte, dei Comuni soci dell'Apt e della politica provinciale. Sono queste le richieste di Giovanni Battista Maestri, il padre del bambino affetto da sindrome emolitico-uremica dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo prodotto dal caseificio di Coredo, azienda che a inizio mese ha ottenuto il riconoscimento territoriale per un prodotto. Un'assegnazione che è diventato un caso, rimbalzato poi a livello nazionale, da Il Fatto Quotidiano a Il Gambero Rosso.
Nelle scorse ore c'è stato un Consiglio d'amministrazione e il padre si è presentato all'esterno della sede dell'assemblea per distribuire un volantino "con la copertina di Pinocchio", dice Maestri. "I vertici di Trentingrana e Apt hanno poi cercato di evitare un confronto. Sono scappati via e si sono chiusi negli uffici". La rabbia della famiglia è comprensibilmente tanta e l'assegnazione del marchio ha ulteriormente riaperto la ferita.
La vicenda risale alla primavera del 2017, il bambino di 4 anni mangia un formaggio a latte crudo e la vita del piccolo e della famiglia cambia drasticamente. Una lunga agonia. "Il latte era infetto da ceppi di batteri Escherichia coli produttori di una potente tossina detta Shiga-tossina", ricorda. "Ora è in stato vegetativo permanente. Una tortura per tutta la famiglia vedere la sua sofferenza e non poter far nulla".
L'8 marzo scorso c'è stato il taglio del “Val di Non Fresco Formaggio Nostrano”, il primo prodotto agroalimentare a "marchio Val di Non", realizzato proprio dal Caseificio Sociale di Coredo e distribuito da Trentingrana Formaggi del Trentino. "Una mancanza di rispetto". Il grido di dolore della famiglia è subito balzata sulle cronache anche nazionali. Una vicenda per la quale il Giudice di Pace di Cles aveva condannato per lesioni personali gravissime l'ex presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi, e il casaro Gianluca Fornasari.
"I vertici del Concast hanno cercato di venire un paio di volte a casa ma adesso il tempo delle chiacchiere è finito: ci sia un confronto pubblico", prosegue Maestri. "In 7 anni non hanno mai chiesto scusa, non si sono mai interessati di mio figlio e abbiamo dovuto combattere da soli questa battaglia. Dovrebbero provare la nostra sofferenza, non siamo più felici da quel giorno e loro invece sorridono nel tagliare il formaggio". Alla presentazione aveva partecipato anche l'assessora Giulia Zanotelli e "la parte politica non ha mai chiamato".
E' duro anche il commento sull'Azienda per il turismo. "Il marchio va ritirato e il Consiglio d'amministrazione si deve dimettere: presidente e vice presidente in primis. E anche i soci dell'Apt dovrebbero prendere posizione per distanziarsi da questa decisione".
In queste settimane abbiamo provato più volte a chiedere una replica a Trentingrana Concast, la risposta è stata che sarebbe arrivata una nota mai pervenuta mentre Lorenzo Paoli, il presidente dell'Azienda per il turismo val di Non, negli scorsi giorni ha commentato a il Dolomiti che questo è "un progetto ampio e articolato che valorizza i prodotti locali ma anche il lavoro del Gruppo Formaggi Trentini. Un sostegno della nostra azienda alla zootecnia, all'agricoltura e ai caseifici attraverso la concessione del marchio della destinazione. Questi settori sono parte della nostra storia e della nostra tradizione, anche in chiave di promozione turistica. Siamo vicini alla famiglia e ci dispiace per la grave vicenda ma il nostro coinvolgimento arriva a valle della filiera e dopo che la qualità del prodotto e gli standard di sicurezza sono stati verificati e certificati dagli enti preposti". Ora, dopo il Cda, la scelta è quella del "No comment" sull'intera vicenda.
"Il mio bambino è alimentato artificialmente con la Gastrostomia Endoscopica Percutanea, una procedura che collega lo stomaco e l'esterno tramite una cannula che attraversa la parete gastrica e quella addominale per fornire gli alimenti e i nutrienti. E' uscito dal coma ma non ci riconosce. La disabilità è totale e non parla. Ha trenta crisi epilettiche al giorno. E' indescrivibile vedere la sua sofferenza e non poter fare niente. E' ridotto in stato vegetativo da sette anni per colpa del formaggio di quel caseificio e si parla di altissima qualità?", conclude Maestri.


















