Bimbo di 7 anni in fin di vita per il formaggio contaminato, a processo una dottoressa dell'ospedale Santa Chiara. L'accusa: "Ha rifiutato di visitare il piccolo"
Il bambino da anni è in stato vegetativo e la famiglia sta portando avanti una battaglia legale. A finire a processo ora è una pediatra dell'ospedale Santa Chiara di Trento per lesioni personali e omissioni di atti pubblici

TRENTO. Non visitò il bambino e per questo fu ritardata la diagnosi. C'è una dottoressa della pediatria dell'Ospedale Santa Chiara fra le persone a processo per la vicenda del bambino che dopo aver mangiato un pezzo di formaggio prodotto con il latte crudo si è sentito male.
La vicenda è avvenuta nel 2017 e al piccolo è stata diagnosticata la malattia di Seu e ancora oggi si trova in gravissime condizioni.
La storia del piccolo è stata ripresa a livello nazionale in questi dopo che al caseificio, in cui nel 2017 era stato acquistato il formaggio, è stato dato il marchio di qualità per un formaggio realizzato. Un riconoscimento che il padre ha definito “vergognoso” (QUI L'ARTICOLO).
Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria, lo scorso 15 dicembre il Giudice di Pace di Cles ha condannato per lesioni personali gravissime l'ex presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi e il casaro Gianluca Fornasari.
La battaglia legale, portata avanti dalla famiglia, non è però ancora finita. Ad essere rinviata a giudizio sarebbe anche una pediatra dell'ospedale Santa Chiara che rifiutato di dare un consulto al collega che si stava occupando del piccolo e questo avrebbe ritardato la diagnosi e l'avvio quindi della necessaria terapia.
La professionista, accusata di lesioni personali gravi e di omissioni di atti d'ufficio, si difenderà in un processo e la prima udienza è stata fissata per il 24 aprile.
IL DRAMMA
I fatti risalgono al 2017 e lo scorso 15 dicembre il Giudice di Pace di Cles ha condannato per lesioni personali gravissime l'ex presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi e il casaro Gianluca Fornasari.
Si è trattato di un processo molto lungo e soprattutto doloroso per la famiglia del piccolo che aveva mangiato un pezzo di formaggio contaminato.
I controlli da parte dei Nas erano scattati dopo che il bambino che all'epoca aveva solo 4 anni, era stato male per aver mangiato del formaggio nel caseificio risultato poi contaminato (QUI L'ARTICOLO).
Le indagini e le consulenze portate avanti dalla famiglia con esperti avevano portato il pm a ritirare la richiesta di archiviazione del procedimento che inizialmente era stata presentata. Da qui il processo che ha poi portato alle condanne.
E' stato infatti riconosciuto un nesso causale tra l'assunzione di un tipo di formaggio, acquistato dalla famiglia al Caseificio e contaminato dal batterio, e l'insorgere della sindrome emolitico-uremica, una infezione causata da alcuni ceppi di Escherichia coli, che ha provocato danni irreparabili nel bambino ridotto ad uno "stato vegetativo insanabile".


















