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| 12 feb 2024 | 11:42

Rete fantasma di 50 metri recuperata nel Garda, è di un pescatore professionista. Wwf: "Servono i cartellini identificativi, da anni lo chiediamo"

La rete ricuperata nei giorni scorsi giaceva a circa quindici metri di profondità di fronte alle Grotte di Catullo di Sirmione. Impossibili capire chi sia il proprietario, a volte le reti vengono affondate volutamente  ma spesso perse per le condizioni avverse del lago. Da qui la richiesta del Wwf di imporre dei cartellini identificativi, Zanollo: "Lo chiediamo da anni, ma continuiamo a vedere barattoli galleggiare o pezzi di polistirolo"  

Rete fantasma di 50 metri recuperata nel Garda, è di un pescatore professionista
di Redazione

SIRMIONE. La rete che nei giorni scorsi è stata recuperata dai fondali del Garda è un modello utilizzato da professionisti. E' questo uno degli elementi importanti che sono stati accertati. 

 

Stiamo parlando di una rete 'fantasma' di circa 50 metri che è stata recuperata dal Wwf Bergamo Brescia formata da un tramaglio e una rete semplice attaccati assieme. 

 

Non è possibile sapere, ovviamente, quando questa rete è stata usata, se in un periodo consentito oppure no.  Quello delle cosiddette reti fantasma è un problema molto grave sul Garda. Giacciono abbandonate sui fondali o, in alcuni casi, rimangono in sospensione rischiando di diventare vere e proprie trappole per i pesci e un pericolo anche per i sub. Un circolo vizioso di morte oltre che di inquinamento. Basta pensare che ogni anno a livello globale si stima che tra 500mila e 1 milione di tonnellate di attrezzi da pesca finiscano in mare e nei laghi. Si tratta di una tipologia di rifiuto con un impatto fortemente deleterio sugli ecosistemi.

 
La rete recuperata nei giorni scorsi giaceva a circa quindici metri di profondità di fronte alle Grotte di Catullo di Sirmione. Ad accorgersene un pescatore sportivo subacqueo che ha segnalato la rete ai volontari del Wwf Bergamo-Brescia che sono poi intervenuti. 

Non aveva alcun cartellino identificativo ed è questo un altro punto sul quale il Wwf sta portando avanti un battaglia da ormai diverso tempo

 

“Chiediamo da anni – spiega Paolo Zanollo delle Wwf Bergamo – Brescia – l'imposizione per queste reti di veri e propri cartellini identificativi a norma. Oggi invece ci troviamo costretti a vedere ancora galleggiare barattoli o pezzi di polistirolo dove magari viene scritto sopra il nome del proprietario con la penna sperando che rimanga con l'acqua. A volte vengono affondate volutamente  ma spesso perse per le condizioni avverse del lago”. 

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