Contenuto sponsorizzato
Trento
15 luglio | 18:35

"Dal Garda stanno scomparendo molte specie ittiche. In alcuni casi esemplari dimezzati". L'appello della Comunità del Garda: "Serve un'unica cabina di regia"

A preoccupare è principalmente la graduale scomparsa del coregone che sembra faticare a riprodursi naturalmente. E tra i problemi c'è anche la presenza sempre più impattante dei siluri. Il vicepresidente della Comunità del Garda Filippo Gavazzoni: "Necessario il suo contenimento e, in tal senso, solamente la Regione Veneto si è mossa dandoci l'ok per un'uscita di pesca ad hoc, in cui abbiamo pescato in pochissimo tempo 250 chili di siluri, tanto per fa capire quanti ce ne sono nel Garda"

RIVA DEL GARDA. Nel lago di Garda le specie ittiche pregiate hanno subito un calo drastico negli ultimi anni, innescando sempre maggior preoccupazione tra i pescatori professionisti: parliamo in primis del coregone ma anche, tra le altre, dell'agone, del persico e dell'alborella che da anni è praticamente scomparsa.

 

Al di là delle fondamentali questioni ambientali e lavorative, il rischio è evidentemente anche quello di una proiezione negativa sulla ristorazione e sul commercio locale di prodotti ittici di qualità a chilometro zero, risorsa insostituibile per l'offerta turistica gardesana.

 

Ad analizzare la situazione, intervistato da il Dolomiti, è Alberto Rania: pescatore professionista di Riva del Garda e segretario dell'associazione "Amici della Tirlindana", da anni attiva sul territorio in operazioni di tutela della natura e dell'ambiente.

 

"Come pescatore posso dire che negli ultimi anni si registra un calo significativo del pescato, anche se nell'Alto Garda la percezione è minore rispetto alle altre zone in cui la pesca ha un impatto più importante" spiega Rania, che specifica come il problema principale riguardi il coregone, prodotto ittico di maggior rilevanza per il territorio: "Il calo, almeno per quanto mi riguarda, quest'anno è stato di oltre il 50% e in altre zone sicuramente anche maggiore. In passato ho partecipato anche a delle campagne di ripopolamento che però sono state interrotte per una normativa europea che vieta l'introduzione di specie non autoctone: questo è un grande rischio perchè, se la frega naturale non dovesse andare per qualche motivo a buon fine, il pericolo è che si vengano a creare vuoti riproduttivi come probabilmente sta avvenendo".

 

Il fenomeno, specifica Alberto Rania, ha una ricaduta anche sul mondo della ristorazione che potrebbe essere costretto a privarsi di uno dei prodotti più richiesti: "Molti ristoratori quest'estate hanno dovuto togliere il coregone dai loro menù, sostituendolo magari con pesci di mare ed il problema è naturalmente alla base: da pescatore confermo che al momento rifornire le attività è praticamente impossibile".

 

A complicare ulteriormente la situazione è il prorogarsi dal 2011 del divieto di pesca alle anguille – risultate, in seguito ai monitoraggi, contaminate da Pcb, una miscela di idrocarburi clorurati – e l'impatto sempre maggiore di specie non autoctone e dannose per l'ecosistema lacustre come il pesce siluro.

 

Ad entrare nel merito della questione, analizzandola a 360°, è anche il vicepresidente della Comunità del Garda Filippo Gavazzoni.

 

"È una situazione che denunciamo da parecchi anni e per questo abbiamo proposto anche diverse soluzioni agli enti sovracomunali interessati – dichiara Gavazzoni – ma purtroppo sono cadute nel vuoto e ora probabilmente i nodi sono venuti al pettine, soprattutto per quanto riguarda il coregone la cui presenza è precipitata progressivamente dal 2020 ad oggi".

 

Ad essere messi a fuoco, per quanto riguarda il calo dell'apprezzata specie ittica, sono principalmente due aspetti: "Se questo è dovuto all'interruzione del ripopolamento in seguito alla normativa europea sulle specie non autoctone, la questione è grave perchè significa che la specie non riesce più a riprodursi da sola in natura. Se il calo invece non fosse collegato a ciò, si aprirebbe uno scenario legato al clima e alla pesca: alla luce dei cambiamenti climatici, il periodo di riproduzione rischia infatti di non combaciare più con la fase invernale di divieto di pesca volto a tutelare la frega, con la conseguenza che gli esemplari vengono pescati nella fase di riproduzione, creando un buco generazionale".

 

Gavazzoni spiega poi che se i pescatori professionisti non riescono più a sostenere la propria attività pescando e vendendo il coregone, le problematiche rischiano di aumentare dal momento che la pesca verrebbe dirottata su altre specie come ad esempio l'agone, che rischierebbero a loro volta di ridursi drasticamente.

 

E proprio sulla situazione di quest'ultima specie, Gavazzoni apre una parentesi: "Questo pesce, conosciuto dai più come sarda di lago, viene pescata sia a livello sportivo che professionistico proprio nel momento della riproduzione, ed è necessario un cambio di mentalità da parte di tutti anche sotto questo aspetto: fondamentale è il rispetto dei limiti, sennò il rischio è quello di trasformare in breve tempo il lago in un vero e proprio acquario in cui il pesce esiste solo se viene immesso".

 

Ma quali soluzioni, dunque, per invertire la rotta? Il vicepresidente della Comunità del Garda spiega come negli anni l'ente abbia messo sul tavolo queste problematiche, coinvolgendo i pescatori professionisti e sportivi, ma anche le Regioni Lombardia e Veneto e la Provincia autonoma di Trento.

 

"Lo scorso dicembre abbiamo incontrato gli assessori d'ambito e ci siamo proposti per una gestione diretta dei diritti di pesca in modo da unificare le licenze sui tre territori bagnati dal Garda – spiega Gavazzoni – reinvestendo la totalità delle entrate in operazioni e progetti volti alla tutela degli habithat, alla risistemazione delle aree di frega dove i pesci si riproducono e al finanziamento di operazioni di ripopolamento, ma anche in analisi specifiche, che sono fondamentali, sull'impatto della pesca e il conseguente prelievo delle specie ittiche".

 

Il vicepresidente dell'ente sottolinea poi come, al momento, non si siano fatti particolari passi in avanti: "Posso dire, con rammarico e con il dovuto rispetto, che gli enti sovracomunali citati non si sono mai presi veramente a cuore la gestione del lago. Come Comunità del Garda da anni proviamo ad intraprendere azioni e, avendo l'appoggio dei Comuni e dei pescatori, avremmo la possibilità di prenderci in carico la gestione della situazione e di tutte le attività ad essa connesse".

 

Un altro problema, come detto in precedenza, è rappresentato da specie invasive e non autoctone come il pesce siluro, ma non solo, che danneggiano l'ecosistema lacustre: "Il pesce in questione è in cima alla catena alimentare del Garda e non ha competitor naturali, creando di conseguenza gravi danni all'ambiente e alle altre specie ittiche. È quindi necessario il suo contenimento e, in tal senso, solamente la Regione Veneto si è mossa dandoci l'ok per un'uscita di pesca ad hoc, in cui abbiamo pescato in pochissimo tempo 250 chili di siluri, tanto per fa capire quanti ce ne sono nel Garda. Guardando anche alle altre specie alloctone invasive, che entrano nel Garda magari attraverso i natanti, nel 2019 abbiamo avviato l'iter per una legge interregionale per la sanificazione di carene e motori, ma questa è stata approvata, ancora una volta, solo dal Veneto".

 

Centrale, in sintesi, per la Comunità del Garda, è una gestione del lago unica, coordinata e a chilometro zero e, come specifica il vicepresidente: "Urge che vengano prese decisioni dall'alto per arrivare ad un'unica cabina di regia, dal momento che il tempo per invertire la rotta c'è ma non è illimitato. In caso contrario, bisogna che chi di dovere si assuma le responsabilità di ciò che non viene fatto".

 

Un ultimo sguardo Filippo Gavazzoni lo lancia alle proiezioni che le problematiche potrebbero avere sull'immagine del Lago di Garda, con particolare attenzione alla sfera turistica: "Avremmo la possibilità di proporre delle eccellenze gastronomiche dal lago a chilometro zero, ma se le specie ittiche spariscono a subirne le conseguenze negative è sia la promozione turistica che la filiera economica locale. In una battuta finale: se non riusciamo a gestire al meglio il nostro ecosistema, lasciando alle nuove generazioni un Lago di Garda in salute, le conseguenze saranno pesantissime sono molteplici aspetti".

 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 21 giugno | 08:41
Su una roccia sono state trovate le ciabatte e altri oggetti personali compreso il telefono cellulare. Per fare luce su questa tragedia occorrerà [...]
Cronaca
| 21 giugno | 06:01
La dinamica di quanto accaduto è ancora al vaglio degli inquirenti: la Procura di Trento ha aperto un fascicolo per omicidio stradale nei [...]
Cronaca
| 21 giugno | 07:49
Particolarmente impegnati sono stati i corpi dei vigili del fuoco volontari di Laives, Bronzolo ed Egna, che hanno dovuto gestire numerosi [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato